La scuola che non c’è piu’. Lettera

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Inviato da Adalberto Alquati – “ In sostanza un’esperienza molto positiva, da valorizzare e tradurre concretamente nel lavoro che in un prossimo ed immediato futuro mi accingerò ad affrontare , arricchito da nuovi ed imprescindibili strumenti di conoscenza…”

Questo scrissi alla fine del mio percorso SISS nel lontano 2007, quello che mi consentì di abilitarmi all’insegnamento dopo anni di precariato. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti: molte esperienze, alcune molto soddisfacenti e dall’alto valore umano e professionale, altre meno.

Ma sempre caratterizzate dalla passione e dall’entusiasmo, dalla dedizione e dal sacrificio, dalla volontà di mettersi sempre e comunque alla prova, dall’amore per il proprio lavoro. Ora tutto questo non esiste più. Molti cambiamenti, molte trasformazioni a ritmo vertiginoso nel giro di pochissimo tempo hanno radicalmente modificato il mio modo di intendere la scuola. Una scuola che ormai non sento più mia; una scuola dove non si respira più un’aria di rispetto, stima, riconoscenza e collaborazione. Una scuola dove tutto è lasciato nelle mani di dirigenti padroni a cui viene devoluta la totalità degli aspetti gestionali, organizzativi e decisionali. A cui non è piu’ possibile rivolgere una critica, una perplessità, un disagio essendo diventati praticamente inattaccabili. Non condivido nulla della buona scuola.

Nulla della legge 107 e della cosiddetta scuola dell’autonomia che assegna poteri assoluti ai dirigenti scolastici , che crea assurde competizioni tra docenti segnando una chiara linea di demarcazione tra docenti di serie a e di serie b con l’introduzione del potenziamento. Che introduce l’alternanza scuola\ lavoro, che toglie diritti . Che obbliga per capriccio dei presidi a lavorare sul sostegno senza averne minimamente le competenze, spesso su casi gravissimi e difficilmente gestibili. Con il risultato che quando si esternano legittimamente i propri dubbi ci si sente rispondere in questo modo “ Caro professore, se non le sta bene stia a casa e si licenzi !”……. Ecco. Di fronte a queste affermazioni ci si sente impotenti. Ci si sente vittima di soprusi, di abuso di potere e di ingiustizie palesi, senza avere la possibilità di difendersi o di essere realmente tutelati da qualcuno. Sono stato vittima di atteggiamenti denigratori, di scarsa considerazione della mia persona e della mia professionalità, di malignità gratuite e di comportamenti volti a danneggiarmi, con lo scopo di estromettermi per sempre dall’ambiente scolastico e di impedirmi volutamente di esercitare un diritto : quello di avere le mie classi e di insegnare. Di svolgere il mio lavoro che con tutto rispetto non è quello di assistente sociale o alla persona, ma quello di trasmettere valori, conoscenze e sapere. Di sentirmi gratificato umanamente e professionalmente.

E tutto questo, soprattutto per capriccio dei dirigenti scolastici. Ma anche , me lo si lasci dire, della non del tutto trasparente gestione delle operazioni a livello di struttura provinciale , dove magicamente mi sono ritrovato scavalcato nella graduatorie ad esaurimento da una candidata per anni dietro di me . Nonostante mi siano stati dati i chiarimenti del caso , rimangono molte perplessità in proposito. Soprattutto in sede di accertamento della veridicità, l’atteggiamento che cercava di essere insistentemente convincente da parte degli operatori di tale struttura. Quello che mi è capitato pare così rispondere ad un obbiettivo preciso: estromettermi per sempre dalla scuola. Come alternativa, impedirmi l’insegnamento curricolare dirottandomi o sul potenziamento( docenti in organico impiegati non su ore curricolari in classe ma come jolly in caso di assenza di colleghi) o sul sostegno, a seguire studenti disabili spesso in situazioni gravissime. So bene che tale ipotesi, a livello di normativa non è possibile, non avendo io abilitazione per quella specifica area. Ma alla volontà di dirigenti sceriffi nulla è vietato. E’ notizia che nella sola città di Crema ( poco piu’ di 40000 abitanti) ci siano ancora ben 300 cattedre scoperte da assegnare nella scuola secondaria di secondo grado.

Possibile che tra questo numero così elevato non ce ne sia una sulla classe di concorso a18 filosofia e scienze umane ???
Anni di impegno, studio, sacrifici, entusiasmo, passione. Solita retorica ? Può darsi. Ma quando è in gioco il proprio futuro di vita e professionale che si vede minacciosamente messo a rischio da coloro che volutamente desiderano solo rovinarti tutto cambia. Ho investito tutto nella scuola speranze ed aspettative. Ed ora, non essendo più giovanissimo, mi ritrovo vista la situazione a dover pensare ad un quanto mai improbabile ed arduo piano esistenziale B. Di questo la scuola mi ha ripagato dopo anni di amore per il proprio lavoro.

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