La “scuola del rientro”, “valutiamo partendo dal 5 e istituendo rubriche personali”. INTERVISTA

Il dottor Vincenzo Caico è il dirigente scolastico del Liceo Buonarroti di Monfalcone, una città che rappresenta il cuore di uno dei distretti industriali più importanti del Nordest, quello legato ai cantieri navali e dell’economia del mare.

Il Buonarroti comprende un Liceo Scientifico tradizionale, un Liceo delle Scienze applicate, un Liceo Sportivo e un Liceo Linguistico. Si tratta di una scuola che fa della multiculturalità un punto di forza, ospita infatti circa il 5% di studenti di origine straniera. Chi si diploma al Buonarroti ottiene poi degli ottimi risultati all’università.

Siamo a ridosso degli scrutini conclusivi. Come può giudicare questa esperienza di scuola ai tempi del lockdown?

«Abbiamo trascorso delle settimane che hanno messo a dura prova la nostra capacità organizzativa, la professionalità dei docenti, ma soprattutto la resilienza degli studenti. Posso affermare con certezza che alla fine di questo percorso il nostro senso di appartenenza ad una comunità è più forte di prima. I nostri insegnanti hanno curato parecchio l’aspetto relazionale con i ragazzi. Mentre prima erano gli studenti che si recavano a scuola per usufruire di un servizio, in questo periodo eccezionale, grazie alla tecnologia, è stata la scuola ad entrare nelle case degli studenti e, a loro volta, anche gli studenti sono entrati nelle case degli insegnanti. Ci siamo quindi ritrovati un po’ più alla pari, in una dimensione, anche se distante fisicamente, più vicina dal punto di vista umano, al di là dei ruoli di ciascuno».

In una sua lettera, lei parla, in vista della ripresa delle attività scolastiche in presenza, di “Scuola del rientro”. Una considerazione o una proposta? C’entra la valutazione?

«Sì, l’esperienza di scuola ai tempi del lockdown ha fatto maturare delle consapevolezze che chiedono di essere tradotte in cambiamento e innovazione concreta delle nostre modalità didattiche educative e, più complessivamente del nostro fare scuola in vista della ripresa in presenza. Ci sono diversi punti da cui bisogna ripartire in modo nuovo, sicuramente la didattica di tutti i giorni che non può che essere multicanale con l’uso anche del digitale, un nuovo modo di organizzare gli spazi e i tempi della scuola, ma la valutazione degli apprendimenti secondo un punto di vista che la renda più trasparente e più autentica».

Che significato può assumere o di fatto assume la valutazione?

«È la stessa normativa vigente, in particolare i Decreti legislativi 122/2009 e 62/2017 che dà alla valutazione un significato più esteso rispetto a quello legato a fattori oggettivi e verificabili, ovvero ai risultati dell’apprendimento. La valutazione riguarda l’intero processo formativo, e quindi la persona nella sua pienezza e la sua crescita rispetto ai valori di riferimento comuni e in relazione allo sviluppo delle competenze personali.».

Cosa vuol dire valutare?

«Valutare vuol dire dare valore, bisogna quindi individuare quegli elementi per i quali ha senso attribuire un valore distinguendoli da quelli per i quali l’attribuzione di un valore non ha senso. Inoltre, valutare è qualcosa di diverso dal misurare ed è diverso dal certificare».

Sorgono quindi spontanee alcune domande: quando, al termine di un modulo didattico attribuiamo un voto, a seguito di una prova di verifica, stiamo dando un giudizio di valore o stiamo misurando? Oppure stiamo ancora più semplicemente certificando il livello di conseguimento di una parte degli obiettivi di apprendimento, declinati in conoscenze e abilità, previsti dal Curricolo?

«Probabilmente in molti casi si ritiene erroneamente che si possa attribuire un giudizio di valore alla semplice acquisizione di contenuti e che si possa misurare su una scala numerica la crescita personale complessiva dello studente solo sulla base di tale acquisizione di contenuti senza tenere conto di tutti gli altri fattori personali e di contesto che incidono su di essa. Tutto questo crea confusione, incoerenza e rende poco trasparente il processo di valutazione».

Quale potrebbe essere la soluzione?

«L’acquisizione dei contenuti va intesa non come il fine dell’azione didattica, ma come lo strumento che consente allo studente di sviluppare competenze specifiche e trasversali utili per la vita. L’acquisizione dei contenuti va certificata, è qualcosa che può essere misurata e fissata, lo sviluppo delle competenze invece è un processo in continuo divenire ed è ciò a cui andrebbe attribuito un valore, consapevoli del fatto che subito dopo averlo osservato è già evoluto. Forse sarebbe più utile e significativa la semplice certificazione del raggiungimento o meno di obiettivi che sono comunque parziali, accompagnata da una breve relazione che entri nel merito degli aspetti rilevanti di una prestazione che di certo non può racchiudere tutti i significati che connotano la crescita personale di uno studente».

Ci potrebbe sintetizzare i concetti attorno ai quali vorrebbe o fosse necessario che ruotasse la Scuola del rientro, come la chiama, giustamente, lei?

«Come dicevo, le conoscenze e le abilità non sono importanti di per sé, ma sono la piattaforma su cui si sviluppano le competenze, ma anche la passione per la cultura e per l’apprendimento permanente, ciò che definisce la persone anche quando i singoli contenuti sono dimenticati. Si certificano gli apprendimenti, si dà valore alle persone: restituiamo alla valutazione il suo vero significato uscendo dalla logica di un’ansiosa e insensata attribuzione di valore al semplice raggiungimento di obiettivi. Si impara sbagliando, si sbaglia facendo: proviamo a considerare l’apprendimento come un processo personale, attivo, costruttivo, cooperativo, autentico, intenzionale e multicanale in continuo divenire. Bisogna dare agli studenti la possibilità di conoscere e condividere prima possibile gli aspetti e gli obiettivi dell’azione didattica, garantendo loro, di volta in volta, la possibilità di ripetere, perfezionare, praticare e consultare le fonti, rendendoli i veri protagonisti del loro apprendimento».

In merito alla valutazione, come potrebbe essere tradotta nel concreto la proposta?

«Si potrebbe istituire una Rubrica personale degli apprendimenti che riporti in maniera semplice e chiara, per ciascuno studente, quali sono gli obiettivi comuni o personalizzati che deve conseguire nelle diverse discipline nell’arco dell’anno scolastico. Il Piano di apprendimento individualizzato voluto dal Ministero va in questo senso, ma riguarda solamente il recupero delle lacune e non una modalità sistematica di progettazione didattica e verifica degli apprendimenti. Le prove di verifica determinerebbero come risultato l’attestazione del conseguimento di tali obiettivi accompagnata da un breve giudizio descrittivo che suggerisca allo studente quali sono gli aspetti su cui migliorare. Questo renderebbe più trasparente l’attività di valutazione che sarebbe quindi legata ai singoli nuclei tematici disciplinari e non incentrata sulla prestazione. Anche lo studente sarebbe più responsabilizzato potendo monitorare costantemente la completezza della propria preparazione».

Cosa potrebbe essere assegnato, in sede di valutazione periodica e finale, allo studente?

«In sede di valutazione degli apprendimenti, allo studente sarà assegnato un voto da 5 a 10. Il 5 rappresenta una valutazione insufficiente legata al mancato conseguimento di uno o più obiettivi della disciplina. La valutazione potrà comunque tenere conto di fattori personali o di contesto. I voti da 6 a 10 saranno invece assegnati sulla base dei livelli di raggiungimento degli obiettivi. Il mancato raggiungimento della sufficienza nella valutazione finale, comporta la sospensione del giudizio con l’immediata individuazione degli obiettivi ancora da raggiungere in una o più discipline per essere ammessi all’anno di corso successivo».

Il Piano dell’offerta formativa cosa dovrebbe contenere?

«Nel Piano dell’offerta formativa potrebbe comunque essere prevista l’attribuzione di un voto sufficiente a seguito delle prove di recupero che hanno prodotto la sospensione del giudizio anche in presenza di un mancato conseguimento di obiettivi ritenuti non indispensabili per il proseguimento degli studi, il cui recupero sarà comunque da programmare nell’anno di corso successivo anche in modalità online. Lo scopo di questo sistema è far sì che sia lo studente a chiedere un feedback costante all’insegnante per poter completare la propria Rubrica, e non l’insegnante a rincorrere lo studente per potergli attribuire dei voti il cui significato viene percepito a mala pena dallo studente».

Docenti neoassunti, formazione su didattica digitale integrata. Affidati ad Eurosofia per acquisire le competenze richieste