La road map per una “nuova scuola” che faccia scuola. Lettera

Inviato da Antonio Deiara  –  In principio furono “La festa degli alberi”, il “Precetto Pasquale” e la “Brevis lectio” a interrompere la regolarità delle attività didattiche quotidiane.

 Negli anni, il numero di eventi collaterali che entrarono in concorrenza con l’apprendimento delle diverse discipline divenne sempre più grande. Il risultato, oggi, è sotto gli occhi di tutti: incontri sul fenomeno del bullismo, mentre il numero di alunni per classe non diminuisce e i bidelli dovrebbero vigilare su due piani contemporaneamente; matinée di educazione stradale in Aula Magna, dopo la soppressione dei corsi pomeridiani per il conseguimento del Patentino  a Scuola; interventi sui pericoli di Internet, in mancanza di una norma che punisca severamente l’utilizzo non autorizzato degli smartphone in classe; etc. Spesso le scolaresche forniscono “ascoltatori-comparse” per iniziative di Enti e Associazioni che godono di troppi finanziamenti pubblici e di pochi ascoltatori distratti.

Sia ben chiaro: non metto in dubbio la validità dell’apertura della Scuola alla Società, a patto che si rispetti il monte-ore previsto per le diverse materie. Occorre implementare il tempo pieno nella Scuola Elementare e il tempo prolungato nelle Medie, ripristinando le ore di lingue straniere, tecnologia (informatica), arte, musica e scienze motorie,  e programmando gli scambi culturali con il Territorio in orario extracurricolare. Per tanti bambini, ragazzi e adolescenti, ogni ora in più trascorsa a Scuola in attività differenti dalle lezioni del mattino, sia di recupero di conoscenze e abilità che di valorizzazione dei talenti individuali, costituisce un baluardo contro i fenomeni di insuccesso scolastico, devianza giovanile e microcriminalità. É indispensabile poter disporre delle ore necessarie per insegnare a leggere e comprendere un testo, a fare le quattro operazioni, a chiedere e dare informazioni in lingua straniera, etc. Una simile Road Map metterebbe in crisi i programmi-spazzatura che dilagano in televisione, le mode che creano pseudomodelli cinematografici-musicali-sportivi, la bulimia social che non spegne la solitudine di non pochi giovani. Lo Stato che non investe in un’istruzione di qualità  per le nuove generazioni, è uno Stato senza futuro. Che la “Nuova Scuola” faccia scuola, e poi anche tutto il resto

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