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La metacognizione per una lingua veicolare nella metodologia CLIL

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L’integrazione tra i contenuti e la lingua richiede, da un punto di vista strettamente disciplinare, che le modalità di insegnamento e apprendimento siano votate ad una acquisizione linguistica che risulta particolarmente necessaria alle conoscenze disciplinari in quella fase. In altre parole, quello che definisce l’apprendimento linguistico in una modalità classica di insegnamento della lingua straniera deve essere rafforzato maggiormente in alcuni aspetti necessari alla competenza disciplinare.

Possiamo indicare come esempio il lavoro lessicale, che deve essere orientato verso la direzione necessaria al discorso disciplinare, cioè contenuti e nozioni che lo studente deve sapere esprimere in lingua straniera; il lavoro linguistico inteso come qualcosa di più complesso di un semplice apprendimento di vocaboli, che è un lavoro più di tipo espressivo, discorsivo. In quest’ultimo caso si rivolge maggiore attenzione alla capacità veicolare e strumentale della lingua, piuttosto che alla sua correttezza formale che però non deve essere trascurata del tutto.

Tutto ciò però non sarebbe possibile senza la presenza dell’elemento fondamentale della metacognizione.

Cosa si intende con metacognizione e quale ruolo gioca all’interno della metodologia CLIL?

Con questo termine si suole indicare un concetto definito da J. Flavell e A. Brown nel corso degli anni ’70 nell’ambito delle loro indagini sulla metamemoria dei bambini, ovvero sulla loro conoscenza e il loro dominio dei propri processi mentali. In generale è possibile affermare che la metacognizione è sia la conoscenza del compito da svolgere e delle strategie utili ad affrontarlo in modo efficace, sia il controllo del processo cognitivo nella sua interezza, incluse le fasi di organizzazione e di scelta dei metodi di svolgimento, nonché l’autovalutazione del proprio operato e l’applicazione di misure correttive ove necessarie.

La metacognizione diventa così un’abilità che si consegue gradualmente nel corso della vita ed è collegata reciprocamente all’apprendimento: le ricerche riguardo a questo tema svolte nel corso degli ultimi trent’anni hanno mostrato in maniera sempre più definita che, laddove i discenti sono coscienti dei loro processi cognitivi e sono in grado di strutturarli e guidarli, l’apprendimento risulta particolarmente efficace. Non risulta quindi complesso capire quanto sia di fondamentale importanza, nell’attuazione della didattica CLIL, assicurarsi che gli studenti siano capaci di rendersi conto dell’importanza dell’uso strumentale della lingua nel conseguimento maturo della disciplina non linguistica in oggetto.

Perché è importante creare un contesto di apprendimento incentrato sullo studente al fine di favorire una sua crescita autonoma e cosciente?

Il CLIL, inteso come approccio integrato della disciplina e della lingua straniera, sollecita e necessita dell’utilizzo di strategie trasversali, le quali si rivelano particolarmente utili alla maturazione generale del discente. Si tratta di mettere in atto delle strategie di metacognizione a sostegno di uno studente autonomo e consapevole. Lo studente può essere supportato per il raggiungimento della sua indipendenza proprio esplicitando e chiarendo l’apprendimento dei contenuti e della lingua, definendo le abilità che caratterizzano la disciplina e, in tal maniera, favorendo una condizione utile a colmare il divario tra le capacità concettuali e cognitive dei discenti e il loro livello linguistico. Il CLIL dovrebbe per questo essere fautore di un annullamento della distanza tra ciò che il discente vorrebbe esprimere e ciò che è effettivamente capace di esprimere.

Sul versante didattico questa annotazione riprende, seppure indirettamente, la questione del trattamento degli errori: vengono valutate in una prima fase le abilità di esprimere concetti e nozioni e, solo in una seconda fase, la forma linguistica. È pur vero che il CLIL prevede anche il miglioramento della competenza linguistica, obiettivo per il quale è importante che il docente si prenda cura della correttezza formale delle produzioni degli studenti anche iniziando, discretamente, dai loro errori, ma concentrando la loro attenzione non tanto, o non solamente, sulla violazione delle regole grammaticali quanto su quegli errori che rendono complessa la trasmissione del messaggio.

Quale ruolo gioca nella metodologia CLIL la centralità della disciplina insegnata in lingua straniera?

È consequenziale che nell’insegnamento CLIL non va mai messa in secondo piano la centralità della disciplina insegnata in lingua straniera; non si dovrebbe mai sintetizzare o semplificare il contenuto a vantaggio della lingua, né tantomeno cadere nell’errore di una eccessiva semplificazione dei concetti della stessa disciplina. Il discente è tenuto ad esprimersi in forma corretta ed appropriata su questioni concettualmente impegnative; deve essere in grado di fare appello ad un’ampia gamma di strategie che, quando dovessero essere necessarie, lo supportino nell’esprimere e nel contestualizzare conoscenze acquisite in contesti diversi.

Il CLIL dunque, ponendo maggiore risalto alla comunicazione rispetto all’esercizio, diviene un’esperienza didattica interattiva: una metodologia didattica che, anziché percepire gli studenti come soli recettori, tende a renderli il più possibile parte attiva, con la stimolazione di quei processi di indagine, supposizione e soluzione di problemi che, oltre a determinare risultati più solidi e duraturi, migliorano l’autonomia dello studente. Tutto ciò ha inevitabilmente ricadute positive sull’apprendimento dal momento che stimola la voglia dello studente di apprendere.

Quali vantaggi dell’uso della metodologia CLIL sulla didattica tradizionale?

Il chiaro vantaggio del CLIL si palesa proprio nel suo apporto al ringiovanimento della didattica tradizionale, fondata sulla trasmissione dei saperi, in cui l’insegnante espone contenuti e concetti, produce dimostrazioni, effettua esperimenti, basandosi su uno sviluppo logico che a lui risulta evidente, ma che non è egualmente chiaro agli studenti, i quali  non possiedono la medesima competenza disciplinare dell’insegnante. Lo studente è chiamato, in questa situazione, ad ascoltare, a comprendere, ad esercitarsi e a riprodurre quanto gli è stato fornito, con l’unico ruolo di ricettore passivo di concetti elaborati da un’altra figura. Diversamente un apprendimento diventa significativo, e di conseguenza prende luogo nella mente del discente, se è acquisito in modo attivo e soggettivo, se produce interesse e stimoli nuovi.

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