La scuola causa crolli emotivi a 7 studenti su 10, “aumentano casi di depressione e autolesionismo”. Cosa fare? Ne parliamo con la psicologa Rosa Cappelluccio

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Stress da liceo: secondo il sondaggio realizzato dagli studenti del liceo comunale Manzoni di Milano 7 studenti su 10 hanno crisi di pianto o crollo emotivo dovuti alla scuola. E c’è persino un 16 per cento di ragazzi che denuncia di averli sempre.
Orizzonte Scuola ne ha parlato con Rosa Cappelluccio, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, docente e supervisore dell’Istituto A. T. Beck. Ha curato l’edizione italiana del libro Dbt Skills nelle scuole, training per la regolazione emotiva negli adolescenti.

I genitori e gli insegnanti chiedono ai ragazzi di raggiungere traguardi che magari non hanno raggiunto essi stessi in prima persona, rivestendoli di aspettative non proponibili e disarmanti. La pressione e lo stress a cui sono quotidianamente sottoposti li espone ad un rischio maggiore di difficoltà di apprendimento e di fallimento e, soprattutto, li espone ad un maggiore rischio di ammalarsi”.

Come spiega nell’intervista Rosa Cappelluccio, che alla fine dedica ai ragazzi i versi struggenti di Martin Luther King.

Dottoressa, gli studenti della scuola italiana stanno ancora scontando i disagi della pandemia?

La Pandemia, a suo tempo, in termini concreti e pratici ci ha tolto tanto ma non solo, ha tolto, in effetti, a noi tutti, ed in particolar maniera ai più piccoli, qualcosa di meno tangibile: la pienezza del momento presente e la speranza nel futuro.
È stato il tempo del vuoto e delle emotività intense, difficili da gestire, ed è stato il tempo senza tempo a lasciare tutti noi sgomenti ed inermi. Ne hanno pagato, e ne pagano in parte tuttora, le conseguenze i bambini e i ragazzi. Sono stati, difatti, penalizzati con la scuola, lo sport, le relazioni con gli amici e gli innamorati. È stato loro vietato tutto ciò che si avvicina alla vitalità e alla vivacità. Sono stati rinchiusi con poche spiegazioni e tante dita puntate contro perché ritenuti, il più delle volte, irresponsabili e maleducati nell’affrontamento del Covid. Non poche volte, sono rimasti inascoltati e delusi con bisogni non soddisfatti e sistematicamente calpestati.

In quel periodo, però, è emerso anche un malessere che era stato ignorato per un lungo periodo e, potremmo dire che oggi stiamo scontando, insieme ai nostri ragazzi, una pena che si era presentata nel periodo pandemico ma che era già lì. La scuola è poi il teatro d’eccellenza dei piccoli, ed è per questo che il disagio si evidenzia principalmente in questo ambiente.

Sempre dal sondaggio è emerso che uno studente su due non sente valorizzato il suo impegno da parte dei docenti. Quale è l’approccio giusto che gli insegnanti devono avere nei confronti degli studenti?

Le nuove generazioni, come è naturale che sia, sono cambiati. I nostri ragazzi nascono e vivono in un’era digitale che non è stata loro spiegata, per cui hanno armi che usano ma che non conoscono. Sono, pertanto, meno attenti e talvolta mostrano una scarsa capacità di discernimento. La società e i ragazzi sono cambiati ma il contesto scolastico non sempre si è adeguato ai cambiamenti generazionali e sociali, rimanendo uguale a se stesso. Gli insegnanti hanno bisogno di approfondire e migliorare le proprie abilità psicologiche e pedagogiche. È necessario che lavorino sulla loro regolazione emotiva e comportamentale perché i piccoli si eteroregolano e loro sono i principali modelli a cui fanno riferimento. È importante che l’approccio sia empatico, accogliente, validante e, soprattutto, meno giudicante.

Merito e competitività a scuola trasformano i giovani di oggi in studenti migliori o ne aumentano la pressione scolastica?

Attualmente, e da tempo, il sistema scolastico è estremamente esigente e richiedente. Fin da quando sono piccolissimi, si chiede loro di essere perfetti e performanti. Si punta all’eccellenza che soffoca e non lascia spazio all’espressione di se stessi e delle proprie potenzialità, uniche e irripetibili. I genitori e gli insegnanti chiedono ai ragazzi di raggiungere traguardi che magari non hanno raggiunto essi stessi in prima persona, rivestendoli di aspettative non proponibili e disarmanti.

La pressione e lo stress a cui sono quotidianamente sottoposti li espone ad un rischio maggiore di difficoltà di apprendimento e di fallimento e, soprattutto, li espone ad un maggiore rischio di ammalarsi. Si stanno verificando aumenti vertiginosi di casi di depressione, di stati ansiosi nonché un incremento di situazioni di sofferenza legate al corpo come autolesionismo, disturbi alimentari e tentativi di suicidio. Da non trascurare, inoltre, la degenerazione delle aggressività e conflittualità sia in contesti familiari sia nei rapporti sociali ed amicali ancora in essere. Quanto appena esposto richiama l’attenzione di chi come me opera in ambito sanitario e professionale con ragazzi in crescita, ma dovrebbe allertare anche, e inevitabilmente, tutti gli adulti del sistema familiare e sociale.
La vita dei più giovani è a rischio, lo mettono in luce i dati e non certamente notizie sensazionalistiche e spettacolarizzate.

Quali sono i segnali precoci di attacco di panico ai quali i docenti devono prestare attenzione? E quale è la fascia di età scolastica maggiormente colpita?

La fascia d’età adolescenziale richiede un intervento urgente ma aumentano i casi anche in età inferiore, parliamo di bambini dai 4 anni in su.

I fattori di rischio principali sono la difficoltà a condividere la propria emotività, adulti di riferimento inconsapevolmente svalutanti, giudicanti. e non costantemente sintonizzato con i bisogni emotivi di bambini e ragazzi, nonché un sovraccarico di stress.

I segnali che ci aiutano nell’identificazione di un attacco di panico nei bambini sono di diversa natura e si manifestano allo stesso modo che negli adulti. Possiamo inoltre suddividere i sintomi degli attacchi di panico tra i bambini in due diverse tipologie sintomi fisici e psicologici
Tra i sintomi fisici possiamo trovare:

  • Palpitazioni, tachicardia, sudorazione;
  • Tremori o formicolio;
  • Dolori al petto;
  • Senso di soffocamento o di asfissia;
  • Nausea;
  • Brividi o vampate di calore;
  • Sensazione di vertigine o di avere la “testa vuota.

Mentre, tra i sintomi psicologici troviamo:

  • Sensazione di essere distaccati dalla realtà o da se stessi;
  • Terrore di impazzire o di perdere il controllo;
  • Paura di morire.

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