La scuola al bivio. Mercato o democrazia?

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La domanda, che non è peregrina, costituisce il titolo dell’ultimo saggio di Massimo Baldacci (FrancoAngeli, Milano, 2019, euro 28).

L’autore è un noto studioso, professore ordinario di Pedagogia generale nell’Università Carlo Bo di Urbino, da sempre impegnato in una riflessione pedagogica che coniuga presupposti teorici ad uno sguardo critico sul presente. Ricordiamo, in questo senso, il suo recentissimo libro sulla pedagogia gramsciana, che fin dal titolo ci invitava letteralmente ad andare “Oltre la subalternità”, riproponendo i principi fondamentali della praxis e dell’educazione in Gramsci non solo sotto il profilo teorico ma anche come attuali e possibili strumenti pedagogici.

In questo volume, Baldacci parte dai fondamentali, ovvero dai rapporti tra scuola, pedagogia e politica (parte prima, capp. 1-3), affronta poi una serie di accostamenti tra scuola e modelli politico-pedagogici diversi, esplorando in particolare il pensiero di Dewey e Gramsci (parte seconda, capp. 1-2), e analizza infine le questioni che riguardano la scuola italiana contemporanea, nella contrapposizione tra l’idea di scuola democratica disegnata dalla nostra Costituzione, funzionale alla formazione della persona e del cittadino, e quella neoliberista imposta dall’ideologia capitalistica dominante, funzionale alla creazione del lavoratore/consumatore ‘adattato’ alle condizioni attuali del mercato del lavoro globale (parte terza, capp. 1-5).

Una guida preziosa dunque, per orientarci nei processi di trasformazione culturale e politica che hanno interessato la nostra scuola negli ultimi decenni in un contesto certamente sovranazionale, e per comprendere le mille contraddizioni e le mille difficoltà con cui, nella scuola, oggi, insegnanti e studenti si misurano quotidianamente. Il ragionamento è articolato e ordinato, anche sotto il profilo diacronico: si parte dal disegno della scuola repubblicana consegnato agli articoli 3, 9, 33 e 34 della nostra Carta costituzionale, fondato sul “nesso reciproco tra democrazia e educazione”, e si ripercorrono i passaggi storici e concettuali che hanno portato all’attuale scuola neoliberista, caratterizzata dalla centralità del paradigma didattico delle ‘competenze’. Ma le parti davvero interessanti di questo libro sono la prima e l’ultima, ovvero la premessa e la conclusione di tutto il ragionamento e della ricostruzione storica che lo sostanzia.

Fin dalle primissime pagine, infatti, Baldacci sottolinea il rapporto strettissimo tra pedagogia e politica, un rapporto colto fin dall’antichità “se, nella Repubblica di Platone troviamo l’educazione come condizione della politica e della città-stato” o, ancora, se assumiamo la definizione di Aristotele dell’uomo come ‘animale politico’ e dell’educazione come “accadimento sociale”.

Si tratta, naturalmente, di una questione complessa e problematica, non riducibile in modo semplicistico alla contrapposizione tra autonomia o eteronomia del discorso pedagogico rispetto al discorso politico. Ma è evidente che i diversi piani su cui pedagogia e politica si incontrano e si confrontano – epistemologico, culturale e sistemico – piani che nel libro accuratamente distinti, devono essere esplorati e ripensati nei loro reciproci condizionamenti. E, soprattutto, è evidente che chi oggi pretende di separare queste due dimensioni, in nome di una presunta ‘apoliticità’ della condizione dell’insegnante, rivendica una posizione culturalmente infondata.

Le conclusioni sono affidate a una Postilla finale, in cui lo studioso auspica una “nuova alleanza pedagogica”. Di fronte al bivio, evocato fin dal titolo del libro, tra democrazia e mercato, il mondo della scuola deve scegliere se continuare a concepire l’essere umano come ‘fine’ oppure se accettare di considerarlo un ‘mezzo’: nel secondo caso, la strada è già spianata sui binari dell’individualismo, della prestazione, della competizione.

Nel primo caso, certamente, la strada è tutta in salita, ma non può essere altro che quella di un’alleanza tra tutte le forze veramente laiche, democratiche e libere da ogni condizionamento.

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