La lezione frontale è veramente da bocciare? La riflessione di un pedagogista

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Dr. Massimo Luciano Sidoti* –  Ad oggi notiamo ancora che la figura dell’insegnante viene percepita come colui che deve trasmettere conoscenze e si tende a bocciare la lezione frontale perché si ritiene ormai superata. Gli insegnanti non si limitano a trasmettere conoscenze, ma imprimono il sapere attraverso un impronta del proprio essere, attraverso una trasmissione corporea ed empatica.

Durante la lezione frontale gli insegnanti trasmettono valori, anche con la semplice lettura di un brano, facendo rivivere momenti, fantasie, lasciando spazio a mille interpretazioni del testo. Aiutano l’alunno a saper interpretare e superare momenti di timidezza, oppure far comprendere le emozioni di gioia, felicità, tristezza, rabbia. Ma soprattutto trasmettono il sapere attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva.

Ecco perché il valore della lezione frontale si configura come uno scambio di divergenze, di confronto e di crescita.

Senza la lezione frontale non può esserci evoluzione da parte dell’alunno, essa è fatta da tanti momenti.

Il discente immerge l’alunno nella disciplina attraverso le emozioni, i paradigmi filosofici, il metodo di studio, il linguaggio fluido con le giuste declinazioni.

Pertanto, la lezione frontale non può essere percepita come uno schema da seguire ben definito e concepire gli alunni come soggetti passivi. L’insegnante non è un dispensatore di conoscenze, ma è colui che suscita un interesse, un continuo scoprire, una guida che rimanda feedback accompagnando l’alunno verso un obiettivo, collegando informazioni nuove e creando occasioni di  dialogo attivo.

La paideia (Termine greco, il cui significato originario equivaleva a ‘educazione’ e che assunse poi il valore di ‘formazione umana’ per arrivare infine a indicare il contenuto di detta formazione, la cultura nel senso più elevato e personale) messa in campo dall’insegnante durante la lezione frontale assume un valore di formazione umana per arrivare ad indicare la cultura nel senso più elevato e personale.

L’insegnante esprime l’ideale di perfezione morale, cultura e di civiltà cui l’uomo deve tendere, attraverso un processo continuo, mai compiuto e che realizzi pienamente se stesso come soggetto autonomo, consapevole di sé e in armonia col mondo.

Le strategie comunicative messe in campo dall’insegnante rendono la lezione frontale avvincente, comprensibile, espressiva ed aperta. Egli racconta storie belle, significative, divertenti, utilizza aneddoti, metafore, esempi con enfasi, da intensità al contenuto dei messaggi impliciti ed espliciti.

Sa restare calmo ed è sicuro di se, sa intrattenere, sa attirare l’attenzione, sa esporre i contenuti in maniera coinvolgente, sa controllore lo stato d’animo della classe, riesce ad influenzare positivamente i ragazzi della classe.

Pertanto, solo attraverso la lezione frontale l’insegnante può ascoltare gli alunni e capire se essi sono rivolti verso il discente.

In classe comunicare è fondamentale ed in un ‘ottica educativa il valore della lezione frontale si configura come uno dei momenti basilari per la formazione umana.

*Coordinatore ANPE Regione Veneto
Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani
Pedagogista

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