La presenza dei genitori a scuola. Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Il ministro Giuseppe Valditara ha detto: “I genitori vanno dai docenti soprattutto per lamentarsi … mi impegnerò a costruire una scuola serena, ispirata al senso di responsabilità … serve un clima positivo che faccia emergere i talenti” [Radio Rai1].

Talenti e senso di responsabilità sono le parole che illuminano due nodi critici del mondo scolastico, proprio quelli che ne zavorrano l’attività.

Talento non è sinonimo di eccellenza: riguarda la naturale inclinazione, l’innata predisposizione alla propria realizzazione umana.

“Far emergere i talenti” è la dichiarata finalità della scuola media unica (1979 – programmi tuttora vigenti) perché “favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva”. Finalità che le scuole non hanno fatto propria, con il dichiarato beneplacito del ministero [si veda in rete “Riformare la scuola media perché?”]. Eppure l’origine del tracollo della propensione al lavoro scolastico è evidente: coincide con la pervasività dei saperi disciplinari, cui gli alunni devono adeguarsi. Per favorire il successo formativo è necessario abbandonare il modello universitario imperante nelle scuole, ma orientare la
didattica “ alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte”, prolungando la metodologia che caratterizza i primi anni della scuola primaria.

Riflettiamo ora sulla responsabilità dei genitori in una scuola serena. Questa non deve essere costruita: è sufficiente dar attuazione alla legge. Da mezzo secolo la struttura organizzativa delle scuole è stata ridisegnata, ma mai applicata [si veda in rete: “coraggio!

Organizziamo le scuole”]. Il rispetto delle regole è la condizione necessaria per eliminare la confusione che caratterizza la presenza dei genitori nella scuola, da cui ha origine l’espressione del loro disorientamento. I genitori, infatti, partecipano al suo governo essendo presenti nel Consiglio di Circolo/di Istituto: deliberano il Piano Triennale dell’Offerta Formativa che “elabora e adotta gli indirizzi generali” esprimendoli sottoforma di obiettivi controllabili; definisce inoltre i “criteri generali della programmazione educativa”, per orientare l’attività del Collegio dei docenti e dei Consigli di Classe.

L’origine e il senso della loro presenza a scuola sarebbero evidenti se tali adempimenti fossero onorati: la loro interazione con i docenti sarebbe riportata nell’alveo collaborativo.

Si può pertanto affermare che per attuare quanto ha indicato il ministro Valditara è sufficiente valorizzare l’esecutività del suo dicastero: il rispetto della legge è la chiave di volta.

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