La scuola: il luogo in cui si genera ansia, ma anche luogo di prevenzione. Esperti, influencers e talent si confronteranno con studentesse e studenti. INTERVISTA a Maddalena Grechi

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L’ipercompetizione – dice Cristian – è una sorta di distorsione del sistema scolastico, che avviene quando si comincia a mettere la valutazione delle prestazioni prima dell’obiettivo più importante della scuola, cioè quello di imparare bene, quello di farci appassionare alle materie che studiamo”.

Gli fa eco Ezekiel, che punta il dito verso l’omologazione, un’altra tra le tante cause del disagio che sta appesantendo la vita di tanti studenti e di tante studentesse. “Secondo me – spiega il ragazzo – l’omologazione è un fenomeno in cui all’interno delle scuole non vengono forniti strumenti per far sì che lo studente possa trovare la propria dimensione, la voce più intima, le attitudini che gli permettano di realizzarsi. Non c’è attenzione nei confronti della persona e delle sue particolarità. C’è solo il voto”.

E ancora: “Nella scuola – aggiunge Diana – non abbiamo tutti lo stesso livello, bisogna rispettare il passo del più lento ma anche non sprecare le doti di chi sta avanti. Sta ai professori trovare un equilibrio e fare in modo chequelli che stanno più avanti possano aiutare chi va un po’ più lento. Non è facile, lo so. Poi magari ci sono persone che sono brave in altro e in un altro sistema potrebbero emergere, ma la scuola non li valorizza. Così magari perdiamo delle menti geniali”.

Infine Martina, ma le testimonianze sarebbero davvero tantissime. Dice: “Secondo me è importante non fare sempre confronti tra gli studenti, perché tutti abbiamo capacità diverse che caratterizzano l’individuo e inoltre non bisogna ridurre il momento di verifica delle conoscenze all’unico scopo della valutazione

Cristian, Diana, Ezekiel e Martina sono quattro tra gli studenti membri dello Youth Advisory Board – creato dall’UNICEF, in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Dipartimento delle Politiche per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto degli Innocenti. – che da più un anno ragionano sui temi legati alla salute mentale e al benessere psicosociale delle persone adolescenti.

Secondo il rapporto UNICEF del 2021 intitolato “La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente”, in Europa il 19 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni soffre di problemi legati alla sfera psicosociale, seguiti da oltre il 16 delle ragazze nella stessa fascia d’età.

Tra le condizioni di disagio più diffuse ci sono disturbi d’ansia, disturbi del comportamento alimentare, dipendenze (prevalentemente da sostanze e da gioco), l’isolamento, specie dopo il lockdown, che è sempre più ricorrente e diffuso. Inoltre vanno segnalate le difficoltà legate al bullismo e al cyberbullismo”.

In un quadro del genere, quale ruolo sta giocando il mondo dell’istruzione? La scuola, “è uno dei contesti che più genera frustrazione, malessere e stress, ma contemporaneamente è anche il luogo che più di altri potrebbe prevenire ed individuare il disagio, supportando lo sviluppo dei talenti, l’importanza delle cosiddette competenze trasversali e di quelle affettivo-relazionali, ma anche incoraggiando l’utilizzo di metodologie collaborative volte al superamento del modello ipercompetitivo che caratterizza molte realtà scolastiche”.

La fase pandemica, insiste l’UNICEF, ha posto tutti di fronte ad una maggiore sofferenza e necessità, “ma ha finalmente permesso di portare questi temi all’attenzione dei più e di prendere atto della necessità di ripensare i sistemi educativi e quelli di supporto psicosociale, rendendoli più rispondenti ai bisogni della nostra generazione più giovane”.

Di tutto questo si parlerà con espertiinfluencers e talent ma anche con le ragazze e i ragazzi del citato Youth Advisory Board, che da un anno ragionano sul tema attraverso focus group, sondaggi tra i loro coetanei e coetanee e podcast. Sarà anche l’occasione di un confronto tra l’UNICEF e le studentesse e gli studenti che parteciperanno all’evento, che saranno sollecitati a rispondere a quesiti e a esplicitare speranze e soluzioni concrete: “A quali aspettative vi sembra di dover rispondere, cosa vi genera più disagio, cosa vi fa sentire meglio?Quali consigli potete dare a studenti e studentesse più giovani di voi?E come immaginate una scuola che vi consenta di esprimere ciò che siete senza timori?

Dall’evento, dinamico e partecipativo, volto a dare spazio ai bisogni delle persone adolescenti partendo proprio dalle loro voci, secondo gli organizzatori “emergeranno esperienze personali e dati, proposte e idee, ma soprattutto sarà ancora più chiaro per tutti il ruolo che gli interventi pedagogici, psicosociali e psicoeducativi hanno nella creazione di un ambiente sensibile e di supporto al percorso di crescita degli adolescenti”.

Questo evento UNICEF, gratuito, si terrà in live streaming nazionale il 20 febbraio 2024, ore 10, è riservato a studenti, studentesse e docenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado e a tutte le scuole secondarie di secondo grado e fa parte di un ciclo di eventi dedicato a alle scuole, organizzati da UNISONA con il sostegno di Fondazione Conad ETS. L’iniziativa è patrocinata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Questo è il link per iscrivere gli studenti entro il 16 febbraio

Parteciperanno all’evento, oltre ad adolescenti dello Youth Advisory Board: Maddalena Grechi, esperta di Partecipazione giovanile – team per lo Sviluppo di adolescenti e giovani dell’Ufficio Regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale in Italia. Estella Guerrera, psicologa psicoterapeuta, Esperta in Salute Mentale e Supporto Psicosociale. Ufficio Regionale dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale in Italia. Ospite dell’evento è Ludovica Bizzaglia, attrice di successo con un grande seguito social. Ludovica è testimonial di campagne italiane e internazionali. Socialmente attiva e impegnata, è portavoce di messaggi forti con focus sul girlpower, salute mentale e lotta ai dca. Presenta Sofia Viscardi content creator e founder di VENTI, riconosciuta dall’età di 15 anni come la portavoce della Generazione Z per la sua capacità di tradurre il linguaggio e il mondo dei suoi coetanei agli adulti, e viceversa. È autrice di due romanzi best seller, e conduttrice di Dicono di noi” programma original RaiPlaydedicato alla Generazione Z che affronta temi vicini alla Gen Z.

Maddalena Grechi, che cos’è lo Youth Advisory Board (YAB)?

“Lo YAB è nato nel 2021 ed è l’organismo di partecipazione delle ragazze e dei ragazzi all’iniziativa europea Garanzia Infanzia, costituito dall’UNICEF in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il supporto dell’Istituto degli Innocenti”.

Quali sono le finalità del programma europeo Garanzia infanzia?

“Il programma è volto al contrasto della povertà minorile e dell’esclusione sociale. In Italia la Garanzia infanzia si declina, come nel resto dei Paesi aderenti, con un piano di azioni nazionali che prevede una serie di opzioni per migliorare le politiche per infanzia e adolescenza volte alla riduzione della povertà minorile ed esclusione sociale. In questo quadro la partecipazione dei giovani è necessaria. Se si parla di loro, la voce che si deve prendere in considerazione è proprio quella dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi. Per questo è stato creato lo Youth Advisory Board , che è entrato a far parte della governance della Garanzia infanzia in Italia proprio con il compito di fare da filtro e interprete della voce delle persone minorenni e di portarla alle istituzioni che sono incaricate di creare cambiamenti e di contrastare la povertà minorile e l’esclusione sociale.”.

Quanti sono i componenti del gruppo?

“Si tratta di un gruppo eterogeneo di circa 20 adolescenti e giovani, che ha il compito di raccogliere le voci di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vivono in Italia e partecipare alla pianificazione, implementazione, monitoraggio e valutazione delle azioni previste dalla Garanzia Infanzia. Questi ragazzi e ragazze da dicembre 2021 s’incontrano regolarmente online ogni settimana e due volte all’anno in presenza. Hanno diversi background e vengono da tutta Italia, per ragionare sulle principali problematiche che incontrano, in particolare nell’ambito dell’educazione, della salute fisica e mentale, della qualità dell’abitare e, più in generale, delle situazioni che creano, come dicevo, povertà ed esclusione sociale”.

Che cos’è emerso nei loro incontri?

“Fin da subito è emerso che una delle tematiche più urgenti su cui confrontarsi è quella della salute mentale e del benessere psicosociale delle ragazze e dei ragazzi. Ed è un bisogno che è emerso in maniera trasversale tra adolescenti che provengono da esperienze e condizioni di vita e di crescita differenti tra loro. Tutti e tutte si sono riconosciuti nelle difficoltà che sono proprie dell’adolescenza, ma che in questo periodo storico si sono acutizzate. Stanno per questo realizzando una campagna sulla salute mentale degli adolescenti che passa da Instagram e ora vogliono arrivare agli studenti delle scuole. La campagna si chiama ComuneMENTE, per indicare due cose: che il benessere delle e degli adolescenti è un bene comune che dovrebbe essere preservato, ma anche che non è una vergogna star male, o sentirsi a disagio, perché è un’esperienza che è può riguardare ogni persona.. L’obiettivo della campagna non è tanto, o solo, quello di rendere visibile il malessere, quanto piuttosto quello di promuovere il benessere. Ci sono tante forme di benessere che si possono promuovere e ritrovare nelle relazioni, nelle attività svolte assieme, nelle azioni di supporto reciproco, comunitario e psicosociale, che possono prevenire e mitigare condizioni di malessere, anche prima di ricorrere ad un supporto psicologico specializzato. Lo Youth Advisory Board si muove come piccolo gruppo e come UNICEF li stiamo supportando e coordinando in questo percorso. Creano sondaggi, reels, podcast, meme, piccole pillole, ad esempio su come poter reagire a condizioni acute didi ansia”.

Secondo loro che cos’è che produce l’ansia a scuola? E quali sono altre possibili manifestazioni del disagio?

“Loro dicono: siamo in una continua ansia perché ci sentiamo sempre valutati e valutate, e spesso solo come prestazione e per un voto, non come persone. Ci fa stare male, dicono ancora, non sentirci abbastanza bravi e intelligenti, vivere un constante confronto con chi ha risultati migliori dei nostri, rispondere ad aspettative troppo alte, pensare di non farcela.

I giovani del Youth Advisory Board hanno condotto dei sondaggi per capire come si sentano le e gli adolescenti, quanto spesso si sentano stressati e stressate dalla scuola. Che cosa si scoperto?

“Che più del 66 per cento delle persone intervistatesi sente costantemente in condizioni di stress a causa della scuola. Solo il 9 per cento non si sente mai stressato o stressata, alcuni ammettono di sentirsi a volte in condizione di stress. Il sondaggio è stato condotto attraverso la piattaforma UReport su più di 800 ragazze e ragazzi. Durante l’evento partiremo anche da questo dato, per dire a chi ci segue: non vi preoccupate, lo stress è un’esperienza naturale che accompagna la quotidianità, anzi, a volte e per qualcuno, stress e competizione possono addirittura essere uno stimolo a superare i propri limiti in maniera positiva Il problema nasce quando competizione e stress diventano eccessivi e generano malessere, a volte anche grave, fino ad arrivare ai fatti drammatici di studentesse e studenti che si sono tolti la vita. A questo proposito, citiamo la studentessa universitaria Emma Ruzzon che ragionando su questo tema si è chiesta pubblicamente “Quand’è che studiare è diventato una gara? Da quando formarsi è diventato secondario rispetto al performare?

E, allora vediamo come si può reagire, cerchiamo di capire come la scuola possa diventare un contesto abilitante”.

L’altra faccia della medaglia, voi dite, è l’omologazione.

“Quando gli adulti parlano di omologazione delle persone adolescenti, si riferiscono in genere al loro bisogno di sentirsi tutti e tutte uguali.Ma quello che intendono ragazze e ragazzi è altro: per raggiungere gli standard che la scuola chiede loro, tendono ad appiattirsi. E questo perché si dà per scontato che abbiano tutti le stesse capacità e modalità di apprendimento. In realtà non c’è un unico modo di ragionare e di apprendere, di sviluppare competenze. Esistono vari tipi di intelligenza.

Avvertono il tema delle diseguaglianze sociali?

“Ragazze e ragazzi sentono molto il tema delle diseguaglianze. A questo proposito hanno scritto una lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito per spiegare il loro concetto di merito. Dicono che il merito ha senso solo se si garantiscono le eque situazioni di partenza, altrimenti chi parte avvantaggiato è normale che ottenga risultati migliori. La loro percezione è che queste disuguaglianze di partenza ci siano”.

Torniamo all’evento. Gli studenti di tutta Italia potranno dialogare tra di loro

“Sì, grazie alla piattaforma UNISONA, le classi possono interagire, gli studenti e le studentesse in collegamento potranno inviare domande tramite la chat, visibile in tempo reale e rispondere alle domande di un sondaggio. L’evento darà grande spazio alle voci dei ragazzi e delle ragazze, che potranno condividere i loro punti di vista e sentirsi meno soli, confrontarsi, superare lo stigma legato a questi temi. L’evento, peraltro, non vuole essere un’occasione di critica dell’esistente ma un momento costruttivo per condividere consigli e piccole soluzioni possibili. Non grandi rivoluzioni, o riforme che richiederebbero consistenti finanziamenti per cambiare le cose. Ma consigli pratici ed esempi virtuosi di realtà già esistenti.

Quale immagine ha l’UNICEF della scuola italiana in questo momento?

“La scuola è al centro della formazione dell’individuo, dall’infanzia e fino all’università e oltre e per questo è al centro della nostra attenzione. Certo, ci sono tanti passi avanti da fare per renderla più inclusiva, accessibile e innovativa. Ma la scuola italiana resta ancora oggi un ottimo sistema ed è sicuramente l’istituzione centrale per la formazione di cittadini e cittadine consapevoli, in grado diaffrontare le sfide che questo secolo ci presenta, in termini di transizione ecologica, di crescita tecnologica, di cambiamento sociale e culturale. Pensiamo che la scuola dovrà essere in grado di adeguarsi e cambiare per rispondere alle sfide di questo secolo e sosteniamo il suo ruolo come istituzione centrale nella formazione dei nostri adulti e adulte di domani. E’ lo spiraglio che ci può dare speranza per un futuro migliore”.  

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