La morte delle regole produce sregolati o innocenti morti. Lettera

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Inviata da Antonio Deiara – Il delirio di impunità nasce alle Elementari e cresce alle Medie e Superiori, fermiamolo.

Declamava il Fra’ Cristoforo di manzoniana memoria, per giustificare l’ingresso di due donne in convento, Agnese e Lucia: “Omnia munda mundis (ogni cosa è pura per chi è puro)!”. L’applicazione distorta di tale visione del comportamento dell’uomo, a partire dall’età della fanciullezza ha prodotto, sta producendo e produrrà frutti avvelenati.

Una normativa scolastica “buonista” e farraginosa, incline a derubricare ogni comportamento scorretto o da bullo a “ragazzata”, “marachella”, “scherzo innocente”, etc. ha sentenziato la morte delle regole. Perché non posso andare in bagno se voglio andarci? Perché devo studiare se sarò promosso anche “senza toccare libro”? Perché non posso dare un pugno
a chi non vuole darmi la sua merenda o, quantomeno, due euro al giorno? La cronaca giornaliera ci fa sapere che, tragicamente, la morte delle regole produce sregolati morti o feriti, oppure morti o feriti innocenti, vittime dei comportamenti privi del rispetto delle regole da parte di sregolati incalliti. Col passare degli anni si passa al “Perché devo rispettare i limiti di velocità?”, al “Perché non posso attraversare col semaforo rosso?”, al “Perché non posso bere prima di guidare? Sono lucidissimo…”. Giusto: l’etilometro è sicuramente starato. La colpa è sempre degli altri e mio figlio non può non essere nel giusto.

Il mio quadratino di libertà finisce nel punto in cui inizia il quadratino dell’altro; non posso avere ragione solo perché genitori compiacenti o vigliacchi e insegnanti distratti o svogliati mi hanno dato ragione, pur di evitare l’esplosione della mia rabbia o la contestazione in Consiglio di classe da parte di mamma e papà. Nel frattempo attraverso col rosso fuori
dalle strisce pedonali o me ne infischio del limite di velocità che indica 50 chilometri orari e sfreccio col tachimetro che indica 100 Km/h, sferro due coltellate a quel presuntuoso che si illude di poter fare apprezzamenti sulla mia ragazza o “punisco” a colpi di badile chi non mi ha ancora pagato i 300 euro della “dose” di droga che gli ho venduto “incautamente”.

La spirale si avvolge intorno al superuomo ruspante, lo intrappola in una visione solipsistica ed autoreferenziale della realtà, nella quale tutto e tutti sono sottomessi alla volontà dello “sregolato”. Perché non eliminare mamma e papà e disporre subito dei soldi della mia sacrosanta eredità? Perché non entrare nella casa di quella vecchia Maestra e portarle via tutto, soldi e gioielli? Tanto a lei non servono ma a me sì… Perché non far
pagare dai miei genitori la sostanziosa parcella richiesta da quel bravo avvocato ed ottenere la promozione che mi è stata ingiustamente negata? Dite che non ho studiato, ma questo non c’entra; oggi, studio o non studio, dobbiamo essere tutti promossi, per legge!

Il delirio di impunità, padre di innumerevoli comportamenti scorretti o aggressivi o delittuosi, nasce alle Elementari e cresce alle Medie e Superiori. Fermiamolo, finché siamo in tempo! Definiamo poche regole chiare nella Scuola: rispetto per tutte le persone, rispetto per le cose di tutti, rispetto dei propri doveri scolastici oggi e lavorativi domani, ed esigiamone l’osservanza senza esoneri. Chi sbaglia, paghi il proprio debito con la Scuola
o la Società; subito e per intero nella Comunità educante, nel più breve tempo possibile e sempre per intero nella Società. Dimenticavo: chi educa e insegna, si comporti in modo coerente con le regole stabilite; chi governa rispetti per primo la Costituzione e le Leggi della Repubblica Italiana, soprattutto quelle che non condivide. Di chiacchiere vuote son lastricate…

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