La scuola di prima informata, quella di oggi no. Lettera

di redazione
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inviata da Mario Bocola – Perché la scuola di prima formava gente più preparata, che si è affermata nei diversi campi del sapere? Era tanto malvagia, brutta, selettiva la scuola di prima? No. La scuola di prima era seria e gli studenti erano coscienziosi e studiavano con impegno, con passione, con costanza ed erano, soprattutto consapevoli che gli anni di studio sarebbero stati ripagati dalla vita con l’affermazione nei diversi campi della conoscenza. Inoltre lo studente di ieri non aveva le distrazioni dello studente di oggi. Studiava e basta. Rispettava gli insegnanti, accettava i loro rimproveri, si prendeva in silenzio i brutti voti ed ascoltava i consigli. I genitori, poi, non interferivano nelle decisioni dei docenti. La parola del professore era sacra. Non vi erano progetti e si studiavano soltanto le discipline e, quindi, il tempo scuola era dedicato tutto all’apprendimento e allo studio della singola materia. Si leggevano i libri e gli insegnanti abituavano gli studenti all’apprendimento delle abilità di lettura e di scrittura. La scuola di oggi, invece, è esattamente il contrario di quella di prima. Gli studenti leggono e scrivono poco, non sono appassionati allo studio, sono distratti dai cellulari, vivono in una condizione di “perenne” distrazione, non sono più portati all’ascolto attivo, imparano e “impapocchiano” pochissime informazioni, senza approfondirle. Insomma per la maggioranza lo studio è diventato un optional, una cosa noiosa, che fa perdere tempo. Non sono consapevoli che le prove della vita li porranno un domani con la faccia al muro e non sapranno affrontare prove impegnative, quiz, test, concorsi perché non hanno studiato seriamente quando era ora e tempo, non si sono impegnati nell’acquisizione delle abilità di base. Ecco la scuola di oggi deve compiere un solo passo: volgere lo sguardo al passato per affrontare le difficoltà del presente. I dati delle prove Invalsi ci dicono chiaramente che la scuola ha bisogno di una inversione di tendenza, di un cambio di rotta, se si vogliono veramente eliminare le disuguaglianze tra il Nord e il Sud. Serve una profonda riflessione, osservazione e soprattutto agire al più presto.

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