La scuola del futuro? Non può che essere anteriore. Lettera

di redazione
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Inviato da Antonio Deiara – Lo so che non si usa più, il futuro anteriore. Come il telefono a gettoni, gli antiturbo dell’automobile Anni 80 e l’organo elettronico con doppia tastiera e pedaliera. Eppure, qualsiasi Riforma della Scuola degna di questo nome dovrà partire da lui.

Quando saranno stati cancellati le classi-pollaio e i mega Istituti comprensivi affidati a un preside disperato o a un “reggente” fantasmatico, il mondo dell’Istruzione rifiorirà, si programmerà l’attività didattica oltre le mode dettate da chi non ha mai varcato il portone di una scuola, e si curerà il futuro culturale, sociale e lavorativo di ciascun alunno con insegnamenti individualizzati.

Il giorno successivo a quello nel quale il governo avrà abrogato l’impunità per i bulli e la promozione facile di Lucignolo e Pinocchio, inizierà l’“Anno Zero” de La Nuova Scuola: l’alunno che si sarà applicato allo studio verrà promosso, anche se la sua pagella brillerà solo in una parte delle materie; gli studenti che si saranno comportati correttamente, rispettando persone e oggetti, otterranno borse di studio dallo Stato; i genitori che avranno perseverato nell’insultare e aggredire fisicamente professori, collaboratori e dirigenti scolastici, compariranno davanti ai giudici. Al pari degli insegnanti che avranno maltrattato psicologicamente e/o fisicamente gli alunni a loro affidati.

Non appena il Parlamento avrà approvato la “funzione docente” del futuro, con orario di lavoro chiaro e retribuzioni adeguate, i nuovi profili di bidelli e Ata, con mansioni funzionali e incentivate, ed equiparato il ruolo dirigenziale dei presidi ai parigrado della Pubblica Amministrazione, saranno licenziati in quattro quarti i pelandroni del registro e della LIM, dei bilanci, delle nomine e della ramazza, e i nostalgici del “segno del comando”.

I parlamentari verranno rieletti anche grazie al numericamente plurimilionario“popolo della Scuola”, se si saranno impegnati per restituire dignità, rispetto e riconoscimento economico a maestre e docenti, segretari e applicati, collaboratori e dirigenti scolastici.

Quanti invece avranno rivelato la loro lingua biforcuta, precipiteranno dalle stelle alle stalle, circondati da un’orda urlante e ragliante: gli alunni ammaliati da deputati e senatori, ministri e presidenti del Consiglio con lo slogan: “Tutti diritti, zero doveri”.

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