La Scuola che si avvia a ricominciare. Lettera

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Inviata da Giancarlo ing. Marcelli – Qualche giorno, fa intervenendo a prima pagina, la rubrica del mattino di radio tre, ho segnalate le incertezze di questi tempi scolastici, determinate dalle indecisioni e dalle conseguenti lungaggini operative.

Il bravo conduttore, riprendendo le osservazioni prodotte, ha effettuato una riflessione che mi è rimasta impressa: “mai che si intervenga, da parte dei Ministri, a conclusione delle pratiche condotte. Sempre in itinere con interviste che sanno di propaganda e creano confusione”. Una grande verità per la scuola verso la quale è tutto incerto nelle decisioni e nelle attività da svolgere.

Le riassumo, sperando anche di aiutare chi deve decidere e chi deve capire:
– dal prossimo primo settembre si dovrebbero realizzare i famosi PAI (piani di apprendimento individualizzati – una sorta di corsi recupero) diretti ai giovani degli istituti secondari ammessi alla classe successiva, senza aver raggiunto gli obiettivi delle varie conoscenze programmati;
– dal 14 settembre, pressochè ovunque, riparte l’istruzione con tante incertezze didattiche e di sicurezza.

Sulle incertezze didattiche mi permetto di osservare alla onorevole Ministra, prossimo dirigente scolastico, che, relativamente alla sua intervista su la Repubblica, sicuramente i giovani neo laureati hanno diritto di rispetto, ma mettere quanti da tre e più anni insegnano e reclamano attenzione sullo stesso piano non è un atto di giustizia sociale. Sicuramente la Ministra avrà letto Don Milani nella parte in cui reclama il rispetto delle diversità, come principio di giustizia sociale.

Perché allora, se servono oltre ottanta mila docenti da subito non si sono confermati i quasi settantamila che hanno garantito la conclusione drammatica dell’anno scolastico?. L’ansia del concorso pervade questo tempo, creando competizioni inutili e spesso anche ingiuste. La triste avventura dei dirigenti scolastici neo assunti nell’anno scolastico 2019/2020 ne è una testimonianza. Relegati a oltre centinaia di chilometri dai propri cari, in tempo di covid, lascia tanto amaro in bocca e reclama giustizia giuridica, alla luce del fatto che gli attuali neo assunti vedono assegnata la sede di prima scelta, trascurando la posizione della graduatoria nazionale.

Per loro, cara Ministra, qual’ è la giustizia? Non farli rientrare? La prego non scomodi norme di natura Costituzionale come fa spesso, un po’ delicate per tutti, ma provi a trovare soluzioni normative semplici e lineari.

Sulla sicurezza ritengo infine che aver lasciato all’improvvisazione e alle ipotesi le cose da fare crea ansia e preoccupazione. Sono stati ovunque ridefiniti gli spazi? Sono state individuate in modo adeguato le vie di uscita e di entrata secondo i protocolli del comitato scientifico? Per gli arredi non era forse più funzionale far praticare “l’autonomia scolastica” delle istituzioni per rendere perfettamente operative le varie circostanze?. Mi fermo qui, anche se penso che si potrebbe scrivere una sorta di manuale delle cose non fatte.

 

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