La scuola non diventi strumento di propaganda elettorale. Lettera

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Inviata da Fernando Mazzeo – Le discussioni e gli interventi sulle problematiche scolastiche sono diventati talmente frequenti, che si ha l’impressione che l’argomento scuola sia veramente attuale e stia particolarmente a cuore ai politici di ogni provenienza ideologica, più di quanto lo sia stato in altro momento storico.

L’attenzione e l’impegno a contribuire al pieno ed autentico riconoscimento della funzione docente e, soprattutto, a ridare il prestigio che ad essa spetta, dimostrano buona volontà e fanno emergere alcuni atteggiamenti, apparentemente coscienziali, che stanno provocando reazioni non completamente
convergenti.

Di qui la possibile presenza e diffusione di un contraddittorio clima oppositivo-contestativo che, al di là di contingenti strumentalizzazioni, assume senza dubbio una funzione culturale che può permettere al mondo scolastico di ritrovarsi unito, senza barriere ideologiche, nel compito di recupero del ruolo e dell’alto valore educativo della scuola e dei suoi insegnamenti.

Il nostro sistema scolastico, si sa, ha sempre avuto una vita difficile e il suo decadimento non può essere visto come semplice strumento di propaganda politica, ma va analizzato alla luce di una precipua identità culturale, in cui, attraverso una serie di interventi legislativi e operativi, si possa concretamente contribuire all’efficacia e all’efficienza formativa ed educativa di una scuola che sta ormai perdendo credibilità e legittimità e che va assunta come elemento principale, essenziale, costitutivo della stessa società.

Quel che va sottolineato non è il bisogno di un atteggiamento compassionevole, facilone e a “buon mercato”, ma la convinzione che agli elementi di crisi si possono e devono opporre elementi concreti, razionali e attivi di riorganizzazione e sviluppo dei sistemi formativi, in cui la singolarità e il valore del
processo educativo siano segno distintivo di progresso e civiltà.

In questa prospettiva, il valore educazione richiede una precipua radice ontologica e antropologica che deve crescere, svilupparsi, evolversi e strutturarsi, non come funzione di una ideologia o di un determinato programma politico, ma come funzione di uno specifico sistema socio-culturale che affronti
le problematiche educative e scolastiche, in chiave pedagogica.

Il problema della qualità dei sistemi formativi è condizione preliminare e ineludibile e, per affrontare seriamente e serenamente le sfide tecnologiche, le sempre più complesse e diffuse emergenze educative, non occorre teorizzare crociate contro eventuali o immaginari nemici, ma cogliere, far emergere e
intervenire, con specifici programmi di sviluppo, sulle possibilità e potenzialità educative delle scuole di ogni ordine e grado.

Si è convinti che, per avere scuole e servizi educativi di elevata qualità, servano più investimenti e meno slogan o promesse elettorali da parte dei diversi schieramenti politici. Per restituire alla scuola quell’atmosfera di serenità e di fiducia, alta deve essere la tensione culturale, ben visibile il volto e l’anima
di una scuola nuova e, soprattutto, certa la dignità umana e professionale di docenti socialmente ed economicamente poco apprezzati e valorizzati.

È fondamentale per la vita della scuola una coscienza democratica, non vuota, precaria, sterile o utilitaristica, ma autentica, che le restituisca identità culturale, valore giuridico, etico, sociale ed economico, perché ciascuno nella scuola, docenti, alunni e famiglie, possa trovarvi le effettive condizioni di
sicurezza, crescita e sviluppo.

Di qui la necessità di progettare concretamente l’attuazione di una seria politica educativo-scolastica, caratterizzata da interventi legislativi e operativi opportuni, strutturali e differenziati, per rendere il sistema scolastico competitivo, efficace ed efficiente ed eliminare i sempre più frequenti motivi di
frustrazione professionale che generano disuguaglianze e discriminazioni.

A tale scopo, la politica è chiamata a creare condizioni che impediscano qualunque forma di marginalità istituzionale della scuola e promuovere il recupero e il valore di una società democratica nella quale sia possibile realizzare una effettiva uguaglianza delle opportunità e una autentica promozione culturale della funzione docente.

Il centro di riferimento e di irradiazione rimane l’Educazione il cui valore deve essere posto a fondamento dell’antropologia, della politica e della società.
La scuola e l’educazione vanno assunti e ristabiliti nel loro valore speculativo, nella loro dignità culturale e professionale. Il che significa che non devono essere vittime di strumentalizzazioni, ricatti, condizionamenti interni ed esterni.

Il sistema scolastico non può essere il prodotto di determinate e, a volte, ambigue scelte politiche, ma un processo unico e irripetibile, che si compie nella storia come valore universale e nel quale la persona si fa progetto di se stessa.

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