La scuola che “chiude tre mesi in estate” non esiste: docenti impegnati fino a luglio e da fine agosto. Lettera

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Inviata da Silvia Baglini – Leggo ovunque di questa petizione e, letti anche i commenti del sindaco di Bergamo signor G. Gori, vorrei permettermi due parole. Le opinioni, per carità, sono tutte legittime. Ma che siano almeno informate.

La scuola che “chiude tre mesi in estate” non esiste. Dopo la fine delle lezioni, in qualsiasi ordine i docenti sono impegnati almeno fino a fine giugno; facilmente oltre metà luglio, per chi ha esami di Stato e/o corsi di recupero. Si rientra poi a fine agosto per gli esami di recupero, quindi riprendono a pieno ritmo tutte le attività volte ad assicurare il rientro degli studenti a metà settembre.

Possibile che per i ragazzi stare a casa da metà giugno a metà settembre sia “troppo”? Non so. Potremmo discuterne sul piano didattico – magari non con sindaci, ma con personale qualificato e esperto della materia. Ad ogni modo, l’Italia è tra i paesi europei con il maggior numero di giorni di lezione. Altrove non si fermano meno, si fermano diversamente.

Per quanto concerne una rimodulazione del calendario: non vorrebbe dire solo stare in edifici caldissimi anche più di quanto facciamo; vorrebbe dire ripensare i contratti del personale ATA, perché non esistono solo gli insegnanti; e soprattutto modificare i contratti del personale precario. Perché per molti il 10 giugno finisce lo stipendio, che riprende spesso il 30 settembre o oltre. Una rimodulazione vorrebbe dire magari per i precari essere pagati per tutto l’anno? Sarebbe bellissimo. Io ci starei.

Possiamo discutere di tutto, ci mancherebbe. Ma magari avendo chiari i fatti e non per partito preso o per puro populismo.

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