Contro la scuola buonista per fortuna ci sono i giudici. Lettera

di redazione
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Giovanni Cappuccio – La prof.a Franca di Blasio è un eroe (eroina), ha subito uno sfregio permanente al volto, la parte più esposta alla vita sociale e comunicativa e ne subirà le conseguenze per molti anni ancora. Morali e materiali.

Eppure, nella sua grande sensibilità educativa, professionale, ma forse anche materna non ha avuto parole sferzanti contro l’alunno autore di tanto misfatto, si è, quasi o in toto, scusata perché pensa di non aver saputo agire sul comportamento ,sull’educazione dell’alunno, come se questi non avesse mai avuto una famiglia alle spalle.

E qui tutta la retorica dei bravi ragazzi che crescono male per colpa … della famiglia (non questa non si può toccare), della società, (sì questa è sempre colpevole, ((in questo caso sono colpevole pure io che scrivo)) ) e tutti coloro che leggono.

Ma più colpevole è la scuola e sì perché non sa sostituirsi alla famiglia , alla società e a tutti. E quindi la povera docente si sente in colpa! Fino a quando sarà ancora così? Fino a quando nella scuola regnerà la pedagogia dell’inclusione o del successo scolastico garantito a tutti, come disse il grande filosofo, pedagogista ex ministro Berlinguer dall’alto del suo scranno di professore universitario e di ministro!

E sì, il danno nella scuola comincia proprio da quelle affermazioni buoniste e papali, da uomo buono, ma buono, che più non si può. Che poi è la prosecuzione del pensiero di Don Milani che insegnava direttamente al popolo e non voleva che nessuno rimanesse indietro. Giusto. Ma è anche un principio categorico morale previsto dalla nostra Costituzione.

Ai più meritevoli la Repubblica assicura il raggiungimento dei più alti traguardi formativi. Bene, cerchiamo di conciliare tutte le belle intenzioni previste dalla Pedagogia e dalla Costituzione con gli atti pratici della vita scolastica. Alcune questioni non quadrano più. Taluni soggetti in età di formazione, cioè studenti, che frequentano le nostre aule scolastiche hanno capito l’antifona, hanno appreso per bene come funziona il principio del successo garantito, che vuol dire in altri termini, promozione garantita a tutti e poiché hanno un indole di insopportazione al vincolo obbligatorio scolastico, ormai prolungato fino a 19 anni, ma si può dire che hanno acquisito un consapevolezza di ingiudicabilità di ogni tipo all’interno delle aule scolastiche, commettono fatti e misfatti a loro piacimento: così la nascita di un bullismo inverosimile al limite della sopravvivenza umana che portano a conseguenze tanto estreme fino alla perdita della vita della persona vittima, così la nascita e la diffusione proliferante che sta avvenendo circa gli episodi di violenza verso gli insegnanti, così le “vendette” dei genitori di figli che si ritengono offesi dal dovere professionale dei docenti, e giù a menare il reo di cotanto ardire, fino ad arrivare alla più grave manifestazione di questa novella moda di intervento diretto di giustizia propria da parte di chi dovrebbe ogni mattina ringraziare il cielo che ci sono persone disposte ad insegnargli qualcosa e per un misero compenso non degno di essere chiamato stipendio di docenza. Eppure uno di questi bulli, bulletto , capetto o dir come si voglia , che viene a scuola munito di arma da taglio atta a difendersi dalle angherie di un prof. Che cerca di insegnargli il minimo indispensabile della conoscenza della vita, si permette di assestare un colpo di coltello alla guancia della brava professoressa e le infligge 30 cm di squarcio, sfregio che rimarrà permanente nel viso e nell’animo di questa brava prof., ma improvvida che ha pensato di potere aiutare lo studente spadaccino.

Ecco su di una cosa non sono d’accordo con la prof. Che ha ricevuto giustamente apprezzamenti dalle più alte cariche dell’Amministrazione Statale italiana, e cioè perdonare ancora, perdonare e sempre perdonare. Così , per l’interpretazione buonista del pensiero di taluni , che in questi casi si sbagliano di molto, l’alunno sarebbe ritornato in scuola senza colpo ferire e con licenza, magari, di continuare le sue spavalde imprese che poi hanno tutti i presupposti di continuare con atti di altra gravità sociale e civile. Meno male che un giudice ha applicato , senza indugio, la legge del Codice Penale con le conseguenze del caso e meno male che anche il Consiglio di istituto ha preso la sacrosante decisione di non ammetterlo allo scrutinio finale dell’anno scolastico. Nei tempi passati, l’alunno sarebbe stato espulso dalla prosecuzione degli studi da tutte le Scuole della Repubblica. Meno male che ci sono i Giudici!

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