La mancanza di buon senso nelle regole del CTS. Lettera

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Inviata da Cristiano Villari – Le misure proposte dal Comitato Tecnico Scientifico per il rientro a scuola in sicurezza soddisferanno forse tale fine ma ledono fortemente la socialità tra gli studenti, con tutte le
ripercussioni negative che esse avranno sulla loro vita scolastica.

Esaminiamo alcuni aspetti:
1) Gli alunni dovranno mantenersi “statici” ad un metro di distanza tra loro con il rischio di dovere svolgere anche la ricreazione seduti al banco. Mi chiedo come si possa pretender loro di non muoversi liberamente nemmeno in questi momenti di pausa didattica. I nostri studenti, che non eccellono certo per la disciplina, dovranno ora seguire un comportamento rigorosissimo: in fila indiana all’entrata, 60 cm di distanza entrando ad un metro al secondo, seduti per cinque/sei ore di fila, ci si alza solo per andare in bagno, si esce ordinatamente secondo l’algoritmo precedente. Se
tali misure fossero stati proposte in tempi normali, il proponente sarebbe stato etichettato come il sergente di una caserma militare ed ora si vuole che diventino la prassi anche per gli alunni più piccoli, che dovranno sempre rispettare il metro “sacrale” di distanza dal compagno “untore”.

2) A noi docenti è stato più volte ripetuto di abbandonare il metodo della lezione frontale e di promuovere invece una didattica capovolta, basata fortemente sulle attività di apprendimento che privilegino i lavori cooperativi tra gli studenti. Come potranno loro lavorare in gruppo dovendo
mantenersi a distanza e non potendo tra l’altro condividere lo stesso banco di lavoro? Un’attività di gruppo in un laboratorio, dove gli studenti condividono gli stessi materiali, non sarà possibile visto che lo stesso oggetto non può passare da una mano all’altro se non dopo opportuna sanificazione.

3) La didattica a distanza è stata criticata perché impediva la socialità tra gli alunni, adesso gli studenti si ritroveranno solo fisicamente nella stessa aula e dovranno lavorare ognuno per se essendo “abortite” tutte quelle attività didattiche che richiedono necessariamente vicinanza fisica, condivisione degli stessi materiali, mobilità tra i vari gruppi di lavoro, eccetera. Mi chiedo come mai i pedagogisti che hanno fortemente criticato la DAD non abbiano nulla da dire a riguardo. Non parliamo degli aspetti organizzativi della scuola che causeranno parecchi problemi alle famiglie: se ho due figli di cui uno mi entra alle otto, l’altro alle 9.15 ed io alle 8.30 devo entrare al
lavoro, come faccio? Accompagno anche il secondo alle 8 e gli dico di aspettare ma così si crea l’assembramento che l’ingresso scaglionato vorrebbe evitare. Mi affido allora al trasporto pubblico: i comuni in deficit per le mancate entrate nel lockdown avranno risorse sufficienti per raddoppiare, triplicare il trasporto scolastico, dovendo anche mantenere il metro tra un passeggero e l’altro?
Se si vuole a tutti i costi tornare alla didattica in presenza si accetti il rischio che si torni alla “normalità” di prima, prevedendo comportamenti più accurati nell’igiene delle mani e nella distanza interpersonale. Si intensifichino i test diagnostici per spegnere subito i potenziali focolai. Altrimenti gli alunni soffriranno dell’eccessiva rigidità di regole a cui non sono abituati, visto che è sotto gli occhi di tutto che in questa estate hanno dei comportamenti sociali come se il virus non esistesse.

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