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La rimostranza avverso un ordine di servizio: norme, quando si può presentare. Con modello

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Un dipendente che riceve tramite circolare od ordine di servizio una disposizione da ottemperare, può, nei casi contemplati dalla legge, effettuare una rimostranza. Se alla rimostranza seguirà la reiterazione dell’ordine, questo andrà ottemperato, salvo che ovviamente si sia in presenza di illeciti di carattere penale o amministrativo, in questo caso solo per gli ATA.

La principale norma a cui fare riferimento è l’articolo 17 del DPR del 1957

L’impiegato, al quale, dal proprio superiore, venga impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni. Se l’ordine e’ rinnovato per iscritto, l’impiegato ha il dovere di darvi esecuzione. L’impiegato non deve comunque eseguire l’ordine del superiore quando l’atto sia vietato dalla legge penale.

L’ordine di servizio per gli ATA

L’ex articolo 89 del CCNL del Comparto Scuola per il quadriennio normativo 2002/2005( norma recepita nel successivo contratto all’articolo 92 lettera I per gli ATA) – è così disciplinato: “se ritiene che l’ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente deve farne rimostranza a chi l’ha impartito dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente, non deve, comunque, eseguire l’ordine quando l’atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo”. Come si può notare, rispetto al personale docente, vista anche la diversità delle funzioni esplicate, per gli ATA sussiste anche la possibilità di mancata esecuzione in caso di illeicità amministrativa.

Quando l’ordine è illegittimo?

Pertanto, come ha ricordato la più recente giurisprudenza, la “palese” illegittimità dell’ordine corrisponde ad una vera e propria (oggettiva) illegittimità dell’ordine stesso che – anche se non riguardi il compimento di un atto vietato dalla legge penale o costituente illecito amministrativo (come tale da non eseguire) – comunque deve essere affetto da un vizio di legittimità, cioè da uno dei vizi tipici degli atti amministrativi o da altri vizi, che nella specie rilevano come violazioni dei generali principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., i quali, alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., devono essere rispettati dalla PA nell’emanazione degli atti che rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro. Cassazione, Sent. 30-11-2018, n. 31086 .

La rimostranza

La rimostranza altro non è che un mero atto scritto con il quale il dipendente manifesta la propria contrarietà nei confronti delle disposizioni impartite dal proprio superiore e/o delegato, richiamando espressamente gli elementi normativi a cui fa riferimento, i fatti, e circostanziando l’atto. La rimostranza è bene farla protocollare, inviarla via pec mail o tramite consegna a mano facendosi rilasciare copia della medesima per ricevuta e deve essere tempestiva per dare la possibilità all’Amministrazione di valutare in tempo utile la situazione in essere. Amministrazione che per ragioni organizzative, e di servizio, pertanto vaglierà a sua volta con altrettanta tempestività se reiterare la detta disposizione di servizio come contestata dal dipendente, oppure non reiterarla, in tal caso considerandosi con il silenzio assenso accolta la rimostranza, anche se è sempre consigliabile comunicare per iscritto al dipendente che la rimostranza come prodotta avverso la circolare/ordine di servizio è stata accolta. Il dipendente, non deve, comunque, eseguire l’ordine quando l’atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo. Non sussiste dunque un obbligo incondizionato del pubblico dipendente di eseguire le disposizioni, ivi incluse quelle derivanti da atti di organizzazione, impartite dai superiori o dagli organi sovraordinati, posto che il c.d. “dovere di obbedienza” incontra un limite nella ragionevole obiezione circa l’illegittimità dell’ordine ricevuto. Qualora ricorra un’evenienza del genere, il pubblico impiegato ha tuttavia l’obbligo di fare una immediata e motivata contestazione a chi ha impartito l’ordine e se quest’ultimo è ribadito per iscritto, allora il dipendente non può esimersi dall’eseguirlo, a meno che l’esecuzione configuri un’ipotesi di reato. (Cons. Stato, Sez. 5, sentenza 15 dicembre 2008, n. 6208).

Rimostranza fac simile

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