La politica della bocciatura accoglie consensi, ma accresce il doloroso problema degli scarti. Lettera

di redazione
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Fernando Mazzeo – Anche se nella nostra civiltà non è facile la difesa di giovani inappetenti dal punto di vista culturale, privi di stimoli e ambizioni, la prospettiva di norme più rigide e severe non condurrebbe a nulla.

La bocciatura, infatti, è una opzione che solo in casi eccezionali potrebbe far registrare dei cambiamenti significativi. Un’educazione al servizio dell’uomo dovrebbe, in primo luogo, concentrare i suoi sforzi per la realizzazione di una scuola asservita non a logiche burocratiche e di conservazione tese ad annientare uguaglianza, giustizia, partecipazione, ma a scelte che possano aprire le porte verso un nuovo futuro, verso un nuovo progresso sociale. Si tratta di promuovere lo sviluppo e il progresso di riforme in grado di offrire agli studenti una risposta alle loro attese e dare al sistema formativo scolastico, la capacità di rispondere ai problemi di una scuola di tutti e per tutti.
“L’uomo è una cosa sacra a cui a nessuno è permesso di recar danno”. Queste parole pronunciate da un grande pensatore polacco dovrebbero farci comprendere che non possiamo dimenticare che la frequenza della scuola è la condizione essenziale per preparare tutti ad affrontare e risolvere ragionevolmente i problemi.
Un compito enorme sta di fronte agli educatori che sono chiamati ad assumersi verso le nuove generazioni nuovi compiti che obbligano ad una guida globale dei giovani. Gli educatori non possono dubitare un solo attimo del fatto che la personalità non è mai qualcosa di definitivo e immutabile. Perciò, se vogliamo comprendere appieno il senso e il valore dell’educazione, dobbiamo considerare un’unica possibilità: quella che ci conduce nel profondo delle forze che contribuiscono alla costruzione di un futuro diverso dal presente.
Modelli educativi e di vita che esortano e costringono ad una incessante corsa verso l’alto e alla rivalità di tutti contro tutti, fa sì che la distanza tra aspirazioni e successi ottenuti aumenti continuamente, e la vita dell’uomo sia sempre più soggetta a frustrazioni che sollecitano alla fuga e all’insuccesso e spingono a scorgere in ognuno il nemico.
Perché l’educazione e gli educatori si ostinano a ignorare questa problematica? Perché valutano l’esperienza scolastica unicamente sotto l’aspetto dell’ accrescimento e della forza che in futuro possa assicurare il successo? Ogni atto è importante per potersi arrampicare più su.
La vita dell’uomo non è rinchiusa solo nelle categorie del successo.
Esiste anche la categoria dell’attività. Un’attività che si dispiega su un orizzonte molto più ampio dei compiti che siamo soliti definire con le parole “impegno” e “partecipazione”. Quelli che la scuola considera e tratta da svogliati e sfaticati, sono in realtà ragazzi privi di un posto in una scuola che ha difficoltà ad essere concreta e reale.
Un orientamento e un percorso scolastico ben strutturato, deve raggiungere, con umile comprensione, tutti, deve accompagnarli perché scoprano la via migliore per superare le difficoltà, deve guardare ciascuno non dall’alto, ma “da accanto”, per restituire dignità e valore alla persona attraverso l’ educazione alla differenza.

A questo punto l’ impegno e la volontà a chinarsi su tutte le differenze per costruire rapporti faticosi, ma aperti alle sfide e animati dal coraggio di voler affrontare il doloroso problema dei rifiuti e degli scarti in una società e in una scuola dove, purtroppo, le differenze producono ancora disuguaglianza e dominio, deve afferrarci e portarci oltre i nostri limiti.

Per porre fine alla catastrofe dell’ignoranza, la politica della bocciatura, anche se può accogliere ampi consensi, serve a poco. È indispensabile, invece, un orientamento educativo che possa porsi al servizio di quelle forze, di quelle realtà ancora troppo deboli e imperfette, che hanno bisogno non di essere annullate o disperse, ma guarite, ripensate, rinnovate e valorizzate attraverso il dinamismo della vita.

E, oggi, sono veramente questi i problemi dell’educazione: recupero o abbandono, morte o vita.
Può un educatore dubitare per un solo attimo della scelta da compiere?

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