La Preside che dialoga direttamente con i suoi alunni. Intervista alla Dirigente Katia Perna

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Non è passata inosservata sui social network la foto che ritrae una Dirigente scolastica colloquiare a tu per tu con i suoi alunni, senza intermediari. È risaputa la mole di lavoro che investe i Presidi tutti i giorni, a maggior ragione in una fase storica pandemica che sta sottoponendo le istituzioni scolastiche, docenti e personale ATA, ad uno stress non indifferente. Nonostante questo, Katia Perna, Dirigente scolastica del Circolo Didattico Mario Rapisardi (Catania) è riuscita a ritagliare uno spazio di tempo per ascoltare le richieste, necessità, osservazioni e riflessioni degli alunni: “È proprio nei momenti di maggiore crisi che bisogna riaffermare con forza l’idea di scuola inclusiva e democratica”.

Preside Perna, da dove nasce l’idea di organizzare le elezioni dei rappresentanti degli alunni, classi quinte scuola primaria?

“L’idea è nata nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione civica. Quest’anno le bambine e i bambini delle classi quinte stanno affrontando lo studio dell’organizzazione della Polis greca e della nascita delle prime forme di Democrazia e, parallelamente, del sistema della Repubblica italiana. In questo contesto hanno sperimentato le modalità dell’elezione democratica, del voto consapevole, dell’assemblea e della proposta di contenuti di interesse comune. In generale, credo che bisognerebbe puntare su riflessione critica e storicizzazione dei contenuti. Nel nostro caso specifico, stiamo provando a far sperimentare concretamente ad alunne e alunni la centralità della discussione e del confronto per essere protagonisti nelle scelte che riguardano la collettività”

L’immagine che la ritrae nel suo ufficio, colloquiare con i rappresentanti, non si vede tutti i giorni. Spesso le adempienze burocratiche nella scuola impegnano la maggior parte del tempo. Lei è riuscita a ritagliarsi uno spazio in tal senso. Non dev’essere semplice.

“No, non è semplice, ma lo ritengo necessario. Pur tra le mille difficoltà che stiamo affrontando, non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo centrale della scuola e il suo ruolo educativo. Stiamo portando avanti la nostra progettualità, convinti che proprio nei momenti di maggiore crisi vada riaffermata l’idea di scuola inclusiva e democratica. È fondamentale che in quest’ultima, bambine e bambini apprendano le regole del vivere democratico e i principi e i valori della nostra Costituzione attraverso una partecipazione attiva ai processi di apprendimento e che lo facciano sviluppando un approccio critico alla realtà e alla conoscenza. E’ un progetto di scuola – e di società – nel quale ci sentiamo tutti coinvolti, quindi troverò sempre tempo e spazio per dialogare e lavorare con alunne e alunni. Sarebbe grave, infatti, pensare ai nostri allievi come “utenti” ai quali offrire semplicemente un “prodotto”; autonomia e consapevolezza credo siano, invece, gli obiettivi fondamentali da raggiungere.”

Come è stata accolta questa iniziativa dai piccoli studenti?

“Con entusiasmo! C’è stato fermento nelle classi. Chi si è candidato ha presentato il proprio programma, è stata costituita una commissione elettorale e le elezioni si sono svolte con grande serietà. Conserviamo verbali dettagliatissimi delle operazioni di voto.”

Hanno avuto qualche timore o comprensibile imbarazzo nel rivolgersi direttamente al “Capo”?

“Erano molto emozionate, ma sono riuscite ad esporre con calma e concretezza tutte le loro proposte. Hanno preso appunti per riferire alla classe le risposte che ho dato loro e gli impegni che ho preso. La loro insegnante, Anna Li Pera, mi ha riferito che hanno dettagliatamente comunicato ai compagni e alle compagne i contenuti della nostra discussione, ma che si sono soffermate anche sul racconto dell’esperienza vissuta e dell’emozione provata. A conferma della centralità della relazione rispetto allo sviluppo del dialogo didattico-educativo.”

Ci può dire una o più osservazioni, richieste, bisogni che le hanno posto?

“Le richieste sono state prevalentemente di natura didattica. Mi hanno chiesto di organizzare l’attività motoria negli spazi aperti della scuola, di poter svolgere, previa pulizia straordinaria, l’attività di lettura in cerchio per terra – un appuntamento importante nel loro percorso scolastico, che è stato sacrificato dalle norme anti-Covid -, di svolgere le lezioni di scienze in cortile per stare a contatto con la natura, di attivare corsi di lingue straniere, ma anche di organizzare una festa alla fine dell’anno per congedarsi dalla scuola primaria. Ho preso l’impegno di realizzare la maggior parte delle loro proposte”

Siamo nel pieno della seconda ondata da COVID-19, non posso non chiederle come Lei, le famiglie, il personale docente e non, gli alunni stanno vivendo questo periodo. Ci sono stati casi positivi tra il personale o gli alunni?

“Abbiamo avuto alcuni casi di positività tra gli alunni, ma nessun contagio è avvenuto a scuola. Stiamo vivendo un momento difficile, che sta mettendo a dura prova tutte e tutti noi. Abbiamo lavorato senza sosta in questi mesi per rendere sicure le nostre scuole, per reperire locali, per consentire a bambine e bambini di tornare a popolare le loro aule e riprendersi spazi e tempi giusti per vivere la loro infanzia. Il nostro obiettivo è stato e continua a essere questo: vogliamo che le scuole siano sicure e che rimangano aperte. Non è facile, certo. Ci misuriamo ogni giorno con una situazione in divenire, gestiamo le ansie delle famiglie e di chi lavora a scuola, cerchiamo di porre rimedio alle inefficienze del sistema, ma crediamo che il diritto all’istruzione, finché è possibile, vada garantito in presenza.”

Qualche mese fa non sentivamo altro che “andrà tutto bene”; oggi, nella popolazione regna stanchezza, disperazione e rassegnazione. Come andrà a finire secondo Lei? È fiduciosa in merito al vaccino che potrebbe arrivare nei prossimi mesi?

“Come tutte le pandemie anche questa avrà una fine, magari grazie alla scoperta di un vaccino, che sembra essere prossima. Credo, tuttavia, che questa terribile esperienza debba rappresentare l’occasione per riflettere con serietà sull’importanza di investire sulla sanità e scuola pubbliche, penalizzate negli ultimi decenni da troppi tagli e da un disinteresse di cui oggi paghiamo – care – le conseguenze. Ci aspettano mesi difficili sul piano economico e sociale e ci sarà tanto da ricostruire; un semplice ritorno al passato – e alle sue inefficienze- , infatti, non è auspicabile. Le crisi, pur nella loro drammaticità, possono essere utili per correggere e modificare quello che prima non funzionava.”

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