La scuola non ha bisogno di docenti più preparati, ma di docenti valorizzati. Lettera

di redazione
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Inviata da Fernando Mazzeo – La proposta del Ministro Fedeli di intervenire sulla qualità della didattica e, dunque, sulla qualità formativa dei docenti per contrastare la dispersione scolastica, è una proposta a dir poco riduttiva e minimalista.

Nuove tecnologie, diversificazione degli apprendimenti, inclusione, costituiscono già da tempo la prassi, gli assi portanti, lo schema base di ogni intervento educativo e didattico.

Questo modo di agire, il più delle volte senza una chiara consapevolezza di ciò che accade nelle aule scolastiche, non può
lasciare indifferenti. In ogni caso, la complessità delle operazioni della vita scolastica, richiede, oggi, uno sprigionamento di energie e competenze professionali da decenni compresse e mai adeguatamente valorizzate.

In questa fase della vita scolastica italiana emerge, dunque, un sorta di ebbrezza che dà sfogo a pseudo impulsi innovatori che hanno scarso valore scientifico, ridotta incidenza sulla vita della scuola e si rivelano insufficienti sul piano pratico. All’illusione segue sempre la delusione.

I docenti dovranno, quindi, guardarsi da proposte imposte che riducono notevolmente i propri ambiti di manovra e decisionalità, tendono a relegarlo in zone sempre più marginali e concedono limitati spazi di libertà, autonomia e movimento in campo educativo.

Per contrastare la dispersione scolastica non servono docenti più preparati, ma docenti valorizzati. Da sempre il corpo insegnante dà
esempio di impegno, responsabilità, rispetto delle istituzioni, sfrutta al meglio gli spazi educativi per andare verso gli altri,
per seguire con stile, professionalità e in modo sempre più attento il percorso formativo di ciascun alunno, per creare climi e atmosfere relazionali più coinvolgenti e stimolanti.

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