La metà degli studenti è tornata in classe, ma in condizioni difficili: Anief spiega perché

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Oggi è ripresa la scuola in dieci regioni, con quasi 4 milioni di alunni tornati sui banchi: in molti casi, sono diverse le classi numerose che alzano i rischi di contagio e rendono la didattica difficile. Il ministero dell’Istruzione continua a ridimensionare il fenomeno, ma è inequivocabile che il numero degli alunni per classe rimane troppo alto.

Ancora di più, perché il rischio contagio da Covid rimane alto e il Green Pass, contro cui Anief ha avviato più di un ricorso, non offre alcuna garanzia e perché nelle nostre scuole è vaccinato solo un individuo su cinque. Per questi motivi, il giovane sindacato ribadisce che è giunta l’ora di rivedere il rapporto alunni-docenti, con un ridimensionamento del numero di alunni collocati nella stessa classe, una maggiorazione importante del numero di aule e plessi, con parallelo incremento degli organici.

“La fine delle classi pollaio – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non può prescindere dal cambiamento dei parametri che regolano i tetti numerici in vigore sulla formazione delle classi. È giusto di ieri la denuncia dell’associazione Cittadinanzattiva, secondo la quale in 17mila classi sono presenti più di 25 giovani iscritti, con netta prevalenza alle superiori: una realtà, che in tempo di Covid ha dell’incredibile, che si deve alla stretta impressa dal decreto legge 81 del 2009. Anief, tuttavia, ritiene che sia giunto il momento di prendere di petto la situazione, andando a risolvere il problema in modo strutturale e formando le classi con non oltre 15 alunni: il nostro Ufficio Studi ha calcolato che oltre l’80% delle classi supera questo parametro, perché su 366 mila classi, solo nel 15,9% dei casi si rispetta la norma sul distanziamento prevista dal Decreto Ministeriale del 18 dicembre del 1975. Quindi, solo andando ad imporre nuovi tetti numerici, si potrà arrivare all’obiettivo che porterà non pochi benefici anche per il miglioramento delle competenze acquisite, considerato che l’apprendimento è inversamente proporzionale al numero degli alunni collocati in ogni classe. Ecco perché  – conclude Pacifico – abbiamo deciso di scioperare nel primo giorno delle lezioni, consapevoli che è stata una scelta difficile ma necessaria”.

Sempre Cittadinanzattiva ha chiesto al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e al Governo di “abrogare il decreto legge 81 del 2009, cosiddetto Tremonti-Gelmini, che consente fino a 30 alunni per classe nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, per ritornare ai parametri stabiliti dalla normativa antincendio (DM 26.08.1992) che fissano il numero massimo in 25 alunni (26 con l’insegnante) e a quelli del DM del 18.12.1975 che prevede uno spazio ‘vitale’ per alunno di mq 1,80 e mq 1,96 secondo il tipo di scuola”.

Anief ritiene che il punto non è stabilire la reale consistenza degli alunni concentrati in classi over size, ma proprio la necessità fatta emergere da Cittadinanzattiva di andare a cancellare una volta per tutte il DL 81/2009 voluto dell’ultimo Governo a guida Silvio Berlusconi. Quei limiti, che permettono agli Uffici scolastici di autorizzare classi anche da 30 e più iscritti, non erano compatibili con la didattica e con la sicurezza prima del Covid, figuriamoci ora che ci troviamo in piena pandemia. L’occasione per arrivare a questa abrogazione è quella di utilizzare i fondi in arrivo del Pnrr: andando ad utilizzare un terzo degli oltre 30 miliardi del Recovery plan, si potrebbero certamente superare quelle deroghe che oggi legalizzano le classi pollaio. Altrimenti, presto, già in autunno, ci ritroveremo con il proliferare dei contagi, delle quarantene e della dad, con una parte degli alunni lasciati a casa e un’altra parte in presenza a scuola.

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