La riforma propagandistica che non serviva alla scuola. Lettera

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Inviato da Francesco Aloisi – Fantomatici premi, corsi obbligatori di durata triennale, 30 ore aggiuntive per aggiornare anche le competenze pedagogiche, dopo infiniti CFU che già i docenti precari detengono poiché accumulati durante il percorso di formazione universitaria e non.

Per non parlare delle attività di mentoring e coaching in aggiunta alle 30 ore. Vogliamo discutere del budget finanziato per questa manovra? 2 Milioni di euro per la “formazione incentivata” che di fatto si tramuta in 1.000 euro annui a duemila insegnanti su una platea in servizio che ammonta a circa un milione di docenti. Questi sono solo alcuni punti che rendono questa riforma improponibile, provvedimento che trascinerà nell’oblio ancora una volta il mondo dei docenti precari.

Ci rendiamo conto? Era opportuno modificare retroattivamente in tal maniera il percorso di formazione docenti? Certamente no, inopportuno soprattutto il timing, visto che questo governo a breve non ci sarà più, Ministri e sottosegretari inclusi. A colpi di decreti legge l’unico risultato certo è un parlamento desautorato, a mio avviso sarebbe bastato un disegno di legge che riformasse esclusivamente i punti critici della “buona scuola”.

Come è ben noto sono i docenti precari, quelli che mandano avanti il sistema scolastico italiano tra una supplenza e l’altra, tra un decreto e una nota diramata così a casaccio tanto per rettificare le nefandezze normative che si scontrano con la realtà, divulgate spesso da chi a scuola non ci ha mai messo piede. Subendo quasi una persecuzione, in ambito statale, i docenti precari vengono per l’ennesima volta bistrattati.

Le riforme dovrebbero giovare per attualizzare, semplificare e quindi amalgamare un sistema normativo obsoleto che non rispecchia più le esigenze della società moderna, in un contesto come questo in cui viviamo e che si evolve velocemente.

Tuttavia, l’etimo stesso di questo sostantivo non può che indicarci che per avere senso dovrebbe evidentemente constare certamente di una modificazione sostanziale, ma atta a migliorare la precedente normativa. Diversamente, parleremmo di una pessima revisione che ancora una volta ostacola il percorso dei docenti precari, e non di una riforma.

La vera riforma che occorre varare è quella della selezione della classe dirigente, politici che non hanno idea del contesto scolastico italiano e che spesso ricoprono cariche istituzionali importanti danneggiando ulteriormente il labile percorso della formazione del personale.

Ancora una volta il “voto” riportato da questa Riforma non può che essere “gravemente insufficiente”.

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