La miopia della politica scolastica. Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Lo stallo dell’istituzione scuola ha una precisa origine: l’assenza della cultura esperienziale. I politici si avvicendano e affrontano il problema educativo come se si trattasse di un terreno vergine. Essi in genere focalizzano le situazioni che primeggiano nelle indagini internazionali o le tesi esposte nei simposi, forse perché ritengano obsolete le scelte fatte prima; si fermano alla constatazione dei deludenti esiti nell’azione formativa senza ricercarne la natura. Un errore imperdonabile!

2015
La legge 107, la cosiddetta buona scuola, modifica la struttura organizzativa introdotta nel 1974 le cui fondamenta affondavano nel tessuto scientifico. (In rete: “Scuola: i nodi vengono al pettine”).

2020
La Camera dei Deputati approva all’unanimità una sperimentazione sulle competenze non cognitive: una proposta che duplica l’oggetto del mandato conferito al Collegio di docenti (in rete: “La malattia della scuola”).

Il ministero dell’istruzione è al lavoro per modificare la scuola secondaria di primo grado, anche per facilitare l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Un’iniziativa che contrasta con lo spirito costitutivo della scuola media unica che tendeva primariamente all’orientamento verso gli studi successivi. (In rete – “La scuola media: un campo inesplorato”).

La riforma degli Istituti Tecnici Superiori è calendarizzata al Senato. Le esperienze maturate con i progetti ministeriali Abacus, Ambra e Mercurio non sono state capitalizzate. Eppure le rilevazioni dell’università della scienza dell’informazione di Milano esaltavano le prestazioni dei relativi studenti. (In rete- “La promozione delle competenze”).

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