La perfetta scuola finlandese, perfetta per la Finlandia. Lettera

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Inviata da Francesco da Siracusa – Premetto che sono d’accordo col mettersi in gioco e discutere faccia sempre bene, considerare spunti di crescita e “l’occhio del forestiero” possa essere acuto e fotografare criticità che possono stimolare un cambiamento, però l’eco mediatico di una “lettera” di una signora finlandese mi è parso fin troppo eccessivo.

Sorvoliamo qui sulle questioni personali e familiari ed entriamo nel nocciolo della questione puramente scolastica.

La scuola finlandese è perfetta, è perfetta per il suo contesto ambientale, culturale e socio-economico.

Giusto due dati: la popolazione totale è poco sopra i 5 milioni e mezzo di abitanti su una superficie di 338.000 km² e rotti. Per fare un parallelo e capirci, poco più della popolazione della Sicilia vive in un territorio vastissimo più dell’intera superficie della penisola italiana. Ne deriva una densità abitativa pari a 18 ab./km².

Chiaramente non tutto il territorio è abitato, né vogliamo scadere nel determinismo geografico ma ça va sans dire l’approccio alla vita è totalmente differente.

I finlandesi dedicano più del 6% del PIL all’istruzione (noi 4% che scenderà a 3,5 in futuro) hanno relativamente molti più più soldi per sistemare meno scuole con molti meno studenti. Lo stile di vita in un contesto green ed ecologico è molto diverso.

Detto questo la scuola finlandese è all’avanguardia per quanto riguarda l’atmosfera in aula.

Lo stare bene in classe senza stress è il fulcro del loro modo di concepire l’attività didattica e i programmi e rendere più stimolante, inclusivo e accogliente “vivere” la scuola (e su questo non possiamo non essere che d’accordo of course).

Non esistono i voti né le interrogazioni fino ai 13 anni (qua i primi a voler averne sono gli studenti di fascia alta che vogliono la gratificazione e il premio e per “dare risultati e soddisfazioni” ai genitori che in alcuni casi spingono in questo circolo vizioso).

Non hanno le materie distinte, né il “prof. di” delle specifiche materie, ma sono tutti interdisciplinari e non esistono le lezioni frontali (sulle metodologie didattiche, si preferisce la lezione partecipata, il brainstorming, i circle time, debate, la flipped classroom, lavori di gruppo – sospesi quasi tutti in tempi di Covid – ma la lezione frontale non va condannata tout court, funziona pure se il docente è carismatico e sa fare “storytelling” “poiché non esistono studenti inappetenti ma lezioni insipide”, in ogni caso ogni classe ha la sua metodologia adeguata e il docente decide quando e come applicarle).

Hanno 15 minuti liberi per ogni ora per fare quello che vogliono.

Gli insegnanti sono giovani, hanno un percorso universitario dedicato e pare che ci sia la chiamata diretta (guadagnano molto di più dei nostri).

Hanno ampi spazi e scuole ben curate e tecnologicamente avanzate.

Sono massimo 15 per classe, spesso in scuole spesso rurali dove il numero complessivo è molto più basso rispetto a quello siracusano e italiano in genere.

Chissà come verrebbe tradotto in finlandese “classi pollaio”.

Tutte ‘ste belle cose portano risultati? Pare di sì.

Veniamo al contesto siracusano.

Esiste una precisazione da fare che è intrinseca e relativa a tutto il sistema scolastico italiano, soprattutto dall’autonomia scolastica in poi. Ci sono scuole e scuole, contesti e situazioni, realtà ben diverse tra loro, specchio del territorio.

Esistono le scuole di periferia, del centro, quelle di fascia media e le “presunte d’èlite”.

A livello sociologico ci sarebbe da perdere un mare d’inchiostro su questo, ma è chiaro a chi è radicato in un territorio (ma anche a chi ci arriva e ci vive da poco) che una scuola X abbia una nomea che non corrisponde alla scuola Y e alla Z. Spesso tali dicerie si tramandano di generazione in generazione, non suffragate da realtà oggettive e verificabili, non aggiornate e si riverberano nel tempo e nel passaparola anche se 90 % delle persone che ne parla non ha gli strumenti per giudicare l’operato di dirigenti e insegnanti, che cambiano e si spostano o sono in continua evoluzione.

A Siracusa, come in ogni città italiana e in molte europee, ci sono evidenti differenze di utenza scolastica tra quartiere e quartiere.

Può capitare di iscrivere il figlio alla scuola X anche se abita a venti metri di distanza dalla scuola Y, perchè la prima (al contrario della seconda) gode di un’ottima nomea, c’è il giardino, c’è la mensa, ci sono due laboratori d’informatica, quello di scienze, quello di arte e via discorrendo, ci sarà un genitore che prende l’auto dall’altra parte della città per accompagnare e riprendere il figlio all’uscita (questo apparentemente non succede in Finlandia perché tutte le scuole garantiscono gli stessi standard e non c’è competizione tra gli istituti per accaparrarsi iscritti).

Le scuole spesso, istituto comprensivi, scoppiano da una parte per richieste d’iscrizioni e perdono iscritti dall’altra, alcune volte si narra che la scuola X abbia un’ottima scuola elementare e non le medie (senza che ciò sia suffragato da alcuna prova oggettiva) e si iscrivono alle medie di altro istituto. Altre volte capita, se alla scuola dell’infanzia si siano “trovati bene” i genitori, che un intero blocco di studenti trascorra le elementari e le medie insieme a prescindere da maestri e professori che incontreranno e fregandosene della “nomea”.

Le strutture scolastiche sono, in alcuni casi, molto antiche, a parte alcuni poli nuovi dedicati agli istituti superiori, quasi tutte con problemi strutturali e pezze messe qua e là. Alcune dipendono dal comune, alcune dalla provincia. Lì si creano delle dinamiche politiche e situazioni vorticose e i finanziamenti per rimettere in sesto gli edifici scolastici spesso sono “tragedie greche” per restare in tema.

Alcune classi sono numerosissime, non è raro il 24/25 di media di alunni per classe, con punte di 29/30.

Lasciare liberi ogni ora per 15 minuti più di 2000 ragazzini in scuole fatiscenti, che non hanno gli appositi spazi è improponibile, anche se in alcuni superiori capita, possono andare al bar e stare all’aria aperta, alcune scuole medie ed elementari sono dotate di ampi spazi verdi, (piccole pinete addirittura) e l’intervallo (in alcune, anche due, uno di 15 minuti e uno di 5/10) al sole di Sicilia non è da poco, soprattutto in tempi di pandemia.

I docenti italiani hanno spesso un’età media avanzata e più alta dei pari ruolo scandinavi (siamo tra i Paesi al mondo con l’età media più alta del corpo docente), è uno dei lavori mentalmente più usuranti, chi lo spiega alla Fornero?

Si potrebbe affiancare alle maestre e ai professori negli ultimi anni di carriera giovani leve tirocinanti, che potrebbero apprendere “i trucchi del mestiere” ed essere al contempo di supporto (soprattutto tecnologico e nel gestire meglio la classe).

Sui meccanismi di arruolamento dei professori e la formazione dei futuri docenti si aprirebbe un capitolo infinito, chiaramente la chiamata diretta dei dirigenti non è applicabile in Italia.

L’equilibrio e l’atmosfera può essere indirizzata e migliorata dagli insegnanti, però perché tutto funzioni è necessaria la collaborazione dei genitori, che hanno l’obbligo di educare bene i figli (esistono quartieri in Italia disagiati con forti criticità di criminalità organizzata e non, in cui insegnare è veramente una missione e spesso i docenti sono l’unico appiglio per studenti altrimenti allo sbando) servono dirigenti in gamba presenti e propositivi, docenti svegli e aperti al dialogo.

Detto questo esistono punte di eccellenza, anche e soprattutto nel contesto siracusano.

Riflette una situazione che non è tanto diversa da altre latitudini italiane e non.

Dai commenti che ho letto spesso si pensa che al sud sia sempre tutto peggio o più d’uno a lodare le scuole del Nord Italia, sappiate che molto spesso i migliori insegnanti, quelli più “finlandesi” empatici e aperti siano quelli del mezzogiorno che lavorano lì.

A Siracusa esistono professori che fanno lezioni anche all’aperto, hanno studiato fuori regione e anche all’estero, lavorato anche in altre province, conoscono l’inglese e applicano metodologie CLIL, che fanno utilizzare i libri digitali in classe (ma è sempre meglio il cartaceo, purtroppo costa di più) utilizzano anche le LIM, creano programmi di interazione, fanno usare i cellulari per rispondere a quesiti Kahoot, musicoterapia, fanno arrivare gli allievi alle finali nazionali delle olimpiadi di matematica, vanno a scuola in bici, creano una bella atmosfera in classe; in due parole: ci tengono!

Questi signori svolgono il loro lavoro con passione, l’entusiasmo coinvolge e spinge gli studenti, anche i meno motivati, anche in contesti depressi, anche in situazioni pesanti.

Bisogna avere la fortuna di incontrarli.

Sì, è un terno al lotto, ma non così raro.

Buona scuola a tutti e buona fortuna.

PS. Esistono pure professori che del metodo finlandese ne hanno parlato e discusso in classe con i propri studenti, anche loro consci, con spirito critico e capacità deduttive, che la scuola finlandese è perfetta, perfetta per la Finlandia, che quella italiana tanto vituperata, che fa acqua da tutte le parti, non è tanto male, che offre gli strumenti per stare al passo coi tempi, ma che bisognerebbe investire molto di più sulla pubblica istruzione e rendere gli edifici e le strutture migliori, potenziare e migliorare la classe docente (magari aumentando anche gli stipendi).

La scuola è vero cardine della società, vero mezzo di diffusione culturale e punto di legame tra storia e innovazione, ponte tra passato e futuro, faro e riflesso per il territorio.

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