La scuola ai tempi della crisi

di Lalla
ipsef

inviato da Rete Precari Scuola Sicilia, Coordinamento Lavoratori della Scuola 03 ottobre Milano – In questi giorni siamo tutti presi ad imparare termini astrusi come spread, bce, ed altri che hanno ormai invaso le discussioni quotidiane. Tutti a parlare della crisi, tutti ad interrogarsi su chi pagherà questa crisi e tutti ad allenarsi a trovare delle ricette adeguate per tentare di uscirne.

inviato da Rete Precari Scuola Sicilia, Coordinamento Lavoratori della Scuola 03 ottobre Milano – In questi giorni siamo tutti presi ad imparare termini astrusi come spread, bce, ed altri che hanno ormai invaso le discussioni quotidiane. Tutti a parlare della crisi, tutti ad interrogarsi su chi pagherà questa crisi e tutti ad allenarsi a trovare delle ricette adeguate per tentare di uscirne.

I lavoratori della scuola, soprattutto i precari invece quasi non sentono questi sintomi perché la crisi la vivono ormai da 3 anni, da quando cioè le norme varate dagli ultimi 3 governi sono andati a regime e l’organico della scuola si è ridotto di 150.000 unità che vuol dire ben un 20% in meno. Questo oltre a significare una crisi che perdura per 150.000 famiglie ha significato l’ultimo colpo ad una scuola che ormai si trascina in una deriva che senza andare troppo in la negli anni. Certamente non è solamente responsabilità di questi ultimi tagli ma risale almeno al 97 quando le scuola è stata di fatto trasformata da bene comune a servizio offerto a quelli che non sono stati più chiamati cittadini bensì utenti da soddisfare.

La scuola dell’autonomia con i Presidi ed i cosiddetti “Segretari” trasformati rispettivamente in Dirigente Scolastico e in DSGA (Dirigente dei servizi generali amministrativi) è di fatto, da quel momento, diventata terreno di conquista, ovviamente con alcune eccezioni, di una “cricca” di colleghi e dirigenti che hanno messo la didattica al solo servizio dell’accaparramento di utenti e che consentisse loro di mettere le mani sul “bottino” rappresentato dai cosiddetti “progetti” che non sono mai serviti realmente agli alunni ma soltanto a questa gente senza scrupoli.

Bisogna purtroppo sottolineare che dal punto di vista dei partiti dei sindacati tutti, ciò è accaduto nel completo silenzio se si eccettuano i Cobas della scuola che in quegli anni hanno avuto il loro massimo senza però arrivare a numeri che permettessero loro di avere un vero e proprio valore di realtà sindacale di massa.

Tornando al momento attuale, con un governo che sta esalando l’ultimo respiro quali sentimenti attraversano i lavoratori precari della scuola?

C’è chi si esalta all’idea della caduta di questo governo con la vana speranza che con la fine di Berlusconi e Tremonti la scuola possa tornare indietro di 3 anni e con essa le loro legittime aspettative.

Basta riflettere su quanto scritto sopra che per rendersi amaramente conto che, al giorno della caduta dell’attuale governo, non saremmo neanche a metà della fine della nostra battaglia per una scuola che sia veramente bene comune e non servizio.

Basta vedere come sulle nuove forme di reclutamento (TFA) si siano buttati Sindacati ed Università con il silenzio totale dei maggiori partiti di opposizione, per comprendere che quanto noi temiamo corrisponda a realtà.

E allora vogliamo chiedere chiaramente a tutti i partiti che si apprestano a sostituire gli attuali o che presenteranno alle elezioni che:

se non si arriverà ad un accordo,

se verranno da noi a dire che loro hanno sempre puntato su una scuola di qualità,

noi di parole vuote non sappiamo cosa farcene e che se si vuole parlare di scuola bisogna mettere sul piatto 10 miliardi di euro.

Questa è l’unica condizione per la quale i precari della scuola accetteranno una collaborazione con questi partiti affinchè si pongano le basi di una *vera riforma della scuola* che sia in grado di mettere i bisogni degli alunni, futuri cittadini e dirigenti di questa nostra povera nazione, al primo posto. Una scuola che sia aperta 24 ore su 24 e che sia, soprattutto nelle periferie degradate, centro di democrazia e legalità per tutti i cittadini. Una scuola quindi con più personale ATA ma anche con più docenti e con più figure delle quali soprattutto nelle scuole del sud si è solo sentito parlare ma che non si sono mai visti: pedagogisti, educatori, psicologi, ecc.

Infine se proprio si vorrà parlare di valutazione e allora che si parta dal valutare i dirigenti in base ai risultati raggiunti dagli studenti, che rappresentano comunque un campione molto più vasto e quindi rappresentativo rispetto agli studenti di ogni singolo docente

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