La scuola di precariato “patologico”, 117.000 insegnanti “a scadenza”

di redazione
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Agenzia Dire – In calo alle superiori e nell’infanzia, in dieci anni +7% alla primaria +12% alle medie

Agenzia Dire – In calo alle superiori e nell’infanzia, in dieci anni +7% alla primaria +12% alle medie

Il precariato e’ un "aspetto patologico duro a morire" della scuola italiana. La sottolineatura arriva da Tuttoscuola, che ha messo insieme i dati degli ultimi dieci anni: tra docenti con contratto annuale o fino al termine delle attivita’ erano 117.685 i precari nel 2000/01. Dieci anni dopo sono risultati 116.973, con un calo soltanto di 712 unita’ (circa mezzo punto in percentuale in meno).

Mentre il numero complessivo e’ rimasto sostanzialmente stabile, vi sono state, tuttavia, variazioni interne non da poco tra i settori scolastici e tra i territori, dovute anche alle riforme in atto. La scuola dell’infanzia, solitamente piu’ tutelata nella distribuzione dei tagli, ha registrato un calo dell’1% del numero di docenti precari, mentre la scuola primaria, al contrario, ha avuto un aumento di quasi il 7%. È andata peggio per la scuola secondaria di I grado che ha registrato dopo un decennio un incremento della precarieta’ che ha sfiorato il 12% (11,7%), mentre il numero di professori precari della secondaria superiore ha avuto una flessione del 10%.

Le variazioni piu’ significative si sono, tuttavia, registrate nei territori con un andamento fortemente contrapposto tra centro-nord e mezzogiorno. Vi sono state regioni come la Toscana dove, a distanza di dieci anni, si sono registrati quasi 3mila precari in piu’, con un incremento pari al 51,7%, e l’Emilia-Romagna dove l’aumento ha superato complessivamente le 3.500 unita’, con un incremento del 46,3%.

Per contro, nelle regioni del Mezzogiorno il numero di docenti precari, dieci anni dopo, e’ risultato inferiore di oltre 13 mila unita’, facendo segnare percentuali significative di decremento in Sardegna (-40,4%), in Basilicata (-43,1%), in Campania (-35,1%), in Sicilia (-33,7%). Il precariato, insomma, "ha cambiato casa ma e’ rimasto come patologia del sistema", spiegano da Tuttoscuola.

Nel 2000-01 vi erano in cattedra complessivamente 824.178 docenti, di cui, appunto, 117.685 con contratto a tempo determinato. Il tasso medio nazionale di precarieta’ era, quindi, del 14,3%, equivalente ad un docente precario ogni sette. Dieci anni dopo i docenti in servizio sono scesi a 795.342 (circa 29mila in meno), ma il numero di quelli con contratto a tempo determinato, come si e’ visto, e’ stato quasi confermato, facendo registrare un tasso di precarieta’ pari mediamente al 14,7%, confermando il rapporto di un docente precario ogni sette. Non si tratta, quindi, di una quota fisiologica di precariato, ma di una incidenza patologica.

Il tasso di precarieta’ e’ diverso per area regionale: nel 2000-01 erano sotto la media nazionale del 14,3% le regioni del Sud e del Centro, mentre le regioni del Nord Ovest superavano il 18,5%. Dieci anni dopo, il Mezzogiorno e’ sceso sotto la media nazionale in modo consistente, mentre nel Centro Nord si accentua il tasso di precarieta’ con l’incremento notevole delle regioni del Nord Est che sfiorano quasi il 20% (un docente precario ogni cinque docenti in cattedra).

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