La politica non capisce quanto contino gli anni di servizio nella formazione di un docente. Lettera

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Inviato da Danilo Bertoli  – Alcuni politici continuano a non capire (o fanno finta) quanto contino gli anni di servizio nella formazione effettiva di un docente. Continuano imperterriti a legare il concetto di meritocrazia a concorsi, che, per come sono strutturati, non misurano nessuna competenza reale.

Sento ancora parlare di opposizione di una parte della politica a criteri di reclutamento fondati sul servizio svolto.

E puntualmente si consente a persone inesperte di scavalcare docenti che per anni hanno prestato con onore il loro servizio nella scuola svolgendo tutte le mansioni richieste. Come ho scritto in altre lettere indirizzate a questa redazione, nonostante sia collocato nelle GPS di seconda fascia, sono circa dieci anni (esperienza di ricerca e didattica universitaria a parte) che insegno nei licei della provincia in cui vivo e rischio di dover cambiare mestiere (ammesso che ci riesca) a cinquant’anni suonati poiché in Italia c’è chi continua a pensare che superare prove simili a quiz televisivi e a lotterie sia la strada giusta per reclutare docenti, quella meritocratica.

Di contro un’esperienza svolta per anni sul campo con sacrificio equivale per costoro al nulla o quasi.

Come sempre concludo con una domanda: non vi sembra, cari politici, un ottimo compromesso, tra l’assunzione diretta e un ennesimo inutile concorso, quello di assumere il sottoscritto, e tutti coloro che sono nella medesima situazione, a tempo determinato per l’anno 2021/2022, imponendo, per l’immissione in ruolo, un corso di formazione a spese del partecipante con annesso esame finale? Non sarei abbastanza meritevole? Meglio i concorsi farsa?

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