La proroga dello stato di emergenza? Indispensabile. Lo dice il ministro dell’Università Manfredi [VIDEO]

Le parole del ministro dell’Università a margine di un incontro del Partito Democratico a Napoli in merito allo stato di emergenza e alla situazione all’interno degli atenei.

“La proroga dello stato di emergenza? È indispensabile”. Così il ministro dell’Università e la Ricerca Gaetano Manfredi intervenuto a Napoli alla conferenza programmatica del Pd metropolitano.

“Dobbiamo garantire e tutelare la sicurezza dei cittadini al di là di qualsiasi discussione politica. Abbiamo bisogno – ha detto il ministro – di interventi rapidi, nel rispetto della Costituzione, per dare risposte alla sicurezza sanitaria del Paese”.

VIDEO Agenzia di stampa DIRE

Poi sulle lezioni in presenza aggiunge: “Da settembre si riparte con le lezioni in presenza, ma gli atenei avranno la necessità di mantenere il canale per le lezioni a distanza per coloro che non potranno accedere alle lezioni in presenza, come gli studenti stranieri e i pendolari di lunga percorrenza, oppure nel caso in cui la turnazione nelle aule non consentirà una presenza di tutti gli studenti tutti i giorni”.

Stato di emergenza, cosa significa

Per passare dalle parole ai fatti, serve una nuova delibera del Consiglio dei ministri, dopo quella del 31 gennaio 2020, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 1° febbraio 2020 n. 26, che aveva dichiarato per sei mesi lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. Quando uno stato di emergenza ha termine, serve una ulteriore delibera del Consiglio dei ministri per prorogarla o per chiuderla, con un ritorno alla normalità e alle procedure ordinari. I numeri attuali, però, non lo consentono.

Lo stato di emergenza può essere dichiarato al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia. Può essere dichiarato anche in caso di gravi eventi all’estero nei quali la protezione civile italiana partecipa direttamente. Il Codice della Protezione Civile (Decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018), ridefinisce la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale, portandola a un massimo di 12 mesi, prorogabile di ulteriori 12 mesi.

Il Consiglio dei ministri può deliberare lo stato di emergenza nazionale, senza necessità di passare per il Parlamento, per gli eventi calamitosi di tipo C. In Italia, infatti, tali eventi sono classificati in 3 tipi in base a estensione, intensità e capacità di risposta del sistema di protezione civile: il tipo A prevede una direzione degli interventi a livello comunale, il tipo B a livello provinciale e regionale, il tipo C a livello nazionale. Lo stato di emergenza può essere dichiarato dal Consiglio dei ministri anche come misura preventiva, ovvero “al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia”. Può inoltre essere dichiarato in caso di “gravi eventi all’estero nei quali la Protezione civile italiana partecipa direttamente”. Allo scadere dello stato di emergenza viene emanata un’ordinanza “di chiusura”, che disciplina e regola il subentro dell’amministrazione competente in via ordinaria e quindi il ritorno alla normalità.

Si tratta di un scenario che vede favorevole il M5S, a partire dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, fino al Partito Democratico. Più fredda, invece, Italia Viva.

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