La scuola inclusiva spende soldi per recuperare alunni che non hanno interesse per la scuola, ma trascura le eccellenze e studenti con disabilità. Lettera

di redazione
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Prof. Andrea Madonnini – Il lavoro del docente oggi può essere definito come una vera contraddizione!

Se insegni….perché insegni!
Se non fai nulla…perché non insegni!

Se ti permetti di far rispettare agli alunni le elementari regole scolastiche….i genitori si sentono offesi perché richiamati ad una fattiva collaborazione!

Se chiedi attenzione in classe…si passa per arroganti!

Se dici agli studenti pluriripetenti, che hanno già assolto l’obbligo scolastico e che vengono a scuola solo con lo scopo di disturbare e impedire le lezioni, di valutare di proseguire gli studi da privatisti…non sei sufficientemente inclusivo o peggio fai terrorismo!
Se hai per esempio una classe di 28-30 alunni, con più studenti affetti da disturbi specifici di apprendimento, con un alunno straniero neogiunto che non parla una parola di italiano e magari nella classe è pure presente un alunno con disabilità psichica e pochissime ore di sostegno…della vera inclusione, non quella tanto affrontata a parole nei convegni o nei corsi di aggiornamento, nessun burocrate ti spiega esattamente come o cosa fare!

SIAMO AL PARADOSSO!! SEMBRA DAVVERO UN INCUBO…

È ora di essere seri e di non creare false illusioni!

Il diritto all’istruzione è un diritto costituzionalmente garantito! E nessuno può obiettare su questo punto!

Ma coloro che della scuola non hanno alcun rispetto o non hanno alcuna voglia di frequentarla è possibile che gli si conceda il diritto di ledere il diritto (gioco di parole voluto ) all’istruzione a coloro che vogliono apprendere?

In un periodo di ristrettezze economiche vi sembra corretto che vengano spesi soldi pubblici per organizzare corsi di recupero per alunni che presentano insufficienze quando in classe fanno tutt’altro invece di seguire le lezioni? E questo, udite udite, per evitare azioni legali successive da parte delle famiglie in caso di un’eventuale bocciatura. E quante risorse economiche vengono invece spese per valorizzare gli studenti eccellenti? E di studenti eccellenti, anche negli istituti professionali, ce ne sono!

E, considerato che la coperta è sempre più corta, il risparmio di spesa viene altresì esercitato sulle spalle degli studenti disabili anche quando, nei casi di handicap con connotazioni di gravità (art. 3, comma 3, Legge 104/92), vengono assegnate un esiguo numero ore di sostegno. Qui il diritto all’istruzione e, in senso lato, alla salute di tali soggetti non viene garantito se non quando le famiglie si rivolgono al Giudice! E basta consultare internet per vedere quante volte i genitori ottengono grazie alla giustizia il numero di ore di sostegno interamente spettanti ai loro figli disabili. E anche in questo caso, se non ci fossero i giudici con le loro sentenze, l’inclusione, ma quella vera, tanto decantata a parole a livello centrale sarebbe solo pura utopia!

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