La scuola deve restare palestra di vita. Lettera

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Inviata da Daniele Villani – Sono un ingegnere che esercita la professione con la passione dell’insegnamento, una passione che esercito da 15 anni come precario di terza fascia su materie specialistiche e che, negli ultimi anni, penso sempre più spesso di abbandonare non essendo più la “trasmissione” di conoscenza che ho sempre avuto il piacere di svolgere.

In particolare in riferimento all’articolo relativo all’intervista all’On. Sgambato e alla trasmissione RAI “Presa diretta”, il concetto di cambiare la scuola mettendo al centro i ragazzi e mostrando esempi di scuole “innovative”, lo trovo in contrasto con quello che è sempre stata e deve continuare a essere la scuola, cioè una palestra di vita.

Il fatto che i ragazzi trovino noiose perché poco attraenti le lezioni, perché fare lezione frontale (a detta degli esperti…) sia un metodo superato che non consenta un livello di attenzione se non di pochi minuti, che i ragazzi vogliono nuovi modelli di insegnamento, che esistono Debate, class flipped classroom… benissimo ma poi, nella vita, nel mondo del lavoro?

Ricordo a tutti che la scuola deve preparare i nostri futuri adulti, lavoratori, classi dirigenti e non….quindi se un domani si annoieranno verrà modificato il loro modo di lavorare? Il dirigente o l’azienda di turno modificheranno il modus operandi sulla base delle loro richieste perché si annoiano in ufficio?
Sicuramente la scuola deve cambiare qualcosa, ma prima occorre allineare a uno standard minimo le scuole, la classe di insegnamento, rivedere i programmi che vengono svolti, far tornare centrale nelle scuole l’insegnamento delle materie. Oggi i docenti (in particolare nelle scuole superiori) devono svolgere decine di attività durante l’anno scolastico (coordinamenti, orario, referenti di ogni cosa, alternanze scuola-lavoro, progetti di ogni genere ….) lasciando spesso all’ultimo posto l’insegnamento della materia e relativa formazione (a tal proposito…i famosi 500€ citati nel servizio RAI, ricordo che sono solo per i docenti di ruolo).

I docenti devono formarsi, aggiornarsi, imparare a coinvolgere i ragazzi poiché la professione dell’insegnamento è e deve essere tutto questo, se un cuoco non è capace di riconosce i sapori, capire gli abbinamenti e i gusti dei clienti allora, probabilmente deve fare dell’altro…idem i docenti.

Oggi però il mondo della scuola è frammentato in termini di qualità e sicurezza delle infrastrutture, qualità e livello di preparazione della classe docente e dirigente, situazioni personali e iter curricolare e professionale, tecnologie disponibili e possibilità di connessione. A tal proposito ricordo che non tutte le scuole hanno connessioni affidabili, sufficienti in termini di velocità, che tante scuole non hanno un referente informatico vero (se non un docente volontario che svolge anche questo ruolo a titolo gratuito o quasi), pc spesso obsoleti con tasti mancanti o senza programmi opportuni installati… e via così.

Quindi, concludendo, prima di arrivare alle facili conclusioni e soluzioni che si leggono in questi giorni, invito coloro che affermano questo di entrare a scuola veramente, non con le telecamere per un paio d’ore o come ministro o onorevole in pompa magna, ma di andare nelle scuole vere, quelle che abbiamo in quasi tutta Italia, dove esistono problemi anche di semplice accensione del pc la mattina o di assenza di connessione, con ragazzi problematici, con assenza di aule….e dopo aver vissuto questo, di pensare al ruolo della scuola, che non deve essere il luogo dove i ragazzi si divertono facendo cose che a loro interessano e i docenti dei babysitter che devono trovare il modo di farli star buoni e coinvolgerli, perché domani, da adulti sarà molto difficile vivere e mantenersi divertendosi e facendo tutti i giorni cose che piacciono.

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