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La poesia è per tutti, ecco perché e come insegnarla nelle scuole. [INTERVISTA]

Non solo con la matematica. Non solo con il canto e con la pittura. Anche con la poesia ci mettono in testa fin da piccoli che siamo stonati o che non fa per noi, che no, non siamo nati con il talento. E invece neppure con la poesia c’entra granché il talento, né il dono.

La poesia è per tutti. Nei giorni scorsi abbiamo intervistato la professoressa Lorella Carimali, autrice del libro “L’equazione della libertà. Nella matematica c’è la chiave per la rinascita” (Rizzoli, settembre 2020), con il quale smonta il duplice stereotipo secondo il quale la matematica la capisce solo chi nasce con il talento e non è roba da femmine. A sostenere che anche la poesia sia per tutti e che ci sia la possibilità nelle scuole di attivare un approccio più proficuo affinché gli studenti s’impadroniscano della cassetta degli attrezzi per riuscire a scrivere bene delle belle poesie è Luciano Prandini, di Castelfranco Emilia. Quasi settantenne, ex sindacalista e oggi anche editore oltre che celebre vignettista, Prandini, che per la poesia ha vinto il Premio Montale negli anni scorsi con il suo poema “Acque occidentali”, vede nella poesia uno strumento capace di capire sé stessi, perché, dice lui, “la poesia è un’autostrada per l’inconscio” e porta avanti con successo nelle scuole modenesi un progetto con il quale insegna agli studenti a scrivere le poesie. Già membro della segreteria provinciale di Modena della Cgil nei formidabili anni ‘70 e in quelli successivi del crollo dei regimi dell’Est, in cui tanti a sinistra avevano guardato con una speranza poi tradita, Prandini spiega che “la poesia non è un semplice sfogo ma un elemento fondamentale di introspezione e gratificazione, oltre che forma più elevata di comunicazione e relazione con gli altri. Tutti siamo potenzialmente dei poeti”.

Luciano Prandini, da qui l’idea di raggiungere gli studenti, nelle scuole. Ma non si studia già a scuola, la poesia?

“I programmi scolastici non si addentrano nella poesia. Dirigo un circolo culturale e una casa editrice, Rossopietra, facciamo attività culturali, vogliamo divulgare la poesia e la letteratura. Da tempo vado nelle scuole per fare in modo che i ragazzi capiscano dall’interno cosa sia la poesia. A scuola si fa prevalentemente un lavoro sulle figure retoriche o si analizzano i testi di questo o di quel poeta, si fa l’analisi del testo. La gente pensa che sia un’astrazione della realtà. Pensa che sia la trascrizione di un’emozione, di uno sfogo, e ciò a causa della cultura predominante e della visione materialistica ed edonistica che comprime l’anima. Al contrario, la poesia aiuta a capire sé stessi e a interpretare la realtà poiché illumina, porta in superficie la parte più profonda, più intima, libera energie nascoste, favorisce equilibrio interiore, è strumento di liberazione e crescita, quindi la poesia è necessità, bisogno. E quando uno scrive una poesia e la scrive nel modo voluto ricava un grandissimo sentimento di liberazione, di catarsi. La poesia è un bisogno che noi abbiamo, ci permette di imparare a conoscerci e a relazionarci con gli altri. Si stabilisce un contratto più autentico. Leggendo una poesia risali alla psicologia di una persona. Ovviamente occorre avere la capacità di farlo”

Come si svolgono le sue lezioni?

“Il mio progetto prevede due momenti. I ragazzi devono scrivere delle poesie che poi verifichiamo e correggiamo in classe. E loro capiscono di più. Uno scrive una poesia, poi la guardiamo insieme, magari gli dici che l’ha scritta con uno stile da linguaggio quotidiano, banale. Occorre arrivare all’essenziale, si prova a ripulire qualche frase, a trovare un termine con assonanza che gli dà un ritmo. E in questo modo gli studenti capiscono e si rendono meglio conto di come si forma e si scrive la poesia. Questo insegnamento lo può fare un poeta: un insegnante se la pratica la poesia fa fatica. E’ come insegnare musica senza praticarla”

Qual è stato riscontro a scuola?

“E’ stato ottimo. Dopo tante esperienze nella scuola primaria, il primo esperimento due anni fa fu all’Istituto tecnico Meucci di Carpi, con la professoressa Alessandra Gasparini. E’ stato un successo, perché alla fine le poesie le abbiamo pubblicate in un opuscolo, i ragazzi si sono sentiti stimolati e gratificati. Gli adolescenti avvertono, loro percepiscono che c’è questa energia positiva nella poesia, si trae tanta autostima nel farlo. Tutti siamo potenzialmente dei poeti. Non è un dono. E’ una scintilla dovuta a una situazione che sentiamo e che è frutto dell’ambiente in cui viviamo, l’esperienza. Noi viviamo e apprendiamo dall’ambiente, l’ispirazione proviene da una radice interiore. Ed è possibile sollecitarla, coltivarla, la deve cercare dentro se stesso. E’ una scitilla che si può accendere. E da lì si parte e si scrive”.

E’ un po’ come la filosofia, che riscuote successo crescente tra i non adetti?

“Io credo che la poesia superi anche la filosofia. La filosofia si basa sul ragionamento, la poesia attinge all’intuizione, alla parte segreta di noi, si fonda sull’inconscio. E che si traduce quando scriviamo in parole e immagini. Diventa uno strumento di comunicazione più vera, spontanea”.

Un bello strumento

“Certo, chi pratica la poesia vive meglio”.

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