La scuola dell’inclusione e la scuola delle unicità è una prospettiva a cui tendere. Siamo sulla strada giusta?

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La “scuola dell’inclusione” e la “scuola dell’unicità” rappresentano due prospettive educative che pongono l’accento su aspetti diversi dell’istruzione e dell’apprendimento. Entrambe gli approcci hanno vantaggi e sfide uniche e riflettono valori e obiettivi educativi diversi. La “scuola dell’inclusione” promuove l’idea che ogni studente, indipendentemente dalle proprie differenze e bisogni, debba avere l’opportunità di partecipare pienamente all’istruzione.

L’importanza di adattare le pratiche pedagogiche, i materiali didattici e l’ambiente di apprendimento

Questo approccio – sottolinea il dirigente scolastico Cettina Giannino Rettore del Convitto Nazionale “Giovanni Falcone” di Palermo – mette in evidenza l’importanza di adattare le pratiche pedagogiche, i materiali didattici e l’ambiente di apprendimento per accogliere e supportare gli studenti con disabilità, background culturali diversi o altre esigenze speciali. L’obiettivo è quello di creare un ambiente dove ogni individuo possa sentirsi accettato, rispettato e in grado di raggiungere il proprio potenziale.

L’approccio inclusivo e la comprensione delle diverse prospettive

L’approccio inclusivo riconosce che la diversità degli studenti può arricchire l’apprendimento, consentendo agli studenti di imparare dagli altri e sviluppare una maggiore comprensione delle diverse prospettive. “L’inclusione promuove l’equità educativa, assicurando che ogni studente abbia accesso alle stesse opportunità e risorse educative” sottolinea il dirigente scolastico prof.ssa Cettina Giannino. Infatti, continua il Rettore del Convitto Nazionale di Palermo “la società è composta da individui con diverse abilità e sfondi. L’esperienza in un ambiente inclusivo prepara gli studenti ad affrontare la diversità nel mondo reale. L’implementazione di un ambiente inclusivo richiede risorse aggiuntive, come personale di supporto, materiali didattici specializzati e formazione specifica per gli insegnanti”.

Sviluppare competenze per adattare le lezioni in modo da soddisfare una varietà di bisogni educativi

Gli insegnanti devono sviluppare competenze per adattare le lezioni in modo da soddisfare una varietà di bisogni educativi, il che può essere impegnativo. L’attenzione individuale richiesta per gli studenti con bisogni speciali potrebbe comportare una distribuzione ineguale del tempo e delle risorse tra gli studenti.

La “scuola dell’unicità” – ribadisce la DS Cettina Giannino, un vero vulcano in eruzione quando si parla di innovazione e implementazione della didattica – enfatizza il riconoscimento delle abilità, interessi e talenti individuali degli studenti. Questo approccio cerca di personalizzare l’apprendimento in base alle inclinazioni e alle capacità di ciascuno, consentendo agli studenti di esprimere la propria unicità in modo significativo. Gli studenti possono sentirsi più motivati e coinvolti quando possono perseguire ciò che li appassiona. L’attenzione sull’unicità di ciascun individuo può favorire lo sviluppo dei talenti e delle passioni personali. Gli studenti possono apprendere meglio quando possono connettere ciò che stanno imparando alle loro esperienze e interessi personali.

Integrare l’inclusione e l’attenzione all’unicità per creare un ambiente educativo che rispetti e valorizzi le diverse esigenze e potenzialità degli studenti

L’enfasi sull’unicità potrebbe portare a una distribuzione ineguale delle risorse e delle opportunità, a detrimento degli studenti che non riescono a trovare la propria “nicchia” immediatamente. “Mantenere standard educativi coerenti potrebbe risultare difficile in un contesto in cui ogni studente persegue un percorso diverso” conferma il rettore del Convitto palermitano prof.ssa Giannino. E continuando “La valutazione oggettiva delle performance degli studenti in un contesto personalizzato può essere complessa. In sintesi, entrambi gli approcci hanno meriti significativi. L’ideale potrebbe essere un equilibrio tra i due, cercando di integrare l’inclusione e l’attenzione all’unicità per creare un ambiente educativo che rispetti e valorizzi le diverse esigenze e potenzialità degli studenti”.

Il setting di collettività e relazioni

Per il dirigente scolastico Irene Marcellino “La Scuola dell’ inclusione è una realtà consolidata  ma che richiede costante cura, molto meno realizzata è invece la scuola dell’unicità  che necessita di interventi dedicati e individuali seppure in un setting di collettività e relazioni quale è quello della scuola. È un lavoro complesso  , interiore , che tira fuori  la peculiarità e il talento di ciascun alunno , un lavoro intriso di passione che necessita forse di quella rivoluzione culturale di cui parlavamo all’ inizio”. 

Occupiamoci anche di iperdotazione o plusdotazione

Per il preside Vincenzo Caico autorevole guida di uno degli istituti superiori maggiormente all’avanguardia in Italia il Liceo Scientifico “Michelangelo Buonarroti” di Monfalcone “La legislazione italiana in materia di inclusione scolastica a mio avviso è all’avanguardia, diverse poi sono le ricadute effettive nell’azione didattica quotidiana nelle scuole. La proposta di istituire cattedre miste, in parte con ore dedicate al sostegno e in parte costituite da ore di insegnamento curricolari, mi sembra interessante e va nella direzione del principio secondo cui tutti, all’interno di una comunità scolastica, devono essere responsabili e formati per rendere più inclusivo il contesto scolastico. Inclusione non vuol dire occuparsi solo delle ragazze o dei ragazzi disabili, ma anche di iperdotazione o plusdotazione, di disturbi specifici e non specifici dell’apprendimento, degli svantaggi linguistici e culturali, insomma dell’infinita varietà delle differenze umane”.

Scuola reattiva e con risorse disponibili e spendibili nell’immediatezza

La qualità delle risposte che la scuola può offrire non dipende dalla condizione delle ragazze e dei ragazzi, ma dalla sua reattività e alle risorse disponibili, anche e soprattutto professionali, tante quante sono le unicità con cui ha a che fare. “La capacità di intervenire in maniera differenziata in base alle esigenze dei singoli riguarda quindi la possibilità di far evolvere i contesti, ed è sul contesto scuola, in maniera preventiva, che bisogna lavorare per non dover correre ai ripari, spesso in maniera inadeguata, poi” ha concluso il preside Caico che guarda alla scuola da più angoli visuali.

La didattica inclusiva passa anche attraverso professori curriculari in grado di mutare il loro modo di operare

Per il dirigente scolastico Gianluca Moretti “La scuola italiana ha negli ultimi decenni incrementato la propria capacità di risultare inclusiva, garantendo a un numero progressivamente crescente di ragazzi il successo formativo e, ciò che maggiormente rileva, la possibilità di presentarsi nel mercato del lavoro con un titolo spendibile e in possesso di competenze maturate negli anni. Specie negli istituti professionali e tecnici, risulta in costante incremento la percentuale di studenti da supportare attraverso l’adozione di misure compensative e dispensative, sia per disturbi specifici dell’apprendimento che per disagi di altra natura (culturale, sociale ed economica); molto spesso è proprio quest’ultima l’area delle fasce deboli in aumento e ciò pone di fronte alle nostre scuole sfide di anno in anno maggiormente impegnative. Allo scopo di chiarire meglio quanto affermato, riporto alcuni dati riguardanti l’istituto da me diretto: su 730 studenti circa abbiamo 140 DSA/BES, a cui sono da sommare cinquanta studenti in possesso di legge 104/92, quindici dei quali in situazione di gravità. Sono numeri inimmaginabili un ventennio fa, in grado di dimostrare la crescente attenzione da rivolgere alle fasce deboli. I Docenti di sostegno – il cui ruolo è oggi cambiato perché risultano realmente (non solo più sulla carta) assegnati all’intera classe – sono i primi promotori delle azioni di supporto; tuttavia, è innegabile che pure i professori curricolari stanno progressivamente mutando il loro modo di operare, anche grazie alle attività formative specifiche sul tema dell’inclusione scolastica. Ritornando, nello specifico, al moderno ruolo assunto dal docente di sostegno, generalmente si osserva un percepibile incremento dell’efficacia nelle classi e un crescente coinvolgimento garantito dai colleghi nello svolgimento delle attività didattiche. Nell’istruzione liceale tali tendenze sono forse meno palesi, ma nei percorsi tecnici e, a maggior ragione, professionali la collaborazione tra professori curricolari e di sostegno è divenuta assolutamente imprescindibile se si vuole procedere al raggiungimento degli obbiettivi personalizzati per tutti gli allievi”.

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