La prevenzione dello Stress Lavoro Correlato richiede la giusta strategia

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Agosto è il mese in cui si sente più incombente l’ansia della ripresa delle attività scolastiche e molti insegnanti, più o meno disperati, chiedono aiuti e consigli per affrontare difficoltà imminenti e per loro insormontabili. Prendendo come al solito spunto da una lettera, opportunamente modificata per garantire anonimato e riservatezza all’autore, analizziamo la situazione traendo qualche conclusione utile a tutti.

Il racconto dettagliato di una docente della scuola dell’Infanzia – cui saranno operati lunghi tagli anche per ragioni di spazio – descriverà dapprima problematiche scolastiche, quindi vicende familiari che invitano a riflettere sulle strategie comportamentali da adottare.

La storia di Mara (nome di fantasia)

Gentile dottore, ho 46 anni, sono un’insegnante di scuola dell’infanzia statale e vorrei chiederle un consiglio. La mia carriera scolastica, iniziata da circa 10 anni, è stata fin dall’inizio difficile, un po’ per il mio carattere timido che non aiuta molto a riscuotere simpatia con le colleghe e un po’ (penso) per la cattiveria che ho sempre trovato in queste ultime. Mi permetto di raccontarle il recente episodio.
Un giorno venivo invitata dalla collaboratrice della dirigente scolastica a presentarmi in ufficio perché convocata da quest’ultima. Raggiunto l’ufficio della dirigente, le due mi investivano con urla e invettive perché dei genitori si erano lamentati per alcune piccolezze. Ero allibita dai toni accesi e mi sentivo un nodo in gola. Uscivo dall’ufficio e mi recavo in classe dove i bambini della mia sezione mi vedevano sconvolta e in lacrime per quanto mi era successo.
Dopo qualche giorno, ricevevo dalla dirigente una contestazione di addebito che mi ha costretto a far intervenire un avvocato che però ha ottenuto un’archiviazione del provvedimento dopo alcuni mesi trascorsi in un clima tesissimo.
Mi è rimasto l’amaro in bocca e non vado certo incontro a questo nuovo difficile anno scolastico a cuor leggero. Sono molto spaventata anche perché penso che questi incidenti a scuola possano capitare e se non hai l’appoggio delle colleghe e della dirigente diventa impossibile sopravvivere.
La mia situazione personale poi non è facile. Vivo con i miei tre figli adolescenti e mio marito. Uno dei miei figli è affetto da una patologia importante da molti anni, con prognosi negativa. Da poco ha ottenuto il riconoscimento dell’invalidità civile ma io sono per lui indispensabile in quanto mi ha inconsapevolmente “eletta” come la persona che riesce a dare sollievo alle sue ansie. Sono consapevole del fatto che aiutare mio figlio non può fare altro che peggiorare il suo disturbo e allora spesso cerco di evitare di esaudire alcune sue richieste di aiuto, ma purtroppo questo mio rifiuto scatena in lui reazioni di nervosismo che spesso rasentano la violenza contro se stesso o contro mio marito vissuto come capro espiatorio. Quest’ultimo anno è stato per me e per lui una salvezza in quanto con il lockdown sono riuscita a dedicarmi a lui senza avere l’impegno della mia puntualità al lavoro. Prima del lockdown ero invece molto stanca, avvilita e sulla via dell’esaurimento nervoso.
In questa situazione diventa ancora più difficile che io sia così fresca da potermi dedicare ad un lavoro molto impegnativo e che richiede grosse responsabilità come quello della maestra. Mi scusi se mi sono dilungata ma ci tenevo a chiederle un consiglio.

Riflessioni

La situazione descritta da Mara coinvolge la sfera personale e la realtà lavorativa che si condizionano reciprocamente. Effettuando un’analisi oggettiva, Mara si trova in casa il problema più opprimente (e doloroso) che la mette sotto tensione, mentre quelle scolastiche appaiono in confronto semplici banalità. Fortunatamente la contestazione di addebito si è conclusa con l’archiviazione anche se Mara, non potendoselo permettere, ha investito troppe risorse e soprattutto ha vissuto male alimentando il suo disagio psichico. La situazione personale descritta è oltremodo impegnativa e non consente di sciupare energie in risse o contenziosi. È pertanto strategicamente sconsigliabile combattere battaglie su più fronti contemporaneamente. Occorre invece procacciarsi il maggior numero di alleati possibili abbandonando il preconcetto che “tutte le colleghe sono nemici da combattere”. Non è cosa facile, ma è anche verosimile che vi sia almeno una collega corretta e sensibile che abbia a sua volta bisogno di incoraggiamento provenendo, magari, da una storia personale delicata. La realtà familiare è quella più importante, e dunque prioritaria, dove è indispensabile un supporto specialistico per il figlio, per la docente e per la famiglia nella complessità delle sue relazioni. Da sola, Mara, non ce la può fare a combattere contemporaneamente su tutti i fronti. Anche i grandi generali, come lo stesso Napoleone, furono sconfitti quando allargarono il conflitto a tutti i versanti, oltre le loro possibilità.
La ricerca di alleanze coi colleghi sul posto di lavoro e la contestuale sospensione dei conflitti, dovranno essere poi accompagnati da un supporto specialistico in famiglia. Solo l’azione combinata potrà garantire a Mara un equilibrio psicofisico atto a garantirle la forza necessaria ad affrontare le vicende della vita.
Infine, prendendo spunto dalla storia di Mara, ha senso porre qualche domanda al dirigente scolastico estendendole al contempo a tutti i suoi pari grado:

1. La situazione familiare di Mara può, almeno in parte, ripercuotersi sul lavoro?
2. È, il dirigente, a conoscenza dei problemi familiari di Mara?
3. Può la situazione familiare di Mara influire sullo Stress Lavoro Correlato?
4. Quale attività di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato è stata attuata?
5. Contestazione d’addebito e aggressione verbale sono la giusta risposta alla vicenda?

www.facebook.com/vittoriolodolo

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