La scuola digitale deve adattare l’insegnamento alle esigenze degli studenti: la “filosofia” di una docente americana

di redazione
ipsef

item-thumbnail

La scuola “digitale”, non è fatta solo di tablet e lim, ma anche e soprattutto di metodo e filosofia.

È quanto sostiene Lisa Petrides, docente di Organizzazione e Leadership della Columbia University e fondatrice, nel 2002, dell’Iskme, un istituto indipendente dedicato alla “democratizzazione dell’accesso all’istruzione”, attraverso una biblioteca da oltre 100 mila risorse educative liberamente accessibili e completamente gratuiti.

“L’uso delle tecnologie in classe”, spiega Petrides, “permette di adattare l’insegnamento tagliandolo sui singolo studenti: in altre parole, l’apprendimento diventa personalizzato, diversificato a seconda delle necessità e delle potenzialità di ognuno. Come dire: insegnare la matematica ad un bambino usando come esempio i punteggi del calcio è utile, ma se questo bambino è italiano e io uso le regole del football americano per lui risulterà difficile. Bisogna adattare tutto al contesto. In questa logica, i docenti assumono un ruolo più consapevole e partecipato, non si limitano più a seguire il libro di testo, ma devono elaborare nuovi sistemi. Non focalizziamoci solo sugli strumenti digitali,perché quelli cambiano giorno per giorno. È soprattutto una questione di metodo”.

“Nel tempo c’è anche un risparmio”, dice Petrides, “ma inizialmente c’è soprattutto un tipo di investimento diverso: non in libri, ma in formazione dei docenti. È una filosofia diversa, e oggi negli Usa sono già il 25 per cento degli insegnanti a seguirla”.

Versione stampabile
anief anief
soloformazione