Argomenti Consulenza fiscale

Tutti gli argomenti

La pensione con 39 anni di contributi prevede una penalizzazione?

WhatsApp
Telegram

Se si vuole lavorare e ritardare la pensione, è bene sapere che è possibile riprendere l’attività lavorativa anche dopo il pensionamento.

Accedere alla pensione per un lavoratore è sempre un grosso punto interrogativo a livello economico. Questo perché sicuramente l’assegno che si andrà a percepire non eguaglierà l’ultimo stipendio e si dovrà imparare a vivere con un reddito più basso. Rispondiamo alla domanda di un nostro lettore che ci scrive:

Buongiorno, sono una guardia giurata e ho compiuto 65 anni il 27 luglio , attualmente ho maturato 37 anni di contributi e a conti fatti arrivo a compiere 67 anni con 39 anni di contributi. La mia domanda è questa: con soli 39 anni di contributi (ho cominciato a lavorare nel 1972 però nel 2010 sono stato disoccupato per quasi 5 anni) perdo molto di pensione in percentuale? E si può chiedere di lavorare almeno per altri 3 anni? Grazie per la risposta

Pensione con 39 anni di contributi

Sicuramente la pensione calcolata su 39 anni di contributi darà un importo minore rispetto a quella calcolata su 42 anni e 10 mesi di contributi. Semplicemente perchè ci sono quasi 4 anni di contributi in meno versati. Ma basti pensare che la pensione di vecchiaia si ottiene con 20 anni di contributi minimi per capire che 39 anni sono un gran bel numero.

Non so quantificarle quanto “perderebbe” rispetto la pensione con il massimo contributivo. Al calcolo della pensione, infatti, non concorrono solo gli anni di contributi ma anche la retribuzione su cui sono calcolati. Più è alta la retribuzione più vale un anno di contributi al momento di trasformarlo in pensione. Se lavora nel privato, tra l’altro, non è obbligato ad accedere alla pensione a 67 anni e potrebbe anche accordarsi con il suo datore di lavoro per proseguire l’attività.

Ma, le ricordo, c’è anche la possibilità di andare in pensione presentando dimissioni volontarie (necessarie per il lavoro dipendente) e riprendere a lavorare dopo la decorrenza della pensione. Tutti i contributi maturati dopo il pensionamento, infatti, concorrono alla formazione di nuovo montante contributivo che dopo 2 o 5 anni può dare vita ad un supplemento di pensione. Ovvero una integrazione alla pensione già percepita calcolata solo sui contributi versati dopo il pensionamento. Ovviamente con il sistema contributivo.

La pensione di vecchiaia, infatti, è pienamente cumulabile con reddito da lavoro ed un pensionato può tranquillamente riprendere a lavorare e, allo stesso tempo, percepire l’assegno di pensione intero.

WhatsApp
Telegram
Consulenza fiscale

Invia il tuo quesito a [email protected]
I nostri esperti risponderanno alle domande in base alla loro rilevanza e all'originalità del quesito rispetto alle risposte già inserite in archivio.

Eurosofia. Hai ottenuto il ruolo? Il 28 settembre segui il webinar gratuito: “Neo immessi in ruolo: cosa c’è da sapere per superare l’anno di prova”