La malinconia per gli studenti che ci lasciano e la consapevolezza di aver contribuito a creare il loro destino. Lettera

di redazione
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inviato da Gianni Mereghetti (Insegnante) –  Carissimo direttore,
questi giorni portano con sè una tensione incontenibile e una profonda malinconia: ogni giorno che passa aumenta in me il battito del cuore, mi sento in mezzo al guado, tirato tra la domanda di un intervento buono e la mia responsabilità a porre le condizioni perché ogni mio studente e studentessa esprima ciò che è, il che è il meglio di sé; così ogni giorno che passa cresce in me la malinconia, perché sento che si sta concludendo un percorso, e che non posso più dare quello che mi manca di dare per completarlo.

Sono due sentimenti che mi portano a rendermi conto che voler bene ad ognuno dei miei studenti e delle mie studentesse oggi significhi farmi da parte e lasciare a loro la mossa, nella certezza che è un Altro a guidarla ad un bene che io non so dare loro, ma posso riconoscere come dato e seguirlo. E’ una malinconia struggente quella che entra dentro gli attimi e le cose, sentire che se ne stanno andando, una malinconia che mi sfida a riconoscere che vi è un bene in questo loro andarsene, un bene di destino che è più di quello che ho loro dato, anche se quello che ho loro dato contribuisce a costruirlo.

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