La rotta del ministro Giuseppe Valditara. Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Il ministro Valditara vuole che le scuole “seguano più da vicino i ragazzi in difficoltà  e valorizzino chi è molto bravo e sta stretto nel programma” [La Repubblica 10/11/22].

Si tratta di un indirizzo da cui traspare una visione stantia dell’istituzione scuola, caratterizzata “dal mito ossessivo del programma”. Nella scuola dell’obbligo, infatti, i programmi non esistono più, sono stati sostituiti dalle indicazioni nazionali.

Il ministro Fioroni (2012) ha giustificato la loro introduzione affermando che l’insegnamento deve tirare fuori (educare) le potenzialità personali: “Obiettivo della scuola è stimolare la curiosità, alimentare la fantasia, la creatività, l’ingegno e aiutare la persona ad applicare la pluralità delle proprie capacità, abilità e competenze. Far crescere la persona nella sua globalità, nella sua interezza. Questo obiettivo non è perseguibile se non rivolgendosi a un bambino specifico, con una didattica fortemente personalizzata, ed è senz’altro inapplicabile pensando di lavorare rivolgendosi a uno studente astratto”.

Soffermiamoci sulle parole di chiusura: inapplicabile pensando astrattamente. Si deve focalizzare il mandato affidato alle scuole: riguarda l’ideazione d’itinerari tesi al potenziamento delle qualità intellettive e operative dei singoli allievi, percorsi conformi alla programmazione d’istituto. Questa esprime le esigenze formative nazionali e del territorio, esigenze da adattare sia alla specificità delle classi, sia a quelle dei singoli studenti.

L’adempimento di tale mandato richiede la sostanziale applicazione del Dlgs 297/94, che ristruttura le norme del sistema decisionale scolastico (1974), disposizioni mai applicate, anzi trasgredite: lo dimostrano gli organigrammi che le scuole hanno pubblicato.

Si può pertanto affermare che per realizzare una didattica personalizzata, che il neo ministro auspica, è essenziale la sorveglianza sulla corretta applicazione della normativa vigente.

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