La scuola da non trascurare. Lettera

Lettera

Inviata da Giancarlo Marcelli – Dirigente scolastico – Il fatto che torni di attualità, da parte della stampa, il tema della scuola, a settembre, potrebbe essere un segno positivo di attenzione, se non fosse che tutte le note diffuse, anziché raccontare le cose fatte, elencano quelle da fare che da un po’ mi affanno a elencare.

Elenco i temi e provo a indicare cause e ipotetiche soluzioni:

1 – si racconta che molti dirigenti neo assunti chiedono e ottengono la restituzione al ruolo di appartenenza, senza nessuna specifica valutazione dei veri perché, ma con la pretesa di poter giudicare una simile scelta. E’ un tema annoso quello di dover fare il proprio lavoro lontano centinaia di chilometri dalla propria famiglia, ma drammatico in tempo di covid. In questa circostanza i dirigenti lontani vogliono tornare a casa: è strano? o è assurdo il ruolo politico sociale assunto verso “il niet”, non si torna prima di tre anni?. A cosa è servito questo niet? Alcuni dirigenti prossimi alla nomina ora troveranno sotto casa sedi negate ai primi: è normale?

2 – i docenti precari sono diverse decine di migliaia e dal 30 giugno non lavorano, benchè abbiano seguito i propri studenti e indicati i problemi e le carenze. E’ normale, in tempo di covid, aprire concorsi ordinari, straordinari, graduatorie senza pensare che i tempi delle pratiche
amministrative sono molto lunghi e le stesse angustiose?. Torno nel merito senza aver mai ricevuta una risposta comprensibile: perché per questi giovani docenti e per i loro studenti non vale il principio della continuità didattica mantenendoli in servizio fino all’espletamento dei nuovi
concorsi?

3 – infine, lasciatemi dire, ma la gestione sicurezza-scuole del prossimo futuro è incomprensibile. I metri, le distanze (ora dinamiche), l’organizzazione assurda con deleghe di responsabilità riconosciute, si direbbe calcisticamente, in calcio d’angolo sono indicatori o di incompetenza o di malevola insipienza.

Mi fermo con la mia tristezza a reclamare un sussulto di dignità politica.

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