La scuola media unica compie 60 anni: per molti però oggi è il punto più debole dell’istruzione. Occorre una nuova riforma?

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60 anni dalla riforma dell’istruzione che introdusse la scuola media statale per come la conosciamo oggi. Oggi, pur evidenziando il valore di quella riforma, in molti non nascondono che la scuola media, ormai scuola secondaria di primo grado, sarebbe da riformare in quanto anello debole di tutto il sistema d’istruzione.

I dati Invalsi

Prima di tutto i dati sosterrebbero (in parte) questa disfunzione della scuola media. I dati delle prove Invalsi ad esempio, che da anni segnalano un trend negativo di competenze da parte degli alunni di scuola secondaria di primo grado. Nel 2023, pur arrestandosi il calo, si sono mantenuti valori bassi, specialmente al Sud: a livello nazionale, gli studenti che raggiungono risultati almeno adeguati sono il 62% in Italiano, 56% in Matematica, 80% in Inglese-reading e 62% in Inglese-listening. Rispetto ai dati precedenti, si riscontra un lieve miglioramento.

Nonostante ciò, i divari territoriali restano ampi, in particolare nel Mezzogiorno. Regioni come Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna mostrano una percentuale più alta di studenti con risultati molto bassi.

Per la scuola media, le prove INVALSI 2023 confermano dunque la persistenza di forti disuguaglianze di opportunità d’apprendimento nelle regioni del Mezzogiorno, sia per quanto riguarda la capacità delle scuole di attenuare l’effetto delle differenze socio-economico-culturali, sia in termini di differenze tra scuole e, soprattutto, tra classi.

Più bocciati al primo anno di scuola superiore. Colpa della scuola media?

A sostegno di tali dati arrivano anche altri numeri che potrebbero indicare uno stato di salute non ottimale della scuola media attuale, ovvero il rapporto Save The Childreen, che evidenzia come nel corso dell’anno scolastico 2021-2022, infatti, la percentuale di bocciature più elevata si è registrata proprio tra gli studenti del primo anno scolastico delle superiori (8,1%, circa 40mila studenti). Mentre per gli anni di frequenza successivi si è osservata una riduzione nella percentuale di respinti fra l’a.s. 2020-2021 e l’a.s. 2021-2022, la quota di bocciature per chi ha frequentato il primo anno delle scuole secondarie di II grado è cresciuta di un punto percentuale.  Per molti, dunque, il numero elevato di bocciati alla prima classe delle superiori è da imputare proprio alla scuola media: non solo per un modo diverso di studiare, ma proprio a causa di standard di apprendimento e metodologici in grado di aiutare veramente i ragazzi all’ingresso della secondaria di primo grado.

La parola agli esperti

Personaggi del calibro di Umberto Galimberti, non usano giri di parole per giudicare lo stato della scuola media di oggi: lesperto, in uno dei suoi interventi, ha puntato il dito contro un sistema educativo che sembra inadeguato e incapace di rispondere alle necessità formative dei giovani. Secondo Galimberti, scuole e famiglie rappresentano un bacino di fallimenti personali che si traducono in professioni, con effetti deleteri sugli stessi giovani.

Nello specifico, secondo Galimberti, la scuola media è stata oggetto di critiche particolarmente dure. “La scuola media è la parte più disastrata del sistema educativo in Italia”, ha affermato il filosofo, insistendo sul fatto che solo il 10% dei professori di questo ordine di scuola sono effettivamente competenti.

Secondo il pedagogista Mario Maviglia, lo spezzettamento del curriculo in tante discipline e la conseguente presenza di tanti docenti che si susseguono nella medesima classe, non appaiono in grado di dare risposte adeguate ad un periodo particolarmente turbolento e ricco di cambiamenti come quella della preadolescenza“.

Laddove di dovrebbe essere unitarietà e visione d’insieme delle azioni – prosegue il pedagogista – viene proposto uno spezzatino di discipline e interventi“.

Per tale motivo, senza “una riforma dei cicli scolastici appare difficile ridare vitalità e significato alla scuola secondaria di primo grado, condannata a rimanere a tempo indefinito, l’anello debole del nostro sistema scolastico“, conclude l’esperto.

La politica cosa fa?

A partire da tale contesto, anche sul fronte politico il tema della riforma delle scuole media negli ultimi anni ha tenuto banco.

L’ex Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi aveva individuato proprio nella scuola media uno die punti fondamentali da riformare: “La riforma della scuola media è assolutamente necessaria. Al momento non è ne carne ne pesce. Serve una scuola media che superi la rigida divisione disciplinare. Che proietti di più il modo di lavorare che c’è stato nella scuola primaria”.

A proposito di ex titolari di Viale Trastevere, anche Lucia Azzolina ha una sua idea, anche più complessa, ovvero allungare di due anni la scuola secondaria di primo grado: “oggi abbiamo un grossissimo problema fra quello che richiede il mondo del lavoro da un lato e quello che la scuola riesce ad offrire“, dice l’ex pentastellata che propone: “Io credo che sia necessaria una riflessione sui cicli scolastici. Scegliere a 13 anni la scuola secondaria di secondo grado credo oggi sia troppo presto. E si dovrebbe pensare ad un allungamento della scuola secondaria di primo grado di due anni, per arrivare all’assolvimento dell’obbligo scolastico. In questo modo si salverebbero molti ragazzi dalla strada. La dispersione scolastica è proprio in quel passaggio lì, dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado”.

Una riforma dunque dei cicli scolastici che apparirebbe come rivoluzionaria da alcuni punti di vista. Nel frattempo però, proprio nell’anno dei 60 anni dalla riforma della scuola media, bisogna comunque riflettere sulla portata di quella riforma che ha segnato in modo indelebile la società italiana di quegli anni.

Un passo in direzione della scuola media è stato fatto dall’attuale Ministro, Giuseppe Valditara, con la riforma dell’orientamento che coinvolge proprio gli studenti sin dalla scuola secondaria di primo grado. Riforma che è partita proprio quest’anno scolastico con il docente tutor e quello orientatore.

La ‘scuola media unica’ è stato il frutto di una stagione in cui l’importanza della scuola come strumento di promozione culturale, sociale e civile era pienamente avvertita. Con la media unica si è rafforzata l’idea dell’istruzione aperta a tutti come ascensore sociale e promotrice di vera uguaglianza”.

Così all’Adnkronos Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola.

“Una grande esperienza quella dell’istruzione per tutti che ha emancipato la società ed ha sostenuto la crescita civile ed economica del paese negli anni del boom economico di cui ancora oggi, seppur in parte, beneficiamo”, ha aggiunto Barbacci.

La riforma della scuola media unica è stata una conquista di democrazia e di emancipazione del nostro Paese e ha posto le basi per una scuola nazionale, gratuita e per tutti. La legge del ’63 si caratterizzava per una forte apertura democratica, contro ogni discriminazione sociale, con un ampliamento significativo degli sbocchi alle scuole secondarie”.

Questo è quanto afferma all’Adnkronos il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, sottolineando che “alcuni aspetti di quella riforma hanno introdotto cambiamenti radicali nel nostro sistema dell’istruzione: l’obbligo a 14 anni, l’idea di una scuola in ogni Comune, l’integrazione dei disabili, la definizione del nuovo modello attraverso la sperimentazione”.

 La scuola è un luogo dove tutti i giorni milioni di adulti, bambini e giovani trascorrono moltissimo tempo assieme. La scuola è, poi, vissuta da bambini e ragazzi come un luogo fondamentale di socializzazione, in cui ci si confronta con la capacità di stabilire relazioni affettive significative con amici e amiche del proprio sesso e di quello opposto, facendo così le prove per come relazionarsi nella società più ampia, ormai multiculturale. Un laboratorio privilegiato per la costruzione di una democrazia pluralista. Lavoriamo a questo, ad una nuova generazione di studenti che imparano e progettano il loro tempo. L’Italia – conclude – è ancora luogo di capaci e meritevoli, ma non a tutti sono ancora date le stesse possibilità”.

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