La scuola accomodante in cui non si boccia più. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Mario Bocola – A scuola non si boccia più. Questa brutta parola è quasi bandita dal mondo dell’istruzione e si preferisce promuovere, usare una linea soft, infondere fiducia nell’alunno che deve dimostrare le sue capacità crescendo.

Perché denigrarlo può avere pesanti ripercussioni sul suo sviluppo psicofisico. Quindi, meglio proteggerlo e farlo crescere nella bambagia, lontano dai pericoli e dalle difficoltà che potrebbe incontrare durante il percorso scolastico.

È questa la prospettiva di una scuola leggera, lenitiva e protettiva, soprattutto quella dell’obbligo. Una scuola accomodante, inficiata di “mammismo”, ovattata, che protegge gli alunni e che promuove soltanto mostrandosi molto indulgente con loro può essere dannosa per la formazione e per la personalità degli alunni stessi.

La girandola di riforme che negli ultimi vent’anni hanno interessato la scuola italiana, dopo quella gentiliana del 1923, che resta la migliore in assoluto in termini di efficacia e valutazione del sistema scolastico, hanno assestato un duro colpo alla scuola creando un guazzabuglio che ci porta ad un vicolo cieco senza via d’uscita.

A ciò si aggiunge l’eccessivo e pericoloso “buonismo” della scuola italiana nei riguardi degli alunni e, di conseguenza, dei genitori che vedono nei docenti piuttosto che degli educatori e formatori delle nuove generazioni dei punitori dei propri figli soprattutto quando questi mostrano degli scarsi apprendimenti scolastici.

Essere buoni a scuola da parte dei docenti e promuovere a tutti i costi è elemento antieducativo e anti didattico perché si dà agli alunni un quadro realistico della società completamente distorto e lontano anni luce da quelli che sono gli obiettivi e gli standard che l’Europa ci chiede per l’apprendimento e la formazione. Insomma promuovere a qualunque costo più per far felici e contenti i genitori che gli alunni è una cosa deprimente, perché l’alunno crescerà e maturerà nella sua mente l’idea vincente cioè: è inutile che studio, tanto alla fine vengo sempre promosso.

Ciò denota anche mancanza di rispetto nei riguardi di quegli alunni che, per un intero anno scolastico, hanno lavorato con costanza e profuso un grande impegno. La reazione da parte degli alunni capaci e meritevoli sarà fortemente negativa e innescherà inevitabilmente un meccanismo di rifiuto e sfiducia nei riguardi del sistema scuola.

Gli alunni devono accettare le sconfitte e imparare a camminare con le proprie gambe perché il futuro li metterà senza ombra di dubbio con la faccia al muro. Vediamo cosa sai fare e quali competenze hai acquisito. I genitori hanno il dovere di “accompagnare” i figli nel processo di istruzione e maturazione dando loro la giusta dose di gratificazione senza innescare meccanismi di sopravalutazione delle loro reali capacità.

Il buonismo della scuola e dei docenti che si dimostrano particolarmente facilitatori non è un segnale positivo e il messaggio che arriva all’esterno non è dei migliori.

Quindi c’è bisogno di una presa di coscienza da parte della comunità scolastica che il mondo dell’istruzione deve sì saper valutare le competenze e le attitudini degli alunni, ma nel contempo saper selezionare. Tutti devono andare a scuola, perché essa è aperta a tutti, ma è evidente che non esiste u livellamento verso l’alto perché non tutti hanno le capacità elevate.

Scuola e genitori devono collaborare e camminare a braccetto: gli insegnanti devono valutare e figli e i genitori li devono seguire nel loro percorso formativo e incitarli a fare meglio a dare loro l’opportunità di “fare il minimo per rendere il massimo”.

Solo così riusciremo a dare un dorsale dritta alla scuola italiana e sia la volta buona per fare una riforma seria e condivisa. Insomma una scuola che promuove produce solo pochezza culturale e ne determina il precipizio.

Versione stampabile
anief
soloformazione