La professoressa autrice di libri di testo “chiedo suggerimenti ai miei studenti” [INTERVISTA]

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Ha iniziato quasi per caso, ora i suoi libri di testo sono tra i più richiesti nelle scuole italiane. Mariacristina Razzoli, 55 anni, di Modena, un laurea in giurisprudenza e una cattedra per l’insegnamento di Discipline giuridiche ed economiche all’Istituto tecnico “Selmi” di Modena, è una delle autrici più richieste per i libri di testo di Diritto ed economia politica.

Tra i titoli, editi da Zanichelli e Clit Zanichelli: “Diritto ed economia tra mondo reale e digitale” per il biennio tecnici e professionali. Zanichelli, “Percorsi di diritto economia e tecnica amministrativa”, per indirizzo servizi per la sanità e l’assistenza sociale. La professoressa, ora alle prese con la didattica a distanza, come tutti i suoi colleghi e i suoi alunni, e in procinto di pubblicare un nuovo testo di prossima uscita, è stata anche avvocato civilista nel Foro di Modena.

Professoressa Razzoli, come si passa dall’avvocatura all’insegnamento e infine alla redazione di libri di testo?

“Mentre facevo l’avvocato, un lavoro che mi piaceva molto lavoravo anche a scuola, al corso serale presso vari istituti di Modena e provincia. Avevo poco più di 30 anni, parliamo di 25 anni fa. Mi sono innamorata subito dell’insegnamento ma pur con tanta fatica sono riuscita a fare entrambe le cose, sono pure riuscita ad avviare uno studio mio, tuttavia alla fine ha prevalso l’insegnamento. La maggiore flessibilità del lavoro scolastico, il serale mi lasciava libera la giornata mi hanno consentito negli anni di dedicarmi prima allo studio legale, poi alla scrittura. Scrivevo anche di notte. Prima già scrivevo atti giuridici e processuali, e in quelle occasioni dovevo essere chiara per far valere le ragioni del cliente. Con i libri la prospettiva era diversa perché occorre far capire ciò che scrivi non ai giudici ma a degli adolescenti, tuttavia l’esperienza mi è servita. Se non avessi fatto l’avvocato non avrei avuto questo approccio nella stesura dei testi scolastici, nei miei libri si parte da quella che è l’esperienza in classe”.

Per professoressa Razzoli la classe è un vero laboratorio di idee per la stesura dei capitoli: dalla teoria generale del diritto ai diritti costituzionali, dagli organi dello Stato alle forme di governo, dai contratti alle imprese e alle norme della legislazione sanitaria, dal mercato ai costi di produzione, all’inflazione, al ciclo economico, da tutti questi argomenti e da altri cento che arricchiscono il bagaglio degli apprendimenti dei nostri studenti nascono gli spunti che gli stessi alunni danno alla professoressa autrice e lei li ringrazia mettendo proprio i loro nomi negli esempi citati nelle pagine dei libri: “Andrea, all’età di dieci anni, diviene proprietario di un appartamento in montagna ereditato dal nonno…”, si legge nel libro. Andrea, che ama il mare e che per questo vorrebbe venderlo, ma deve attendere la maggiore età, come spiega il testo, è proprio un suo alunno, come tanti altri.

E così, professoressa?

“Ho messo i loro nomi, mi confronto con loro, ai miei ragazzi chiedo suggerimenti che metto in pratica. Questa cosa è chiara? Oppure chiedo semplicemente che cosa vorrebbero trovare in un testo di diritto. Gli alunni con disturbi di apprendimento li coinvolgo per capire come deve essere fatto un testo che abbia un approccio che sia comprensibile per tutti, come dev’essere strutturata la mappa concettuale, loro la correggono, talvolta mi dicono che dev’essere più chiara e capita spesso di seguire con successo i loro suggerimenti”.

Il primo testo è di 12 anni fa e con 25.000 copie all’anno, specie negli ultimi anni, lei è una della autrici più apprezzate nel settore, in cui c’è tanta concorrenza. Per Razzoli, che al Selmi è anche funzione strumentale per la nuova materia “Educazione civica”, che la sta impegnando moltissimo nel coordinare questa disciplina con tutti i docenti dell’istituto, l’idea nacque in sala insegnanti.

“Parlando con una collega, ci siamo detti non soddisfatti dei libri in uso e ci siamo chiesti: perché non lo scriviamo noi? La mia idea fu quella di fare un libro che recepisse le esigenze dei ragazzi, così ho iniziato un testo pensato per un triennio di indirizzo sociosanitario attento ai bisogni dei ragazzi del Selmi. Una mia collega già scriveva per un’altra casa editrice e mi disse che cercavano altri autori, così è iniziata l’avventura. Quando mi hanno dato incarico per la prima volta è stato molto impegnativo, avevo un bambino di un anno, i nonni sono stati fondamentali e per fortuna la scuola era quasi finita, così dedicai alla stesura del primo libro l’intera estate e anche i mesi da settembre in poi. E’ stata una grande emozione il primo libro, una grande soddisfazione e lo è ancora adesso, quando la casa editrice ti manda il libro appena fatto”.

Nel frattempo è cambiato il mondo. Dalla carta al digitale il passo non è lungo e la Dad ha dato una forte accelerazione ai processi

“Ed è un processo necessario, poi in un momento come questo… E’ovvio che il digitale non possa sostituire totalmente il cartaceo. La parte digitale è sempre andata aumentando poi resta il fatto che ai ragazzi che sono sempre al computer devi dare i rudimenti dell’educazione digitale e dell’utilizzo della rete internet”.

Quanto vede cambiati i ragazzi nel tempo, dal suo osservatorio?

“Hanno sempre necessità di essere guidati. Trovo sempre degli aspetti positivi in loro anche scavando in quelli che non lo danno a vedere ci sono aspetti positivi e se tocchi le corde giuste e scintilla dell’interesse hai dei risultati che non ti saresti aspettata. Oggi come ieri è molto importante l’empatia poiché l’apprendimento passa dalla relazione e quando entri in relazione con loro riesci a condurli sulla strada del sapere e hanno voglia di apprendere delle cose verso le quali erano partiti in modo negativo. Poi con una materia come il diritto…

Perché?

“(Sorride) Non è che a quell’età ti innamori del diritto”.

Un’età che si è dovuta scontrare all’improvviso e drammaticamente con i disagi e le privazioni imposte dalla pandemia e dalla chisura della scuola, almeno di quella in presenza

“E’ un periodo di adattamenti da parte dei ragazzi e anche per tutti noi. La scuola in presenza è insostituibile, in emergenza va bene, ma ti devi reinventare e fare uno sforzo maggiore. Lo dobbiamo fare noi, lo devono fare i ragazzi, ai quali, ricordiamolo, è richiesta una concentrazione doppia. Ma si dovrà fare in modo che questo sforzo collettivo non vada sprecato poiché ha portato a un’accelerazione dei processi, guai a buttare l’esperienza digitale. Dopo la Dad ho avuto tante richieste del libro digitale da parte dei ragazzi, prima era impensabile da parte dei ragazzi”.

L’introduzione dell’Educazione civica ha investito in pieno le scuole all’improvviso, ma soprattutto i docenti di Diritto, come lei, referente dell’istituto per questa materia

“Mi sono proposta di introdurre l’organizzazione dell’Educazione civica per rendere la materia un insegnamento trasversale a tutte le discipline. Ho ripartito le 35 ore sui cinque anni, prendendo gli argomenti base della legge del 2019: tra gli altri temi la mafia, la sostenibilità, l’agenda 2030, la cittadinanza europrea”

Se ne sentiva il bisogno, secondo lei?

“Questa disciplina ci costringe a proporre questi temi con un approccio concreto e a sperimentare nuove tecniche, dunque è un’innovazione positiva. Siamo stati tutti un po’ diffidenti, poi operando sul campo ci siamo resi conto chetutto questo lo facevamo già, ma dobbiamo mettere a punto l’organizzazione, stiamo ancora sperimentando. Negli anni si arriverà alla soluzione ottimale. Non siamo ancora abituti a lovarare in questo modo almeno non negli istituti tecnici. Sarà premiato l’approccio multidisciplinare, i ragazzi capiscono che un argomento può essere visto da angoli diverso”.

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