La mia idea di scuola al neo Ministro. Lettera

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Inviato da Prof.ssa Mara Pieroni – Vorrei spiegare al ministro le innumerevoli questioni irrisolte della scuola italiana, ma ci vorrebbe un sito web dedicato.

Ho scelto questo paragone perché le questioni sono fra loro collegate come le pagine di un sito web. Ogni argomento che andrebbe e affrontato è legato ad altri, a loro volta interconnessi fra di loro, che rimandano poi alla pagina web iniziale.

Gli istituti scolastici a volte non funzionano, le leggi sembrano proposte per semplificare, ma certe volte vanno ad aggiungersi, a sovrapporsi a leggi obsolete senza abolirle.

Il legislatore e/o il ministro, in buona fede, vorrebbe fare meglio del precedente, per una sua personale visione della scuola, perché i sindacati, i politici, le esperienze dirette e indirette gli hanno creato un quadro di luci e ombre. Può darsi che in altre nazioni abbia notato delle diversità migliori che ritiene applicabili alla realtà italiana. Può darsi che nelle classi dei figli e dei nipoti abbia osservato delle pecche che andrebbero riviste. Forse un parente, la moglie, il figlio docente gli hanno raccontato l’idea che si sono fatti del mondo della scuola.

Personalmente, come docente di scuola superiore e come genitore di due figli che hanno frequentato dal nido alle scuole superiori, che la minore ancora frequenta, noto varie situazioni ingarbugliate che andrebbero riviste. Sono tuttavia delle idee personali, frutto della mia esperienza, filtrata dai corsi abilitanti, dai corsi di aggiornamento, dalle opinioni di colleghi più esperti, condizionate dalle mie esperienze di studente di più di trent’anni fa. Noi adulti abbiamo idealizzato, e tendiamo ancora a farlo certe volte, la scuola superiore che ci ha formati, che oggi sarebbe inapplicabile perché la società è stata completamente ristrutturata dalla tecnologia.

Se interventi saranno attuati, non dovranno guardare solo alla scuola di oggi. La società contemporanea è talmente fluida che l’evolversi di nuovi stili di vita, basati su tecnologie e tecniche applicative in continua evoluzione, richiedono al mondo della formazione un adeguamento ininterrotto.

Le novità introdotte dovranno preparare le donne e gli uomini di domani a una società che nel frattempo si sarà differenziata, sarà diventata certamente più individualista, ma avrà accolto valori morali, abitudini e stili di vita che ad oggi non si possono nemmeno ipotizzare.

Il nuovo ministro, per rivedere le situazioni nelle scuole, degli obiettivi da raggiungere, dovrebbe coinvolgere il personale docente e Ata, in un percorso in continuo accomodamento, per applicare nuove idee e verificarne l’efficacia. Potrebbe essere fatto attraverso sondaggi mirati, come fanno le grandi aziende per capire la soddisfazione dell’utente. In questo caso, si andrebbe a testare direttamente l’efficacia di interventi legislativi nei vari gradi dell’istruzione. Ad esempio, se nella riforma delle superiori, alcune materie comuni sono stare introdotte al biennio, per dare una formazione omogenea, ma poi ci si rende conto che sono argomenti che andrebbero trattati nell’anno del conseguimento del diploma, si dovrebbe correggere il tiro. Nei tecnici e nei professionali, il biennio delle superiori è a mio avviso articolato in troppe discipline diverse fra loro. A ben vedere resta più ostico del triennio, che è più concentrato nella metà delle discipline. Se questo era stato pensato per consentire un passaggio più semplice da un indirizzo di studi ad un altro, evitando il ricorso a uno studio integrativo delle materie mancanti, per me si rivela una trappola che può contribuire all’abbandono scolastico proprio di quegli studenti che hanno scelto una formazione scolastica ritenuta m enormi impegnativa di un liceo.

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