La scuola è esperenziale. La vorrei come prima voce nell’agenda politica. Lettera

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Inviato da Michela Stefani  – La scuola nel senso più vasto del termine, come luogo di riscatto che non solo insegna conoscenze, ma educa alle relazioni, alla cittadinanza e si apre all’intera comunità. La vorrei come prima voce nell’agenda politica, come destinataria di investimenti coraggiosi e cuore riconosciuto della società. 

La pandemia è stata un’enormità, ma forse è proprio dentro questa enormità che dovremmo decidere cos’è la scuola, a cosa serve. A fornire conoscenza? A trovare lavoro? A formare cittadini, persone libere? A dare a tutti le stesse possibilità di futuro indipendentemente dalle famiglie e dai quartieri d’origine?

A cosa è equiparabile, la scuola: alle attività produttive? Agli impianti sciistici? Ai beni essenziali?

Gli adulti continuano a non decidersi. Ma un pensiero mi strappa una speranza: gli adolescenti adesso lo sanno, quanta vita si gioca a scuola. E cosa significa crescere senza: un abbandono. I report sulla dispersione, sulle carenze della dad sul lungo periodo, sulla depressione, la demotivazione, sono difficili da accettare.

Perché non ci si può arrendere a 16 anni.

La scuola per me coincide con il luogo in cui scegli un destino anziché subirlo. È una priorità perché genera una prospettiva per tutti noi, un orizzonte, un senso. La cultura è riscatto. Altrimenti annaspiamo nel presente.

Vorrei che le ragazze e i ragazzi ci raccontassero cosa ha significato  vivere chiusi fuori dalle aule, imparare e crescere così. Come si sono sentiti vedendo slittare ogni volta la data dal rientro. Vorrei che non si arrendessero nemmeno in futuro, e anzi, che esercitassero la propria voce, insieme a insegnanti, presidi, a chi la scuola la tiene in piedi nonostante tutto, con passione, per darci testimonianza diretta.

E noi, dopo decenni in cui la scuola non è stata considerata la priorità, dobbiamo decidere se arrenderci o cambiare.

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