La scuola dei PON. Lettera di un Dirigente Scolastico

di redazione
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Sono Dirigente scolastico in un Istituto Comprensivo dell’Umbria e, credendo di fare cosa buona e giusta per la mia scuola, mi sono attivata per presentare e gestire i progetti PON valevoli sul fondo FESR.

Oggi 23 ottobre 2016 ( domenica, giorno nel quale lavoro ininterrottamente per far fronte alle continue molestie burocratiche che, come uno tsunami, travolge la scuola quotidianamente) mi accingo a leggere la nota della GPU prot 12222 del 20/10/2016. E mi accorgo che la piattaforma dedicata ai progetti PON in scadenza al 31 ottobre, richiede una serie di documenti, serie che non si esaurisce mai, anche ad attività conclusa.

Una miriade di file da produrre a fronte di una spesa di massimo 300 € lordi per figure specifiche: progettista e collaudatore che i dirigenti scolastici hanno reperito “ mettondosi in ginocchio” davanti al personale interno (di quello esterno non faccio menzione per dignità) il quale per questa appetitosa cifra ovviamente non ne voleva sapere.

Adesso si chiedono documenti su documenti che, oltre a vessare i dirigenti scolastici ( si potrebbe parlare di mobbing , se i ds avessero dei diritti da lavoratori come sono), distolgono l’attenzione sulla mission specifica della scuola che sta diventando sempre più una fabbrica di produzione di “scartoffie”.

Poco importa che ci siano i PTOF ( piani triennali dell’offerta formativa) da rielaborare approvare in Consiglio di istituto sempre entro il 31 ottobre, poiché alla scuole non sono stati dati né la classi richieste lo scorso anno, né i docenti necessari e adeguati per il piano di miglioramento.

Poco importa se lo scorso anno abbiamo dedicato tempo al piano di formazione del personale scolastico e poi a pochi giorni dalla chiusura del PTOF viene emanato un documento che integra pesantemente quanto già elaborato dal Collegio Docenti.

Poco importa se in detto Piano si parla di unità formative obbligatorie per i docenti senza specificare l’ammontare delle ore per tali unità.

Poco importa che se ancora le cattedre risultano assegnate a docenti fino all’avente titolo ( data ormai conosciuta solo dalla Sibilla Cumana), se i docenti di sostegno sono esauriti (nel senso che sono mancanti) e che i nostri alunni più bisognosi devono accontentarsi di docenti privi di specializzazione.

Poco importa se molte, troppe scuole, sono in reggenza perché non si riesce a bandire un concorso.

Non è questa la scuola che voglio io. E credo che siano molti i dirigenti scolastici che condividano queste mie riflessioni e che hanno assunto questo ruolo pensando soprattutto alla formazione delle nuove generazioni che però non avviene senza un clima sereno e disteso, perché l’educazione, come ci hanno più volte ci hanno spiegato illustri pedagogisti, richiede tempo e non un click con il mouse su una rigida piattaforma

Il Dirigente Scolastico

Prof.ssa Maria Grazia Giampè

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