La scuola non è una competizione. Il docente scrive ai propri alunni. Lettera

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Inviato da Agostino Devastato – Ho maturato qualche pensiero per voi. Tranquilli, non si tratta di ulteriori compiti o esercizi, è solo una piccola riflessione che ci tengo a condividere e che spero possiate apprezzare fino alla fine.

Sono quasi due mesi che ci conosciamo e lavoriamo insieme. Pian piano sto imparando a conoscervi sempre più e
sempre meglio, uno ad uno…così come voi state facendo con me.

Sto apprezzando sempre più i vostri caratteri, le vostre menti, i vostri modi di ragionare e di scherzare…i vostri dubbi e le vostre domande. Siamo appena all’inizio, ma se ci pensate abbiamo già affrontato tantissime esperienze: lavori in gruppo, esperimenti, giochi strani ma divertenti, interrogazioni, spiegazioni, esercitazioni, verifiche scritte, litigi con la tecnologia e altro ancora…spero che senza mai annoiarvi troppo stia riuscendo non solo a trasmettervi conoscenze e abilità ma soprattutto quel pizzico di curiosità e di passione che, come il sale in cucina, rende tutto più gustoso.

In questo breve e intenso periodo, vi ho visto non solo frequentare una scuola con tutte quelle cose che ci si aspetta: studio, letture e compiti. Vi ho visto impegnarvi, dubitare e riflettere. Vi ho visto arrabbiarvi, divertirvi, scherzare e piangere, ridere e andare in ansia. Vi ho visto aiutarvi l’un l’altro, consolarvi e tendervi la mano a vicenda. Sono molto contento di tutto questo, perché è proprio in questo che la scuola realizza il suo vero obiettivo che non è quello di mettere voti e stilare una classifica del merito, bensì quello di AIUTARVI A CRESCERE. Questo vi deve essere sempre chiaro.

Abbiate sempre a mente la differenza tra META e STRUMENTO in ciò che fate: la meta è imparare cose nuove,
crescere, sviluppare strumenti critici, autonomia di studio e di pensiero che vi permetteranno, un giorno, non solo di “sopravvivere nel mondo ma di governarlo”. I voti, i compiti, le interrogazioni sono solo uno strumento, che come una bussola vi dicono se la direzione che state seguendo è giusta o se dovete correggere un po' il tiro.

Non confondete mai questi due aspetti, non fate diventare obiettivi i vostri strumenti, altrimenti rischiate di
confondere la scuola con una gara: c’è chi arriva primo e chi arriva ultimo, chi prende il voto più alto e quello più
basso, c’è chi è più forte e chi è meno forte. E questo è quanto più male fa a voi e alla scuola stessa. LA SCUOLA NON E’ UNA COMPETIZIONE, non siete voi contro gli altri. Non siete neanche voi contro voi stressi. Siete voi PER voi e PER gli altri. Siete voi e la vostra voglia di imparare cose nuove, di imparare a cambiare, di capire che se cadete potrete sempre rialzarvi, aiutati dai vostri compagni e dai vostri insegnanti.

Non pensate mai che il fine ultimo del vostro impegno e dei vostri sacrifici siano i voti che prendete rischiando di
indentificarvi con essi…perchè voi non siete i vostri voti, buoni o brutti che siano. Un 10, un 9, un 6 un 4, solo solo
numeri, non dicono nulla di voi. Non dicono CHI SIETE: non dicono quanto siete bravi ad ascoltare un amico, ad
aiutarlo o a supportarlo in una difficoltà. Non dicono quanto siete attenti con i vostri fratellini quando li aiutate in
qualcosa che a loro proprio non riesce; non dicono quanto siete forti nel vostro sport o quanta passione mettete
nella lettura di un libro, nel commento di un film bellissimo o se siete dei mostri a skillare alla play.
VOI SIETE VOI, unici e preziosi, in tutto e per tutto.

Lasciate che i voti dei compiti e delle interrogazioni rimangano quello che sono: strumenti che vi dicono semplicemente come sta andando il vostro cammino…se continuare ad andare dritti o correggere un po’; la rotta, se mantenere il passo o provare ad accelerare. I vostri compagni di classe vi saranno a fianco. Noi docenti vi saremo a fianco…perché quel che è certo è che, di giorno in giorno, il cammino stesso vi renderà sempre più forti.
Con tanto affetto, il vostro “insieme universo”

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