La pedagogista Giacomini: “L’errore non è un nemico da combattere a tutti i costi, troppa attenzione sui successi del singolo”

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In un’epoca dinamica e mutevole, la realtà che circonda i nostri bambini è caratterizzata da un ritmo frenetico. Molti si adattano agilmente a questo scenario, equilibrando scuola, attività extrascolastiche e tecnologie invadenti.

Tuttavia, esiste anche una porzione di giovani che, per loro natura più pacata o riflessiva, si trovano a fronteggiare sfide maggiori, rischiando di sentirsi inadeguati.

In questo contesto, emerge il paradigma pedagogico di “Scuole Felici”, ideato da Giovanna Giacomini, pedagogista.  A Luce, webzine del sito Quotidiano.net, Giacomini sottolinea l’importanza di rivedere i valori educativi, focalizzandosi meno sulle competenze e più sul benessere individuale. Quest’ultimo viene definito come la capacità di portare alla luce il meglio di sé in ogni situazione, un concetto che riflette l’etimologia stessa dell’educazione: “ex-ducere”, ovvero condurre fuori.

L’approccio di Giacomini sottolinea l’importanza di contestualizzare l’educazione nel tessuto storico e sociale attuale. Implica l’adozione di uno stile di vita che valorizzi l’inclusione, l’equità e l’accessibilità educativa. In questo modello, l’educazione non mira all’appiattimento su standard omogenei, ma celebra e promuove la diversità individuale.

Un aspetto cruciale di questo paradigma è l’accessibilità universale all’istruzione, che non deve essere limitata solo da barriere geografiche, ma deve essere resa facilmente fruibile a tutti. Inoltre, Giacomini evidenzia l’importanza della centralità della persona nel sistema educativo, proponendo di spostare il focus dalle valutazioni tradizionali al benessere degli studenti.

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