La riforma “lacrime e sangue” su reclutamento e formazione taglia la carta del docente e 10mila cattedre. Anief non ci sta e sciopera

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Ha dell’incredibile l’analisi del Decreto Legge n. 36, sulla riforma del nuovo reclutamento, valutazione e formazione degli insegnanti, pubblicato nell’ultimo week end nella Gazzetta Ufficiale all’interno di ulteriori misure urgenti per l’attuazione del PNRR.

Perché per finanziare la nuova scuola di Alta Formazione, dal prossimo anno si andranno a togliere 2 milioni di euro annui dalla carta per l’aggiornamento dei docenti che quindi si ridurrà progressivamente, fino probabilmente a dimezzarsi passando da 500 euro a 250 euro annui. L’altro secondo capitolo di tagli dell’ordinario è quello, denunciato subito dall’Anief, di quasi 10mila cattedre dall’organico di diritto: per assegnare a qualche migliaio di docenti che si formeranno con 30 ore servirà un “premio” una tantum per il quale serviranno 20 milioni di euro nel 2026, 85 milioni di euro nell’anno 2027, 160 milioni di euro nell’anno 2028, 236 milioni di euro nell’anno 2029, 311 milioni di euro nell’anno 2030 e 387 milioni di euro a decorrere dall’anno 2031.

Tutta l’operazione di incentivo, riporta il DL 33, si finanzierà “mediante razionalizzazione dell’organico di diritto effettuata a partire dall’anno scolastico 2026/2027″, in via prioritaria sui posti di organico per il potenziamento, decurtandoli dai posti lasciati liberi dai pensionamenti”. Ciò significa che si andranno a decurtare, tra gli anni scolastici 2026/27 e 2030/31, ben 9.600 cattedre.

“È una decisione inconcepibile, che rafforza ulteriormente i motivi dello sciopero programmato con altri sindacati, per l’intera giornata del 6 maggio – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché si vanno a togliere fino a 2.500 euro di bonus di aggiornamento professionale in dieci anni e a cancellare circa 10mila cattedre, per dare 1.200 annue ad un decimo del corpo insegnante. Si procede, dunque, che delle ‘mance’, anziché degli aumenti: perché quelli che si vogliono introdurre sono aumenti di stipendio selettivi, assegnati dopo il giudizio del comitato di valutazione di ogni scuola, da dare ad un 10% del personale che si formerà fuori dalle aule e dall’orario di servizio per 30 ore l’anno”.

“Per raggiungere questo scopo – continua il sindacalista Anief – si procede con tagli vivi su tutti e l’attivazione anche di concorsi impossibili. Invece di procedere con le stabilizzazioni dei precari e valorizzare il personale di ruolo, si realizza un’operazione al contrario: avanti con gli stipendi sempre più poveri, aumenti solo per una minima parte del personale e le immissioni in ruolo sempre più lontane. Lo sciopero del 6 maggio servirà a mettere in luce queste assurdità: sarà anche l’occasione per non partecipare alle prove Invalsi di fine anno, oltre che ovviamente per dire no alla nuova valutazione degli insegnanti e a questo tipo di formazione incentivata. È giunto il momento – conclude Pacifico – di difendere la libertà d’insegnamento, assumere in ruolo tutti i precari, valorizzare anche il personale Ata e rispettare tutti i lavoratori della scuola”.

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