La scuola non ha mai chiuso i battenti grazie agli insegnanti. Le lezione di Recalcati sulla “generazione Covid”

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Esiste una generazione COVID? Esiste una generazione che  ha perso qualcosa di irrecuperabile, le quantità di ore di lezione non svolte corrisponderanno ad una perdita nella crescita umana dei nostri ragazzi? Massimo Recalcati, dalle pagine di Repubblica, sensibilizza  genitori e adulti a più consapevolezza e meno vittimismo. 

“La Scuola – scrive Recalcati – ha continuato ad essere aperta nonostante sia stata di fatto chiusa. Questa apertura coincide in primo luogo con la cosiddetta didattica a distanza. A rigore, com’è ben noto a tutti gli insegnanti, si tratta di una contraddizione in termini perché la didattica implica come tale la relazione, la presenza dei corpi, lo stare insieme in una comunità vivente senza l’asettica mediazione assicurata dalla tecnologia. Si potrebbe certamente indugiare, lato docenti e lato allievi, sugli innumerevoli limiti di questa didattica. ”

La didattica a distanza non è l’ideale, ma il processo formativo segue sempre una traiettoria ideale? “Ogni formazione  – ci ricorda Recalcati – è fatta di buoni e di cattivi incontri, di buona e di cattiva sorte. I genitori contemporanei (ben prima del Covid) vorrebbero invece escludere per i loro figli l’esperienza dell’ostacolo e dell’impatto aspro con il reale, la sofferenza e la frustrazione. Per questo essi oggi possono apprensivamente gridare al trauma, preoccuparsi di tutto il tempo irreversibilmente perduto dai loro figli, maledire le rinunce alle quali essi sono stati ingiustamente sottoposti. Ma in questo modo correranno l’inevitabile rischio di vittimizzare i loro figli e una intera generazione.”

E dunque un monito agli studenti “Il lamento non ha mai fatto crescere nessuno, anzi tendenzialmente promuove solo un arresto dello sviluppo in una posizione infantilmente recriminatoria”

Il ruolo degli insegnanti “A contrastare il rischio della vittimizzazione è il gesto etico ed educativo di quegli insegnanti che spendono se stessi facendo salti mortali per fare esistere una didattica a distanza.”

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