La mia personale riforma del reclutamento. Lettera

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Inviato da Marco Cacciato Insilla – Sento l’esigenza di manifestare pubblicamente i sentimenti che sto vivendo in questi giorni, di fronte al continuo susseguirsi di notizie riguardanti il reclutamento dei docenti.

Mi sembrano utili due premesse per contestualizzare il mio punto di vista.

1) Mi considero vicino agli ideali del M5S.
2) Promuovo a pieni voti l’operato della ministra Azzolina.
Proprio per questo, il mio appello è rivolto, in primis, ai rappresentanti politici del Movimento. Ma anche agli altri.

Sono anch’io un docente precario, al terzo incarico annuale consecutivo nelle scuole secondarie. Ho scelto di abbracciare il mestiere dell’insegnamento quando frequentavo il liceo. Mi sono diplomato al liceo scientifico. Mi sono laureato in Lettere a Catania e specializzato a Firenze in Filologia Moderna. Sempre con lode. Ho scritto la seconda tesi all’estero, in Erasmus. Ho fatto un master universitario in Didattica e spicopedagogia per alunni autistici e un executive master in Giornalismo a Roma. Anche questi superati col massimo dei voti. Ho maturato i 24 cfu nelle discipline pedagogiche. Ho cominciato a lavorare nelle scuole come educatore di ragazzi speciali. Ho pubblicato un libro, con studi, ricerche e interviste, sulla promozione dei diritti umani nelle scuole attraverso la letteratura. Ho scelto la scuola per svolgere i tirocini universitari. Infine, ho cominciato a insegnare lettere nella secondaria a 32 anni. Questo è stato il mio percorso di formazione fino ad oggi.

E adesso? Comprendo la necessità di avere in cattedra docenti preparati, sbarrando la strada a chi ha scelto questa professione come ripiego. In condizioni normali, sarebbe plausibile l’idea di un concorso pubblico. In condizioni ideali, sarebbe ottima l’idea di lauree abilitanti con tirocini nelle scuole. Ma adesso non ci troviamo né in una situazione normale, né in un mondo ideale. Ora siamo in emergenza. Tutti i docenti, compresi quelli come me, hanno garantito il normale svolgimento di questi due anni scolastici sconvolti dalla pandemia. Che quando non ci ha uccisi, ci ha spaventati, ci ha fatto temere per i nostri cari. Perdonatemi, ma non riesco a sposare l’idea che un docente debba essere valutato sulla base di una preselettiva che chieda quale numero, fra 2 oppure 3, sia quello giusto per completare la sequenza numerica 44, 56, 79. No. Non è così che un docente dev’essere valutato. Così la mia dignità ne uscirebbe a pezzi. E non avremmo docenti di qualità, ma nozionisti senz’anima, crocettisti, miracolati. Spostare mezzo milione di persone per una preselettiva umiliante, nel mezzo di una pandemia, permettetemi, mi sembra più illogico dei quesiti di logica delle prove preselettive.

E allora quali sono le proposte? Si faccia un concorso semplificato e non nozionistico per i neolaureati, anche loro hanno il diritto di realizzare il loro sogno. Subito. Per quelli come me, invece, che quest’anno hanno maturato la terza annualità e non hanno potuto partecipare allo straordinario, ma anche per coloro che a settembre otterranno un incarico dalle graduatorie provinciali, studiate un altro percorso. Sono disposto ad aprirvi le porte delle mie classi. A tornare tirocinante nel mio quarto anno d’insegnamento. Entrate. Valutate come spiego una poesia d’amore ai miei studenti. Valutate se riesco a far vibrare i cuori con l’Infinito di Leopardi. Valutate come riesco a gestire un alunno che viene a dirmi “Professore sono gay, ma non so come dirlo ai miei”, perché è successo. Mandate qualcuno a sentire come consolo un alunno che piange perché ha preso un cinque, perché è successo. Mandatene un altro a sentire l’alunna che mi ringrazia perché al primo quadrimestre aveva quattro e al secondo ha raggiunto il nove, perché è successo. Andate a parlare perfino con quei genitori che quando vedono i voti del primo quadrimestre sono delusi, ma ricordate di tornare da loro al termine del secondo. Quando mi dicono: “Con lei mia figlia ha imparato a studiare. Grazie. Speriamo che ci sia anche l’anno prossimo”, perché è successo. Come sono successe tante altre cose, in questi tre anni d’insegnamento.

E allora continuate magari a formarci nelle scuole in cui già lavoriamo. Non valutate la lezione simulata davanti alla commissione, ma quella che già teniamo nelle nostre classi. Valutate la passione, la dedizione, l’attenzione a misurare ogni singola parola per non offendere la sensibilità dei vissuti che ascoltano le nostre lezioni. In poche parole, valutate professionalità, vocazione e competenza, che nessun concorso pubblico, concepito in questo modo, riuscirebbe mai a valutare.

E ai partiti politici, in particolare al M5S, dico: “Vi prego, non fate le barricate sulla nostra pelle. Non ora, con la pandemia che ancora morde. Non ora, che siamo già così provati. Ora no”.

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